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Il grande rimpasto di Obama

John F. Kerry andrà al Dipartimento di Stato al posto di Hillary Clinton. John O. Brennan salirà al vertice della CIA in sostituzione del generale David Petraeus e Charles Timothy “Chuck” Hagel capitanerà il ministero della Difesa. 

Barack Obama

Il secondo mandato presidenziale di Barack Obama, che si ri-insedierà ufficialmente il 21 gennaio, inizia con un rimpasto di governo. Tre sono gli avvicendamenti: John F. Kerry andrà al Dipartimento di Stato al posto di Hillary Clinton; John O. Brennan salirà al vertice della CIA in sostituzione del dimissionario generale David Petraeus; e Charles Timothy “Chuck” Hagel capitanerà il ministero della Difesa. Con la sola eccezione del Tesoro (Timothy Geithner potrebbe lasciarne presto la guida), il resto rimane esattamente com’è dal gennaio 2009, compresi gabinetti-chiave quali la Giustizia affidata a Eric Holder (campione dei “diritti civili”), l’Educazione in mano ad Arne Duncan (fiero sostenitore del “matrimonio” omosessuale) e la Salute guidata da Kathleen Sibelius, sostenitrice granitica di quella riforma sanitaria obamiana che obbliga i datori di lavoro a pagare ai dipendenti mutue comprensive anche dei metodi di controllo delle nascite (contraccezione, aborto, sterilizzazione).

La nomina di Kerry fu vociferata subito dopo le elezioni del 6 novembre 2012; poi entrò in giocò la candidatura dell’attuale ambasciatrice americana all’ONU, Susan Rice, ma l’onda lunga dell’assassinio dell’ambasciatore J. Christopher Stevens a Bengazi l’11 settembre mandò tutto a monte a metà dicembre; e così alla fine Kerry è tornato in gioco e in sella.
L’unica cosa certa da sempre è stata la partenza di Hillary. In modo che possa tornare a pensare, se vuole, alla Casa Bianca, ricominciando da dove tutto s’interruppe nella primavera del 2008 allorché la matematica – e il favore dei capi del Partito Democratico – la costrinsero a gettare la spugna proprio nei confronti di Obama.
Ovviamente è assolutamente prematuro dire se la Clinton cercherà l’elezione presidenziale nel 2016, ma se decidesse di farlo è certo che l’essere stata per tempo sciolta da incarichi di governo l’aiuterà. Potrà infatti presentarsi un poco più da “indipendente”, sganciarsi alquanto dagli aspetti più imbarazzanti della politica obamiana e persino provare a riciclarsi come personaggio se non esattamente nuovo almeno opportunamente decantato.

Con tutta probabilità, invece, questi stessi motivi matureranno dall’arrivo di Kerry l’effetto opposto: taglieranno cioè definitivamente fuori l’ex front runner Democratico da ogni velleità presidenziale.
Il secondo nome di Kerry è da tempo quello di “trombato”. Perse nel 2004 contro George W. Bush figlio con un numero di voti inferiore persino a quelli ottenuti nel 2008 dallo sconfitto (da Obama) John McCain. Del resto la sua debolezza politica maggiore è sempre stata proprio la politica estera (di cui invece da Segretario di Stato dovrà cibarsi quotidianamente) e il suo passato da figlio dei fiori pacifista (e filocomunista, assieme alla nota attrice Jane fonda) non gli ha mai giovato. Bilanceranno, però, i suoi tentennamenti (sostengono molti) i due “duri” che Obama ha voluto mettergli al fianco: un Repubblicano piuttosto di destra come Hagel alla Difesa e il veterano dello spionaggio Brennan alla CIA.
Il primo è infatti un veterano decorato della Guerra del Vietnam e il secondo è stato fino a oggi a capo di quell’antiterrorismo che tra l’altro ha eliminato Osama bin Laden.

Ma non tutto è esattamente come appare. Brennan, infatti, fino a oggi senatore del Nebraska, è sì un Repubblicano alquanto conservatore, ma appartiene graniticamente alla corrente “isolazionista”: quella “scuola di pensiero”, cioè, contraria per principio agl’impegni militari statunitensi all’estero, sempre e comunque impegnata a ridurre le spese militari e costantemente favorevole al ritiro unilaterale delle forze armate da qualsiasi fronte di guerra. Benché poggi su fondamenti culturali ben diversi, al lato pratico è cioè una mentalità spesso indistinguibile dalle politiche invocate e praticate della Sinistra. E se i suoi effetti concreti dentro una compagine di governo non meno anche se (assai) diversamente conservatrice possono essere di un certo tipo, dentro un contesto di potere di sinistra essi finiscono per essere ben diversi. Per di più Hagel ce l’ha smaccatamente da sempre con Israele e con quella che definisce la “lobby israeliana” negli Stati Uniti.

Quanto a Brennan, nonostante i delicati incarichi di sicurezza nazionale riscoperti, da anni ha fama di essere un “amico” di Hamas e di Hezbollah. Lo affermano organi di stampa conservatori come per esempio Front Page Magazine e The Weekly Standard, da tempo pure una testata che si autodefinisce «la nave ammiraglia della Sinistra» quale The Nation e sotto sotto anche algidi specchi dei “soli fatti” come The Ecomist.
Al tempo dell’Obama bis, insomma, la politica interna statunitense resterà la stessa sin qui conosciuta. Quella estera sarà invece anche peggio.