• ELEZIONI REGIONALI

Il centrodestra rinasce in Abruzzo. I 5 Stelle soffrono

Tutto come previsto nelle elezioni regionali in Abruzzo. Vittoria schiacciante dello schieramento di centrodestra, che si presenta nella sua coalizione classica: Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia. I grillini, invece, nonostante la candidatura forte di Sara Marcozzi, sono i veri sconfitti. Salvini è ormai il protagonista indiscusso della politica italiana.

Il centrodestra per Marsilio, in Abruzzo

I sondaggi sono stati rispettati: il centrodestra strappa al centrosinistra la guida della Regione Abruzzo. Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, sarà il nuovo governatore abruzzese, grazie alla ritrovata unità tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Ha raccolto il 48,1% dei consensi. Tanti i segnali che arrivano dalle elezioni regionali di ieri nella regione dell’Italia centrale. Il partito di Matteo Salvini si afferma come primo partito della coalizione (27,6%), il centrosinistra non smobilita e mostra timidi segnali di ripresa rispetto alle previsioni catastrofiche della vigilia, i grillini crollano rispetto alle politiche del 4 marzo 2018 e anche rispetto alle ultime regionali e si fermano al 19,7%.

Le urne si sono chiuse alle 23 e lo spoglio è iniziato subito dopo. Hanno votato il 53,1% degli aventi diritto. Il primo test elettorale del 2019 per la maggioranza che sostiene il governo Conte sembra quindi risolversi a favore della Lega di Salvini, che in Abruzzo ha deciso di presentarsi senza l'alleato di governo ma con l'alleanza di centrodestra 'classica', ovvero Forza Italia, Fratelli d’Italia e i centristi. Ma è ormai un centrodestra a guida leghista, con un exploit in larga parte imprevisto per il Carroccio, che supera abbondantemente la lista dei Cinque Stelle, che invece andavano da soli.

I pentastellati, nonostante la candidata alla presidenza Sara Marcozzi fosse molto visibile, vicinissima al vicepremier Luigi Di Maio (è la compagna del suo capo di gabinetto) e attivissima sul territorio (avvocato, consigliere regionale nella passata legislatura, al suo secondo tentativo alla carica di governatore), registrano un forte arretramento rispetto alle precedenti consultazioni elettorali. Peraltro i voti alla Marcozzi, che si è attestata sul 20,2%, sono più numerosi di quelli conquistati dalla lista grillina. In Abruzzo, i Cinque Stelle alle politiche del 2013 avevano raccolto il 29,9%, alle regionali del 2014 il 21,4%, alle europee del 29,8% e alle politiche del 4 marzo scorso il 39,9%. Forse hanno pagato lo scarto tra le promesse fatte e le azioni intraprese in questi mesi di governo Conte. Si pensi alle giravolte pentastellate su “no vax” e trivelle, temi molto cari alla comunità abruzzese. Evidentemente l’elettorato non ha gradito e si è astenuto o è tornato in parte a votare il Pd oppure, secondo alcune interpretazioni, ha premiato la Lega come forza di governo più affidabile.

Il candidato del centrosinistra, Giovanni Legnini, pur raccogliendo quasi venti punti percentuali in meno rispetto al rivale di centrodestra, raggiunge il 31,3%, che è un risultato tutto sommato positivo per il Pd e la somma delle liste civiche che sostenevano l’ex vicepresidente Csm. Va ricordato che alle politiche del 4 marzo scorso il centrosinistra raccolse il 17,6% dei consensi.

È presto per trarre conclusioni sugli effetti che questo voto potrà avere sugli equilibri di governo. Nei giorni scorsi Matteo Salvini si  è affrettato a chiarire che l’alleanza con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni non può estendersi a livello nazionale perché lì lui intende continuare a onorare il contratto con i Cinque Stelle. Probabilmente il leader del Carroccio punta su un successo anche in Sardegna, dove per la presidenza è in campo un suo candidato (si vota fra due domeniche) e alle europee del 26 maggio, dopo di che, anche per evitare di dover gestire un’altra manovra finanziaria, potrebbe decidere di rovesciare il tavolo e tentare di staccarsi dai grillini. Ma sono supposizioni.

Diversa è la situazione in casa Cinque Stelle. I malumori per la sconfitta in terra abruzzese sono destinati a provocare scossoni interni, con l’ala antigovernativa di Roberto Fico e Alessandro Di Battista pronta a chiedere conto a Luigi Di Maio dei suoi insuccessi da quando è al governo con Salvini (sconfitta in Abruzzo e sondaggi in forte calo a livello nazionale). Dentro il centrodestra, infine, le percentuali a una cifra di Forza Italia e Fratelli d’Italia rendono la situazione ormai molto definita: il pallino è nelle mani di Salvini, che deve solo decidere se staccare la spina al governo per puntare su un centrodestra da lui egemonizzato oppure se proseguire l’esperienza di governo con i pentastellati continuando a prosciugare nel frattempo il bacino elettorale di Berlusconi e Meloni e a guadagnare voti anche nei confronti degli stessi grillini.