• LO STORICO INCONTRO ECUMENICO

Il Medio Oriente ha bisogno dei Cristiani per la pace

Sarà un appello di vera emergenza quello che da Bari partirà domani al termine dell’incontro di preghiera ecumenica per la pace in Medio Oriente voluto da papa Francesco in comunione con i patriarchi ed esponenti delle Chiese cristiane di vari riti, anche ortodosse e protestanti. Un evento senza precedenti e dal grande valore ecclesiale, finalizzato a un obiettivo nobile e urgente: il dono della pace. Ecumenismo della vita e del sangue per dire che non può esistere un Medio Oriente senza cristiani. 

Sarà certamente un appello pressante e preoccupante, di vera emergenza, quello che da Bari partirà domani al termine dell’incontro di preghiera e di riflessione ecumenica per la pace in Medio Oriente voluto da papa Francesco in comunione con i patriarchi ed esponenti delle Chiese cristiane di vari riti, anche ortodosse e protestanti, da lui appositamente convocati. Un evento senza precedenti storici. E dal grande valore ecclesiale, per l’attestazione pubblica del significato della preghiera nel rapporto dell’uomo creatura con Dio creatore; e per la sua esternazione collettiva, generale, finalizzata a un obiettivo nobile e urgente, il dono della pace.

Dinanzi allo sguardo, la situazione dei cristiani nella vasta regione, la frantumazione delle loro comunità, le macerie dei loro villaggi e chiese, le testimonianze della loro fede sino al martirio. E il deterioramento della fin troppo lunga crisi: la conflittualità  dal Mediterraneo all’Afganistan non si è per nulla composta, anzi si è aggravata  per l’acuirsi delle secolari irrisolte divisioni interislamiche, tra sunniti e sciiti; l’evidente complicazione per l’entrata in scena della potenza militare russa, nel contesto strategico delle sue ambizioni imperialiste,  a sostegno del regime siriano e della potenza nucleare iraniana. E poi le contromanovre degli Stati Uniti  attraverso gli alleati di sempre, Israele e Arabia Saudita e nelle prese di distanza da Unione Europea e Cina. Non ultima la paralisi incombente sulla riconciliazione tra israeliani e palestinesi, anche a causa della sopraggiunta assenza o irrilevanza politica dell’ Europa.

Certo a inquietare è anche il contesto internazionale mutato : “Il mondo come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 70 anni è davvero cambiato”, ha scritto di recente  Vittorio Emanuele Parsi. Altri analisti, ma di settore, hanno sostenuto che solo “un miracolo” potrà  fermare lo svuotamento dei cristiani della regione, milioni sono scappati dall’Iraq e dalla Siria, i profughi sono dispersi nei campi profughi della regione, in attesa di raggiungere anch’essi quei paesi europei che tanti, sia pure vivendo odissee di miseria e agguati mortali, sono riusciti a guadagnare. Lontana la ripresa di vita nello squallore della distruzione lasciato dal potere fondamentalista islamico.

L’arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, che a Bari è stato chiamato a introdurre la relazione introduttiva alla riflessione e all’ascolto reciproco tra papa Francesco e i patriarchi, ha constatato come “la spinta di Oslo” (che aveva ancora pochi anni fa visto papa Francesco chiamare in preghiera, all’ombra della Basilica Vaticana, il presidente israeliano Peres e il quello palestinese Abu Mazen) “si è ormai esaurita nel silenzio della comunità internazionale”. Ha invocato “nuove vie di pace”, ma quali possano essere e come possano dischiudersi non dice, competono ai politici. Invero sono nel disegno di Dio, il Signore della pace.

A noi compete pregare. Unirci in un solo afflato di preghiera a papa Francesco, al patriarca ecumenico Bartolomeo I e a quello copto-ortodosso Tawadros II, al “catholicos” armeno Aram I, al metropolita russo-ortodosso Hilarion, ai rappresentati di altri patriarchi della regione medio-orientale, della Chiesa luterana e del Consiglio Mondiale delle Chiese. E invocare il santo vescovo taumaturgo, Nicola di Myra, tanto venerato da cattolici, ortodossi, protestanti, dinanzi al suo sepolcro, nella cripta della Basilica ove furono deposte le sue reliquie (delle quali, agli albori del 1100 si erano impossessati i marinai baresi per sottrarli alla profanazione islamica nella città turca).

