• IL FILM SULLA FACCIATA DI S. SPIRITO

Il Ciclone si abbatte su una chiesa dal pensiero debole

Per festeggiare i 20 anni del film di Pieraccioni, la pellicola viene proiettata sulla facciata di una chiesa fiorentina. E ai padri custodi va bene così. L'ennesima prova del narcisismo pastorale che pensa di essere al passo coi tempi prestandosi a operazioni che nulla hanno a che fare con la fede e il sacro. 

Il Ciclone in Santo Spirito

Il Ciclone si abbatte sulla chiesa, ma non è un tifone di fine estate. Non sembra aver destato particolari rimostranze la scelta della chiesa di Santo Spirito a Firenze come teatro della proiezione del film di Leonardo Pieraccioni Il Ciclone. Per la verità “teatro” non è la parola adatta. Sarebbe meglio dire: sfondo. Perché in occasione dei 20 anni dall’uscita della fortunata pellicola dello scanzonato comico toscano l’idea di festeggiare l’evento proiettando il film campione di incassi sulla facciata della chiesa di Santo Spirito a Firenze è passata in cavalleria come una delle tante trovate per svecchiare le chiese nostrane. Al grido di “usciamo dal tempio”, qualcuno deve essersi messo in testa anche di cambiarne l’uso. Cosicché nei giorni scorsi a Firenze si è potuto assistere alla singolare proiezione con il telo issato sulla facciata della chiesa, i cui custodi, i padri agostiniani, si sono mostrati ben lieti di prestare il luogo di culto per usi, diciamo così, civili.

Forse il fatto che nessuno abbia protestato è indice che ormai può passare di tutto, anche gli oltraggi più irriverenti alla casa del Signore. E qualcuno che si permetta di criticare e far notare lo scempio bisognerà pur trovarlo anche se ormai siamo immersi in una melassa buonista dove al popolo di Dio si fa digerire tutto, tanto alla fine tutto va bene.

Invece le cose non sono affatto così normali come qualcuno vorrebbe farci credere.

I fatti sono molto semplici: in occasione dei 20 anni dell’uscita del film diverse associazioni, il Comune e altri soggetti hanno pensato di offrire alla città la proiezione della pellicola che racconta di una compagnia di Flamenco che sconvolge la vita di una tranquilla e bizzarra famiglia toscana. E fin qui…

Il problema sorge quando si è deciso che location dare all’evento al quale ha partecipato praticamente tutto il cast, da Pieraccioni a Tosca d’Aquino e Massimo Ceccherini etc…

E qui la scelta è caduta su piazza Santo Spirito dove è stato montato un telo sulla facciata della chiesa su cui poi è stato proiettato il film. Inutile dire che il successo dell’iniziativa, che ha richiamato centinaia di fiorentini, ha visto protagonisti anche i padri Agostiniani, impegnati da tempo in alcune iniziative sociali per ridare vita a quell’angolo della città, compresa l’apertura notturna della chiesa. Infatti la notizia è stata riportata anche sul sito internet della Basilica che racconta delle attività della comunità monastica sulle rive dell’Arno con tanto di foto ricordo dei padri con i protagonisti del Ciclone.

Può darsi che la cosa possa aver avuto un ritorno in termini di evangelizzazione, non mettiamo limiti alla Provvidenza, ma sic stantibus rebus, è molto difficile accettare che l’iniziativa sia di quelle esemplari per edificare le anime. Sì, certo, il film è carino e gradevole e pazienza se la Commissione nazionale valutazione film della Cei ne mette in risalto le volgarità e la scabrosità (sic) tanto da invitare un uso prudente di fronte a dei minori. Pazienza poi anche per alcune scene “poppe e culo” rese nobili, diciamo così, dalla voce del maestro Mario Monicelli. Non siamo certo qui per fare gli scandalizzati. E men che meno ci metteremo a protestare per le scenate di gelosia lesbo “schiaffate” in faccia alla casa di Nostro Signore. D’altra parte ormai la tendenza arcobaleno sta andando parecchio di moda.

