a cura di Riccardo Cascioli
  • Il Papa ha ricevuto in udienza i partecipanti alla Conferenza generale della Fao

Il Papa ha ricevuto in udienza i partecipanti alla Conferenza generale della Fao

“La mancanza di cibo e acqua non è una questione interna ed esclusiva dei paesi più poveri e più fragili – ha detto il Papa ricevendo in udienza il 27 giugno scorso i partecipanti alla 41a Conferenza generale della Fao, l’agenzia dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura – ma riguarda ognuno di noi, perché ognuno con il proprio atteggiamento partecipa, in un modo o nell'altro, favorendo o frenando la sofferenza di molti fratelli e sorelle. Siamo tutti chiamati ad ascoltare il grido disperato dei nostri fratelli e a mettere i mezzi in modo che possano vivere, rispettando i loro diritti più basilari”.

Bisogna intervenire sulle cause della tragedia della fame, ha quindi spiegato il Pontefice; cause che vanno ricercate soprattutto nella “mancanza di compassione”, nel “disinteresse di molti” e nella “scarsa volontà sociale e politica al momento di rispondere agli obblighi internazionali”. “Mancanza di compassione” e “disinteresse”: si poteva pensare che il Pontefice interpellasse le classi dirigenti dei paesi “più poveri e fragili”, i loro governi, finalmente resosi conto che la responsabilità è prima di tutto loro. Ma il passo successivo spiega a chi, ancora una volta, il Papa addossa la causa della fame nel mondo: ai paesi ricchi e ai loro abitanti che rispondono svogliatamente alle richieste di fondi da parte di organismi internazionali come la Fao, “attori idonei a coordinare le misure perentorie e incisive che assicurino a tutti, e in particolare ai più poveri, l’accesso ai beni essenziali”.