Bari luogo ecumenico per eccellenza, anticipatore di quello che l’unità dei cristiani promette, felice approdo di una fraternità vissuta: qui infatti, nella basilica pontificia, c’è l’unica cappella con iconostasi al mondo, meta di incessanti pellegrinaggi di fedeli, ove in virtù di un  privilegio concesso nel 1966, viene celebrata la Divina Liturgia delle Chiese ortodosse d’Oriente. Rimasta unica perché incontrò resistenze il tentativo del cardinale Andrea di Montezemolo, in occasione dell’Anno Paolino (2008-2009), di riservare agli ortodossi, per le loro celebrazioni eucaristiche il battistero della Basilica di San Paolo fuori le Mura della quale era arciprete. Aveva ottenuto il consenso previo di papa Benedetto XVI, che tuttavia in un secondo momento convenne nel considerare il progetto prematuro, così la cappella romana, attende tempi migliori. Oggi, nella consapevolezza che il sacramento del battesimo unisce cattolici e ortodossi, è destinata soltanto alla preghiera comune. 

Dell’importanza dell’evento ecumenico di Bari ha parlato, in una conferenza stampa di presentazione, l’arcivescovo della città mons. Francesco Cacucci, evocando lo storico legame con il vicino e medio Oriente consolidatosi nei secoli attraverso lo stesso “mare di pace” , il Mediterraneo. Proprio per questo l’incontro di preghiera nella mattinata del 7 luglio si svolgerà sul lungomare, ove sono attese alcune decine di migliaia di fedeli. Proseguirà quindi dinanzi alla basilica di san Nicola, che all’interno ospiterà, e a porte chiuse, il dialogo fra i capi religiosi. Naturalmente vi sono impegnati i Padri Domenicani, che di essa ne sono custodi, animatori della devozione dei fedeli cattolici e pure coinvolti nell’accoglienza dei pellegrini ortodossi. Così lo sono stati nel recente pellegrinaggio di una reliquia di san Nicola a Mosca e a San Pietroburgo, venerata da milioni di persone, un evento che ha fatto vivere, al di sopra di ogni attesa, l’ecumenismo di fede; come lo sono dal 2005 impegnati nelle attività dell’Istituto ecumenico “San Nicola” dal 2005 parte integrante  della Facoltà teologica pugliese).

Delle immagini simbolo del significato ecumenico dell’incontro, illustrate dal rettore della Basilica, il domenicano padre Giovanni Distante, vogliamo anticiparne una, l’accensione della lampada uniflamma da parte di papa Francesco nella cripta dove si anima ogni giorno l’incontro, e la preghiera a san Nicola, dei fedeli cattolici e ortodossi. Ha detto essere “l’immagine della Chiesa, comunione d’amore, che abbraccia tutte le Chiese”. Nel solco della tradizione, il dono-memoria alle personalità ecclesiastiche partecipanti all’incontro della “manna”  che si forma nella tomba del Santo.

Anche i cardinali Leonardo Sandri e Kurt Koch, rispettivamente prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali e presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, hanno esaltato le caratteristiche ecumeniche dell’evento. Per il primo “un forte gesto profetico in una città simbolo di apertura verso l’Oriente” ; per il secondo uno specchio di quell’ “ecumenismo della vita, concreto e vissuto quotidianamente” da tutti i cristiani e di quell’”ecumenismo del sangue”  che li unisce nella sofferenza e nel martirio”. Le motivazioni di fondo: ribadire che “non è possibile immaginare un medio Oriente senza cristiani, elemento essenziale di equilibrio nella regione”, necessari per il proseguimento del dialogo interreligioso, “consapevoli di essere artefici di pace, di riconciliazione e di sviluppo”, che non vogliono essere una “minoranza protetta” o “benevolmente tollerata”.

Tematiche che certamente emergeranno nell’ incontro. A porte chiuse per una maggiore libertà di vedute, anche su una strategia di aiuto, di difesa, di sopravvivenza.