• EDITORIALE

Il nemico è dentro

don Ariel Levi di Gualdo


È bene precisarlo ancora una volta: gli articoli che stiamo dedicando al problema dell’omosessualità nella Chiesa non hanno niente a che vedere con singoli casi di debolezza umana o cedimento alle tentazioni, pericoli dai quali – e non solo nella sfera sessuale – nessuno è immune. La questione riguarda invece un sistema di potere cresciuto negli ultimi decenni all’interno della Chiesa – come spiega don Ariel Levi di Gualdo nell’intervista che pubblichiamo – che sta sovvertendo non solo i costumi ma anche la dottrina, invertendo la verità con la menzogna e l’ortodossia con l’eresia.

Don Ariel cita il caso personale di una denuncia circostanziata presentata al vicariato di Roma, restata senza risposta, ma tutti ricordiamo anche l’inchiesta del settimanale Panorama nel luglio 2010 sulle notti brave di alcuni preti gay a Roma. Fu un’inchiesta che generò giustamente scandalo e il vicario della diocesi di Roma, il cardinale Agostino Vallini fece affermazioni durissime contro questi sacerdoti, invitandoli a uscire allo scoperto e abbandonare il sacerdozio: eppure non se ne è saputo più niente, non ci sono state sanzioni di alcun genere sebbene alcuni dei responsabili fossero identificabili.

In passato, abbiamo già citato i casi di alcune diocesi in cui si stanno promuovendo pastorali per i gay in chiaro contrasto con quanto prescritto nel catechismo della Chiesa cattolica. Ma ancora più recentemente dobbiamo segnalare un numero della rivista teologica “Concilium” tutto dedicato alla valorizzazione dell’ideologia di genere (o gender, secondo il termine inglese), quella stessa ideologia che Benedetto XVI, definendola una frontale “rivolta contro Dio”, ha indicato come “una delle più gravi sfide della Chiesa”.

“Concilium” non è una rivista qualsiasi: di stampo chiaramente progressista, con le sue undici edizioni nazionali distribuite in sette lingue, è certamente il più influente dei forum teologici internazionali. Il fatto che nel numero 4/2012 si sia dedicata a smontare l’insegnamento della Chiesa in materia di sessualità, promuovendo l’ideologia di genere - secondo cui il sesso non è stabilito dalla natura ma dalla cultura - è un segnale inquietante.

Per questo si capisce che nel suo intervento davanti alla Curia Romana, il Papa nel denunciare questa ideologia non aveva in mente soltanto il nemico “esterno”, ma anche quello – e forse soprattutto – interno. Perché le conseguenze dell’affermarsi nella Chiesa di un pensiero – oltre che di una prassi – che nega la Genesi (uomo e donna così creati da Dio) sono devastanti.

Se è vero che questa è “una delle più gravi sfide per la Chiesa”, allora a nessuno è possibile girarsi dall’altra parte e fare finta di non vedere, e questo vale per i vescovi come per l’ultimo dei laici.