Quello che fa discutere è l’assenza totale di logicità su un’operazione che sarebbe insensata anche se avessero proiettato sulla facciata Marcellino pane e vino. Abituati ad analizzare logicamente le cose, qualche sospetto sull’effetto dissacratorio ci sorge, d’altra parte il collegamento tra il Ciclone e la fede cattolica è molto striminzito nei messaggi e nelle scene. A meno che non si voglia elevare Tosca D’Aquino che dirige il coro parrocchiale a esempio massimo di musica liturgica.

Così la Nuova BQ si è posta la domanda sul perché la comunità Agostiniana abbia accettato di prestare la chiesa e il sagrato come cinema all’aperto. Non sia mai che dietro ci sia un nobile motivo sconosciuto ai più. Al telefono il priore del convento è molto parco di risposte: “Sono qui da appena due giorni – spiega all’indomani dell’evento Padre Giuseppe Pagano – quindi non saprei dire chi ha deciso la cosa e perché. E’ una decisione presa dai miei predecessori”. Ma il padre poi si insospettisce alla domanda se iniziative del genere si possano conciliare con l’attività del convento e qui il tono si fa più radicale: “State attenti a quello che scrivete perché io vi denuncio – risponde il sacerdote alla Nuova BQ che lo aveva cercato solo per comprendere meglio -. So come fate voi giornalisti”. Tranquillizzato il padre sulle intenzioni della telefonata, non restava che allargare le braccia: si vede che adesso le chiese possono essere prese a nolo per sfondi di eventi e convention. Non è la prima volta. Celebre la contestatissima proiezione sulla facciata di San Pietro in Vaticano di Fiat Lux. E un po’ meno celebre la concessione della Cappella Sistina come set di una esclusivissima serata ad invito di una ricca e lussuosa casa automobilistica. Ricavato in beneficenza, ovviamente.

Di questo passo non ci sarà da scandalizzarsi se la prossima proiezione dovesse avvenire dentro la stessa chiesa. Che se l’anniversario dell’uscita di un film ricade in inverno non è mica colpa della produzione. E magari prossimamente potremo abituarci anche ad intermezzi cinematografici nel bel mezzo della messa.

Resta però un interrogativo da rivolgere a chi, armato di buona volontà, volesse affrontare la questione di petto e senza sotterfugi o risposte à la carte. Ma davvero siamo sicuri che la dissacrazione di un tempio possa contribuire al bene comune dell’uomo? Sarà anche una domanda bigotta e poco misericordiosa, ma non ne vengono in mente altre anche perché a forza di alambiccarci sulle motivazioni probabili dell’iniziativa, alla fine è rimasta solo una spiegazione: una vanità che si piega al mondo invece di ammaestrarlo.

Permettere queste pagliacciate in un luogo che è stato consacrato per ben altro non è altro che un cedere al dileggio del mondo e un perdere la specifica funzione che la Chiesa ha di essere maestra per diventare una semplice affittacamere con la scusa di un narcisismo pastorale che cede terreno in fatto di originalità. Invece di indicare la via diventa semplice location usa e getta, vittima di un pensiero debole che la consegna così all'evanescenza delle mode del momento perché in fondo il messaggio è occupato sempre da altri. 

Certo, si potrebbe rispondere in molti modi autoconsolatori per mettersi la coscienza a posto, poi però riemergerebbe ancora una volta la domanda di senso: cui prodest? A chi giova questo affannarsi a cercare l’applauso del mondo? Sicuramente agli attori, che hanno potuto ricevere l'abbraccio del pubblico, alle agenzie e associazioni che si sono date da fare per l'evento che si sono fatte pubblicità e di certo al Comune che quando ci mette il becco ci fa sempre una bella figura. Non di sicuro al padrone di casa, che forse si sarebbe accontentato di un Rosario. Ma cari padri agostiniani, davvero pensate che questo sia un modo di avvicinare le persone a Cristo, il quale tra l'altro in quella chiesa è presente sacramentalmente mentre fuori la folla ride a crepapelle per il pur sempre degnissimo, anche se ventennale, lato di B di Natalia Estrada?