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Foa diventa presidente della Rai fra mille polemiche

Marcello Foa è stato eletto ieri dalla Commissione di Vigilanza alla presidenza della Rai, una volta che sono state vinte (non si sa ancora come) le resistenze di Forza Italia. Proteste dalla sinistra, che accusa Foa di mancanza di credibilità e professionalità e dall'Usigrai che denuncia l'ingerenza del governo. 

Marcello Foa

Forse le vacanze hanno portato consiglio. Oppure, più realisticamente, la rinnovata intesa tra Lega e Forza Italia ha fatto vincere le resistenze azzurre alla designazione di Marcello Foa alla presidenza della Rai. Fatto sta che Foa è il nuovo presidente della Rai e succede a Monica Maggioni.

E’ stato eletto nella serata di ieri dalla Commissione di Vigilanza dopo avere chiarito, nel pomeriggio, che avrebbe assunto un mandato “non politico, ma professionale”, garantendo il pluralismo. Ha così ottenuto il voto a favore di Forza Italia che già nel pomeriggio aveva anticipato il suo orientamento attraverso le parole del deputato e portavoce azzurro, Giorgio Mulé: «Sui vari temi Foa mi ha rassicurato rispetto a una funzione che sarà di garanzia del pluralismo informativo e quindi del compito che spetta al presidente della Rai. Forte di questo, l’orientamento è quindi di votare la sua nomina». Voto necessario dopo la bocciatura della candidatura di Foa, lo scorso primo agosto, quando si erano espressi a favore Lega, M5s e Fratelli d'Italia, mentre erano contrari Pd e Liberi e Uguali e Forza Italia si era astenuta. Dopo avere ottenuto il via libera della Commissione di  Vigilanza Rai alla risoluzione che autorizzava il Consiglio di amministrazione di viale Mazzini a indicare per la seconda volta lo stesso nome per la presidenza della tivù pubblica, le possibilità di elezione del giornalista “sovranista” fortemente voluto da Salvini erano diventate decisamente più concrete. I parlamentari dei due partiti di centrodestra si affrettano ad assicurare che il patto di Arcore tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi non c’entra nulla, mentre più di qualche commentatore insinua il dubbio che ad aver fatto cambiare idea dalle parti di Arcore sulla figura di Foa siano state alcune concessioni in materia di tetti pubblicitari e conflitto d’interessi. Ma solo la realtà dei prossimi mesi potrà confermare o smentire tale sospetto.

Rispetto al primo voto della commissione, Mulé ha sottolineato che il quadro «è cambiato moltissimo, sono cambiati il metodo e il merito. Nel metodo c’è stato un percorso condiviso rispetto all’indicazione di Foa. Nel merito l’audizione ha permesso ai commissari di formarsi un’opinione autentica e vera». L’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, commentando la frase pronunciata da Foa davanti alla commissione Parlamentare di Vigilanza Rai («Il mandato che mi è stato affidato dal governo…») ha sottolineato che si tratta di «una dichiarazione grave, che chiarisce in maniera ufficiale e definitiva che la sua indicazione alla presidenza della Rai arriva direttamente dal governo». Dichiarazione, aggiunge l’Usigrai, «palesemente contro la legge. Il governo non deve avere alcun ruolo nella scelta del presidente, non deve interferire in alcun modo. Perché è una scelta nella esclusiva titolarità del Consiglio di amministrazione, con la vigilanza parlamentare attraverso il voto con quorum qualificato». «Come può il Parlamento, attraverso la Commissione di Vigilanza Rai, accettare questa lesione delle proprie prerogative e questa prevaricazione del governo?», chiedono infine i rappresentanti dei giornalisti.

Ma anche dall’opposizione di sinistra arrivano commenti pesanti sulla elezione del nuovo Presidente Rai. «Foa – scrivono in una nota i senatori Pd Davide Faraone, Salvatore Margiotta e Francesco Verducci – uno che ha insultato il Presidente della Repubblica, è la figura più lontana da quei criteri di equilibrio, credibilità e professionalità che servono a guidare il servizio pubblico, la più grande azienda culturale del Paese». I commissari di Liberi e Uguali hanno rincarato: «Non possiamo dare la nostra fiducia a chi ha rilanciato tweet del leader di CasaPound, Simone di Stefano, in cui il Presidente della Repubblica viene definito blasfemo, ignobile, anticostituzionale. Foa non è un presidente di garanzia».

Ma il diretto interessato intende tirare dritto per la sua strada e annuncia già il suo programma: «Il mio obiettivo è far crescere la Rai, sviluppare un'informazione corretta, oggettiva, premiare la professionalità e la meritocrazia, promuovere e ampliare la straordinaria missione culturale della Rai: obiettivo che condivido con l'ad Fabrizio Salini che ho avuto modo di apprezzare per rigore morale, professionalità e serietà». E puntualizza: «So bene che il ruolo di presidente è diverso da quello di ad: non mi permetterò di andare oltre le mie competenze, al mandato di presidente mi atterrò scrupolosamente». E assicura: «Uno degli obiettivi sarà anche recuperare il terreno perso dalla Rai sul web». Infine dichiara che la Rai farà concorrenza perfino a Netflix. Progetti ambiziosi che dovranno però fare i conti con il nodo risorse finanziarie e  con quello, altrettanto condizionante, dell’ipoteca politica sulla Tv pubblica.