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Francescani dell'Immacolata, alcuni chiarimenti

Il portavoce ufficiale dei Francescani dell'Immacolata risponde al medico di padre Manelli e una laica spiega le ragioni dei "ribelli". Pur senza "tifare", quello a cui stiamo assistendo pare l'azzeramento dell'istituto.

Padre Alfonso Bruno

In merito agli articoli (uno e due) pubblicati il 10 dicembre sul caso dei Francescani dell'Immacolata abbiamo ricevuto due lettere: la prima è da parte del portavoce ufficiale dei Francescani dell'Immacolata che corregge la ricostruzione dei fatti contenuti nelle dichiarazioni del professor Giovanni De Luca; la seconda è di una laica vicina ad alcuni dei frati che sono ricorsi alla Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata contro il fondatore dell'ordine. Le pubblichiamo insieme alla risposta del Direttore de La Nuova BQ. 

Egregio dottor Cascioli, 

Nell'articolo intitolato "I dolori di Padre Manelli", a firma di Danilo Quinto, apparso sul suo quotidiano on-line il 10 dicembre 2013, il Professor Giovanni De Luca, medico curante di padre Stefano Maria Manelli, afferma che il Commissario Apostolico dei Frati Francescani dell'Immacolata, padre Fidenzio Volpi, ha stabilito per l'ex Superiore Generale del nostro Istituto, durante la degenza nella clinica privata diretta dallo stesso Professor De Luca, "il divieto di dire Messa e di confessare".
Le chiarisco che mai un simile divieto è stato comminato dal Commissario Apostolico a padre Manelli.
Inoltre, una prima certificazione del professor De Luca, dichiarava che padre Manelli, trovandosi ricoverato non poteva ricevere visite. 
Se Padre Volpi non gli ha telefonato in clinica, è stato unicamente avendo egli interpretato estensivamente il divieto di visitare il Confratello. 

Il Commissario, preso atto della impossibilità da parte dello stesso padre Manelli di recarsi a un colloquio cui era già stato invitato, decideva di sollecitare le sue risposte per iscritto.
A questo punto, il medico curante dichiarava che Padre Manelli non poteva neppure ricevere o scrivere corrispondenza, il che rendeva impossibile ogni comunicazione con lui.
Veniva quindi comunicata da parte del frate che normalmente lo accudisce la dimissione dalla clinica dell´ex Superiore Generale, ribadendo l'impossibilità di ricevere visite, ed estendendola alle telefonate. 
Padre Volpi interpellava dunque nuovamente il professor De Luca per avere conferma mediante certificazione delle condizioni del paziente e per sapere se permaneva anche il divieto di ricevere e scrivere corrispondenza. 
Si è tuttora in attesa di una risposta su questi due punti.

Le sarò molto grato se vorrà pubblicare la presente precisazione.

Con ossequio.

Padre Alfonso Maria Bruno 
Portavoce ufficiale dei Frati Francescani dell'Immacolata


Gentile Direttore,

sono una abituale lettrice della Bussola e una fedele affidata alla cura pastorale di Francescani dell’Immacolata. Amo la liturgia tradizionale, l’adorazione Eucaristica, il Rosario. Sono infastidita dal progressismo, dentro e fuori la Chiesa, perché lo trovo terribilmente antiumano e dunque anticristiano.

Concordo con lei che la situazione dei cari frati francescani sia oggi difficile e dolorosa, ma sono in totale disaccordo con i giudizi malevoli espressi sempre più frequentemente sul commissario e sui frati che ne appoggiano l’azione.

Credo che nessuno abbia un quadro completo della situazione dei Francescani dell’Immacolata, neppure io naturalmente, ma personalmente posso testimoniare come – già prima della visita apostolica e del commissariamento – frati tutt’altro che progressisti, che celebravano la Messa tradizionale, che ancor oggi leggono e diffondono La Bussola e Il Timone, fossero a disagio con le posizioni di teologi e anche di laici influenti nella Congregazione che non applicavano affatto l’ermeneutica della riforma nella continuità insegnata da Benedetto XVI, ma che in nome di una loro idea della continuità rifiutavano qualunque riforma.

