• SUNNITI CONTRO SCIITI

Hodeida, battaglia decisiva nella guerra yemenita

La lunga e sanguinosissima guerra civile nello Yemen potrebbe essere giunta a una svolta decisiva. La coalizione sunnita, guidata dall'Arabia Saudita e i regolari yemeniti stanno assediando il porto strategico di Hodeida, tenuto dai ribelli sciiti Houthi (appoggiati dall'Iran). Potrebbe essere la battaglia finale, ma sarà dura.

Hodeida, blindato dei regolari yemeniti in perlustrazione

La percezione per tutti i belligeranti è che quella in corso nella città portuale di Hodeida, sul Mar Rosso, costituisca lo scontro decisivo nel lungo conflitto yemenita. Le forze governative yemenite fedeli al presidente Abd Rabbo Mansur Hadi, appoggiate dalla Coalizione araba guidata da sauditi ed emiratini, stanno inviando rinforzi nella regione occidentale per espugnare Hodeida che dal 2014 è in mano agli insorti sciiti Houthi. La notizia dei rinforzi giunge il giorno dopo l'annuncio, da parte della Coalizione, della conquista totale dell'aeroporto di Hodeida, difeso strenuamente per quattro giorni dai miliziani sciiti che hanno fatto ampio uso di mine e trappole esplosive.

"L’aeroporto è stato completamente ripulito" dalla presenza dei ribelli "ed è completamente sotto controllo", ha detto mercoledì il generale emiratino Adul Salaam Al Shehi, comandante della coalizione in quel settore del fronte. Anche l’avanzata in città delle forze yemenite e alleate è stata fermata dalla determinata reazione dei miliziani Houthi che avrebbero colpito, con missili, diversi veicoli corazzati e blindati emiratini. “I rinforzi continuano ad arrivare e i nostri preparativi per avanzare sul porto hanno raggiunto le loro fasi finali", ha detto una di queste fonti alla France Presse. Intanto, secondo le stesse fonti, i combattimenti tra le due parti proseguono a nord dell'aeroporto, che si trova a otto chilometri dal porto di Hodeida.

Secondo fonti giornalistiche nella battaglia di Hodeida, iniziata il 13 giugno con lo sbarco di 2 mila militari degli Emirati Arabi Uniti (EAU) nei pressi della città, sono rimasti uccisi finora 348 tra i soldati governativi, truppe arabe (almeno 4 i caduti emiratini) e ribelli, anche se mancano dati su eventuali vittime tra i 250 mila civili che sarebbero rimasti in città. I ribelli in Yemen avevano affermato mercoledì la loro determinazione a difendere Hodeida malgrado la caduta dell’aeroporto (che costituisce ora la base logistica della Coalizione per attaccare il centro urbano) e la penetrazione in città delle forze nemiche. "Intendiamo fronteggiare tutte le incursioni sul terreno. La nostra determinazione non è mai stata intaccata", ha sottolineato il capo dei ribelli, Abdel Malek al Houthi, sollecitando l'invio di rinforzi dalle regioni dell’interno e dalla capitale Sana’a ancora in mano agli insorti. Attraverso il porto di Hodeida passa circa l'80 per cento degli aiuti umanitari destinati alla popolazione yemenita, di cui i due terzi, circa 22 milioni di persone, hanno bisogno di assistenza. Secondo la Coalizione il possesso del porto permette agli Houthi di ricevere armi e munizioni dall'Iran e di incassare 40 milioni di dollari al mese utilizzati per finanziare la guerra.

Per questo yemeniti e arabi hanno scatenato una manovra a tenaglia tesa a prendere la città isolando nell’interno del Paese i ribelli e privandoli così degli aiuti esterni. All'offensiva partecipano 2mila militari degli Emirati Arabi Uniti (EAU) sbarcati il 13 giugno con un’operazione anfibia che ha preso il via nella base emiratina ad Assab, sulla costa eritrea del Mar Rosso. Un altro contingente governativo avanza in città da sud e un altro è schierato a est di Hodeida per impedire ai ribelli sciiti di ricevere rifornimenti dalle aree dell’interno sotto il loro controllo. L’offensiva, finanziata dagli EAU, è appoggiata da navi, artiglieria, mezzi corazzati e blindati oltre che da elicotteri da attacco Apache schierati ad Aden, mentre i cacciabombardieri Tornado, F-15 e Typhoon sauditi hanno il totale dominio dell’aria, tenuto conto che gli Houthi non dispongono di aerei da combattimento.

L’operazione, battezzata “Vittoria Dorata”, rappresenta l’estremo tentativo della Coalizione araba di chiudere l’estenuante e costosa guerra yemenita, secondo “fronte” dopo quello siriano nel grande conflitto tra sciiti e sunniti. "La liberazione del porto di Hodeida rappresenta un punto di svolta nella nostra lotta per sottrarre lo Yemen alle milizie che l'hanno dirottato per servire le agende straniere", ha affermato il governo yemenita con sede ad Aden, per il quale la liberazione del porto rappresenta "l'inizio della caduta" degli Houthi e “garantirà la navigazione nello stretto di Bab al-Mandeb" impedendo all'Iran di fornire armi ai ribelli sciiti. La battaglia e soprattutto l’operazione anfibia, avrebbero goduto del supporto di consiglieri militari e forze speciali francesi che affiancherebbero la Coalizione araba, secondo quanto rivelato da Le Figaro che cita fonti militari. Parigi nega ammettendo solo l’ipotesi che, a battaglia terminata, navi francesi procedano a sminare il porto di Hodeida, ma già in passato è emerso il pesante supporto in termini logistici e d’intelligence offerto da francesi e anglo-americani alla Coalizione araba e secondo la CNN gli EAU hanno chiesto sostegno militare a Stati Uniti e Francia nell'offensiva in corso in Yemen per strappare ai ribelli sciiti Hodeida.

La caduta di Hodeida "è solo questione di tempo" sostiene Anwar Gargash, ministro degli Affari esteri degli Emirati ammettendo però che "la riconquista avverrà in modo graduale, considerata la fragile condizione umanitaria" vissuta dai suoi abitanti. La battaglia potrebbe quindi prolungarsi e restare a lungo incerta: è vero che i difensori sono circondati, ma gli Houthi potrebbero scatenare un contrattacco dalle regioni dell’interno per togliere l’assedio ad Hodeida la cui caduta anticiperebbe l’offensiva finale della Coalizione verso Sana’a, la capitale dello Yemen sotto il controllo dei ribelli dall'inizio del 2015.