a cura di Anna Bono
  • Repubblica democratica del Congo

I vescovi congolesi intervengono in aiuto degli immigrati irregolari espulsi dall’Angola

 

Dall’inizio di ottobre l’Angola ha incominciato ad espellere in massa i congolesi immigrati nel nord est del paese per lavorare illegalmente nel settore minerario. Un comunicato della Conferenza episcopale della Repubblica democratica del Congo, Cenco, informa che al 27 ottobre oltre mezzo milione di persone avevano ormai varcato il confine tra i due paesi, costretti al rimpatrio, e molti altri erano in procinto di farlo. Prive di assistenza, non sapendo né come lasciare la zona di frontiera né dove andare – spiega la Cenco – la maggior parte della gente vaga nei villaggi lungo il confine: “migliaia sono ospitate nei locali di chiese, scuole e di qualche edificio pubblico”, altre sono accampate senza neanche un tetto sulla testa. La maggiore concentrazione di persone espulse si trova nella provincia del Kasai. Nella sola località di Kamako – dicono i vescovi – ne sono arrivati già più di 200.000, un numero di molto superiore al numero degli abitanti. L’agenzia Fides riporta che la Cenco ha sollecitato il governo congolese ad avviare programmi di accoglienza e di reinserimento economico e sociale per evitare una crisi umanitaria incombente. Inoltre i vescovi hanno rivolto all’Unione Africana e alla Sadc, la comunità economica dell’Africa australe di cui Congo e Angola fanno parte, la richiesta di invitare i governi dei due paesi a trovare insieme una soluzione per tutti i congolesi irregolari in Angola”.