Si è voluta presentare la visita apostolica, quindi il commissariamento, come un complotto diabolico contro la Messa tradizionale, quando in realtà è stato sempre precisato che la Santa Sede – e chi parla a suo nome – non ha nulla contro la Messa in rito straordinario in sé, ma si oppone a che questa sia usata in modo polemico non “per” testimoniare amore allo splendore della liturgia ma “contro” la riforma liturgica e ultimamente contro il Concilio Vaticano II.

Quanto a quello che sta succedendo oggi, Le chiedo: quale cultura, secondo lei, ha come tratti caratteristici il parlar male dei superiori, criticare il Papa, lamentarsi dei torti subiti, trascurare i consigli delle persone prudenti, coccolare chi soffia sul fuoco, rifiutarsi di riconoscere le proprie mancanze? Definirebbe questo atteggiamento tradizionalista o progressista? 

Grazie a Dio, i Frati Francescani dell’Immacolata che conosco stanno soffrendo in silenzio, afflitti e sempre lieti (2 Cor 6,10), affezionati al fondatore ma affezionati di più alla Chiesa e al Papa, non parlano male di nessuno, celebrano in italiano con la stessa riverenza con cui celebravano in latino, leggono e commentano i documenti del Concilio Vaticano II - come chiesto da Benedetto XVI per l’Anno della Fede – in piena continuità con la dottrina cattolica di sempre. Sono progressisti? Chi lo pensasse non ne ha mai visto uno da vicino.

Forse che la nuova veste del “tradizionalista” dovrebbe essere quella di uno che ama solo il Papa che gli piace, incita alla disubbidienza perché lui ne sa di più e vede più dall’alto, falsifica carte e certificati per “aggiustare” una situazione sgradevole, raccoglie firme per far pesare i numeri più delle ragioni? Strano, avrei detto che erano metodi decisamente moderni e modernisti. E anche già veduti altre volte, pesati nelle loro conseguenze, e trovati gravemente ingiusti e dannosi.

Forse che non vorrei anch’io che tanta attenzione fosse dedicata anche ad altri, che con segno contrario agiscono a proprio piacimento? Sì, mi piacerebbe, e posso condividere tante osservazioni che leggo sul vostro giornale. Ma se questo non accade, chi sono io per insegnare al Papa come dovrebbe fare il Papa?

L’equazione “commissariati, dunque violati” non mi piace. Se mio fratello fosse in difficoltà, non gli andrei a dire – se gli voglio bene – “ribellati”. Se invece non gli volessi bene e cercassi sponde per le mie mire personali, allora…

Ma di lei, caro Direttore, non dubito.

Cordialmente

Chiara Mantovani

Quanto alle precisazioni di padre Alfonso Bruno prendo volentieri atto della confutazione di alcune dichiarazioni del professor De Luca. Abbiamo così due versioni di uno stesso fatto, una parola contro l’altra: ognuno giudicherà da sé, a meno che qualche documento scritto non chiarisca la situazione.

Una parola contro l’altra mi sembra anche la diatriba più generale tra i fedeli di padre Manelli e i frati che ne hanno contestato e ne contestano la presunta deriva tradizionalista. Le affermazioni di una parte sono smentite dall’altra e viceversa. Per questo nel mio editoriale del 10 dicembre non mi sono affatto interessato delle vicende all’origine del commissariamento né di stabilire chi abbia più o meno ragione, cara dottoressa Mantovani. Credo pertanto che buona parte della sua lettera sia riferita a destinatari diversi dal sottoscritto e da La Nuova BQ, inclusa l’attribuzione dell’equazione “commissariati, dunque violati”.

