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Germania, c'è l'immigrazione dietro il crollo della Merkel

La Csu alleata della Cancelliera cala al 37%, grande successo dei Verdi (17%) e l'Adf entra per la prima volta nel Parlamento bavarese. Sono questi i risultati più significativi di un voto su cui ha pesato molto l'afflusso incontrollato di immigrati, e che ha quindi punito il governo.

Seehofer, leader della Csu bavarese

L’operazione della Csu è riuscita: l’AfD entrerà per la prima volta nel Parlamento bavarese. E' stata molto alta l'affluenza al voto di domenica in Baviera, con il 72,5% della partecipazione, rispetto al 63,6% del 2013. 

Per l'elezione del Parlamento locale è andata in scena una consultazione che secondo i sondaggi presentava molte incognite capaci di ripercuotersi sugli equilibri politici a livello nazionale. Ma d'incognite ce ne sono davvero poche ad urne chiuse. L'Unione cristiano sociale raccoglie un magrissimo 37%, contro quasi il 48% di cinque anni fa, i socialdemocratici non vanno oltre il 9,5%, i Verdi balzano al 17%, l'Afd è all'11%, l'Fdp al 5%, la Linke al 3,5%.
"Un risultato amaro, ma abbiamo un chiaro mandato a governare", è stata la prima dichiarazione del segretario generale della Csu, parlando alla tv Ard, subito dopo gli exit poll delle elezioni in Baviera. "E' una sconfitta molto amara per il nostro partito", ha fatto ecco il segretario generale dell'SPD Lars Klingbeil, commentando il risultato bavarese.

Dall'Italia guardano invece al voto tedesco come a un cambiamento eccessivamente veloce dell'Europa. Come se fosse un problema di mero euroscetticismo. Il Land più ricco della Germania ha semplicemente dato espressione di un malcontento radicatosi negli anni nel Paese intero. E decisamente più complesso da quello fotografato dai media. È stata una debacle annunciata. 

La Baviera, che è molto più di una semplice regione, si è contrapposta al governo centrale. In un clima teso da parecchi anni, il flusso dei profughi del 2015 ha certamente giocato un ruolo da protagonista. 
In un angolo di mondo noto perché si può camminare anche di notte in assoluta tranquillità, dove ordine e tranquillità, oltre che benessere, sono i requisiti minimi, la politica delle 'porte aperte' ha mandato in frantumi proprio l'ordine pubblico. 

C'è un ipertrofico senso di accoglienza che in Germania è stato, e lo è ancora un po' tutt'ora, dominante. A questo si aggiunga che già tre anni fa il rapporto annuale del Consiglio degli esperti delle Fondazioni tedesche in materia di integrazione e migrazione aveva avvertito che l’islam ha assunto un peso di grande rilevanza nella società tedesca. E se per qualcuno questo significa che la Germania è un paese civile, i tedeschi sono i primi a dissentire con amarezza. Molti cittadini della Germania si sono detti pronti a lasciare definitivamente la loro patria, perché  l'immigrazione di massa, e la conseguente radicalizzazione dell'islam, l'hanno resa negli anni, irriconoscibile. 

Il Die Welt ha raccontato che a lasciare la Germania sono stati soprattutto tedeschi con un livello di istruzione elevato. Le statistiche ovviamente non spiegano il motivo di questa emigrazione, ma sono proprio questi dati, nella loro cruda concretezza, a denunciarlo. Molti tedeschi, hanno preso, e stanno prendendo, coscienza del costo anzitutto sociale e culturale, e poi finanziario, della politica delle 'porte aperte' inaugurata dalla cancelliera Merkel.

Oggi è il senso di sicurezza a latitare in Germania. Quando nell'ottobre del 2015 quasi un migliaio di abitanti della cittadina di Lohfelden - distretto di Kassel - si radunarono per protestare contro l'apertura imposta dal governo di centri di accoglienza per migranti, la risposta del presidente del distretto fu "chi è contrario alla politica migratoria di Berlino, è libero di andarsene dalla Germania in qualsiasi momento". L'episodio trovò larga eco, nell'ottobre di un anno dopo, in un articolo apparso sull'Huffington Post Deutschland (poi cancellato) firmato da un migrante siriano di 18 anni.

Il giovane, stufo dei giudizi taglienti dati da tanti tedeschi sulla emergenza migratoria, disse: "Se la Germania non vi va bene, perché vivete qui? Perché non ve ne andate in un altro paese? Ma se questo è il vostro paese, cari cittadini arrabbiati (wutbürger), comportatevi normalmente. Altrimenti, lasciate la Germania e cercatevi una nuova patria. Andate in America da Donald Trump, vi amerà molto. Siamo stufi di voi!".

La Germania della cancelliera è il Paese in cui le nuove generazioni vengono indottrinate all'islam in tenerissima età. Già alla scuola primaria fantasticano sul loro futuro da jihadisti al fronte, pronti ad uccidere infedeli. Si rifiutano categoricamente anche di giocare semplicemente a calcio con gli amichetti infedeli, “non sono autorizzato a giocar a calcio con te, ma quando sarò cresciuto ti ucciderò”. Sono tante le storie raccontate da Wolfgang Trusheim, dell'ufficio Sicurezza dello Stato di Francoforte. Nel rapporto mandato in onda dalla Hessischer Rundfunk vengono mostrati bambini cui i genitori insegnano cosa sia davvero l’odio per gli infedeli, regalando loro pomeriggi davanti alla Tv a visionare filmati di crudeli decapitazioni. Istruiti anche sulle 'motivazioni', le creature sono già pronte a rispondere che bruciati vivi o decapitati, poco importa, se lo sono meritato, quelli là. Eccoli i bambini nati in Germania: il frutto dell’ingestibile flusso di immigrati. Sono le giovani menti gli adepti preferiti dei salafiti. La cui influenza riesce a fare presa, magicamente, con estrema facilità. 

Però la scalata dell'islam in Germania ha avuto i suoi effetti collaterali. La Germania è l’esemplificazione perfetta delle insidie nascoste nella strategia ipocrita di chi vuole sottovalutare la violenza intrinseca dei dettami islamici. Sotto i nostri nasi e nell’indifferenza di un Occidente pigro e vigliacco, l'islam ha imposto le proprie consuetudini. Spose bambine, matrimoni forzati, poligamia, stupri. Sono questi i banali problemi che è costretto ad affrontare il popolo tedesco, da quando nel 2015 è stato invaso da migliaia di migranti di religione musulmana. 

Nel 2016, un anno dopo l'invasione di immigrati, sono stati registrati cinquecentocinquanta nuovi casi di spose minorenni e ben centosessantuno di spose bambine (sotto i sedici anni) con i richiedenti asilo ospitati nei campi profughi. E se il diritto tedesco impone che una ragazza possa sposarsi a sedici anni solo in casi eccezionali, nella città di Bamberg (Baviera) è stato stabilito, da poco, che il matrimonio tra un musulmano siriano ventunenne e una quindicenne, va considerato legale anche in Germania. Basta un giudice, quindi, per far scricchiolare la giurisdizione. E viene facile chiedersi, allora, se ci siano motivazioni ideologiche nella reticenza con cui si trattano notizie di questo tipo.

Oggi il Paese, con la Baviera in testa, ha chiesto semplicemente di poter recuperare la propria identità liquefatta.

Altro che democrazia sotto pressione e coalizioni surreali.