Peraltro io non ho mai frequentato né conosciuto alcun frate francescano dell’Immacolata, non per scelta ma perché non c’è mai stata occasione, perciò non ho alcuna amicizia o collaborazione da difendere. Non tifo né per gli uni né per gli altri, sarei ben contento di vedere ricomposta l’unità. Semplicemente guardo alla vicenda con la curiosità del giornalista e lo sconcerto di un fedele cattolico che vede con dolore un triste spettacolo di divisione tra confratelli.

Nel mio editoriale perciò mi sono limitato – e lo ribadisco con forza – ad avanzare più che giustificate perplessità non sulle ragioni del commissariamento (per il quale non ho elementi sufficienti per giudicare) ma su modalità ed esito del commissariamento stesso. Con le ultime decisioni dell’8 dicembre del Commissario apostolico, alla fine abbiamo non solo il confino del padre fondatore e la dispersione dei suoi più stretti collaboratori, ma anche lo scioglimento dei movimenti laicali che affiancano l’ordine, la condanna a morte delle riviste, la chiusura del seminario, la sospensione delle ordinazioni diaconali e sacerdotali, a cui va aggiunta l’annunciata chiusura di alcune case. Viste da un osservatore esterno quale io sono, queste misure durissime sembrano indicare che più che verso il ristabilimento del carisma originario si stia andando verso l’azzeramento dell’istituto. Da qui la richiesta di chiarezza, perché la vaghezza delle accuse fin qui sentite contro padre Manelli e confratelli non mi pare giustifichi questa mano pesante su tutto l’istituto. Mi piacerebbe sapere se ci sono dei precedenti di questo genere e per quali “crimini” certe misure sono state adottate.

A questo proposito mi permetta, gentile dottoressa Mantovani, di affermare anche che le definizioni di tradizionalismo e progressismo, cui anche lei indulge, lasciano il tempo che trovano se non sono accompagnate da fatti circostanziati. Anzi, per dirla tutta, mi sono proprio stufato di sentire appiccicare o rivendicare queste etichette di tradizionalismo e progressismo per condannare o per esaltarsi, senza mai spiegare cosa significhino esattamente. Diventa un modo – irritante - per non fare capire e per giustificare qualsiasi azione e reazione. Purtroppo nei testi del Commissario apostolico che si possono leggere anche sul sito dei Francescani dell’Immacolata, questo genere letterario ricorre spesso. Non mi pare corretto: se ci sono violazioni del diritto canonico o degli statuti dell’ordine si faccia riferimento agli articoli violati e ai documenti che giustificano questa accusa, altrimenti meglio tacere.

Anche La Nuova Bussola Quotidiana, come lei ben sa, si è trovata a volte a polemizzare anche duramente con qualche ecclesiastico – e non solo - ma lo abbiamo sempre fatto sui contenuti e dando ragione delle nostre affermazioni, non costruendo castelli su etichette di comodo. 

Una notazione: lei dottoressa Mantovani, attribuisce ai frati fedeli a padre Manelli esternazioni contro il Papa e contro i superiori, lamentele pubbliche e incitamento alla disobbedienza. Forse lei qui mi potrà correggere ma dal momento del commissariamento io non ho mai letto una sola riga o ascoltato una sola frase attribuita a padre Manelli o ai suoi collaboratori. Anzi, mi pare che abbiano rispettato fedelmente la consegna del silenzio. E’ vero invece che si sono agitati molto dei laici vicini all’istituto, alcuni siti che hanno espresso ed esprimono forti proteste, a volte anche molto sopra le righe: credo che in molti casi – ma questa è una opinabilissima valutazione – abbiano anche nuociuto alla causa del fondatore e dell’istituto, ma comunque costoro non ricadono sotto la giurisdizione del Commissario apostolico e non possono essere considerati prove d'accusa contro i frati. 

Riccardo Cascioli

 

 

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