• L'ASSEMBLEA CEI

Il Papa manda in archivio l'era Bagnasco con una battuta.

Papa Francesco ha ringraziato il cardinale Angelo Bagnasco per i suoi anni di servizio come presidente dei vescovi italiani, ma anche «per la pazienza che ha avuto con me. Non è facile lavorare con questo Papa». Con qualche simpatica battuta si è aperta la 70esima Assemblea Generale della Cei, quella che vedrà l'elezione di una terna di nomi da sottoporre al Papa per la scelta del presidente che sostituirà l'arcivescovo di Genova.

Papa Francesco ha ringraziato il cardinale Angelo Bagnasco per i suoi anni di servizio come presidente dei vescovi italiani, ma anche «per la pazienza che ha avuto con me. Non è facile lavorare con questo Papa».

Con qualche simpatica battuta ieri alle 16,30 si è aperta la 70esima Assemblea Generale della Cei, quella che vedrà l'elezione di una terna di nomi da sottoporre al Papa per la scelta del presidente che sostituirà l'arcivescovo di Genova dopo dieci anni di presidenza.

Dopo le parole piuttosto formali del cardinale Bagnasco, il Papa ha risposto con una raffica di battute. A proposito del fatto che non è facile lavorare con lui, Bergoglio ha aggiunto che Bagnasco «veniva con un piano, e usciva quell’altro… Ma in questo lavoro posso dire che ci vogliamo bene e abbiamo fatto un’amicizia bella».

Nonostante tutto, ha aggiunto, «ho una paura. Quanto mi farà pagare sabato prossimo per entrare a Genova!» Il riferimento, ovviamente, è al viaggio apostolico che è in programma per sabato nella città ligure, e l'altro riferimento è alla proverbiale tirchieria ligure.

Ha ringraziato il cardinale per il suo servizio, tuttavia ha segnato un'altra battuta ricordandogli che tanto «è abituato a passare da una presidenza all'altra», visto che Bagnasco è stato nominato alla presidenza della conferenza episcopale dei vescovi europei. «Anche se il prossimo incarico sarà più facile».

Quindi Papa Francesco si è rivolto all'assemblea per dire che il testo previsto lo avrebbe consegnato più tardi, intanto, dopo un bel extra omnes, “tutti fuori”, avrebbe impostato un «dialogo» tra loro. Ha chiesto «un dialogo sincero come abbiamo fatto l’altra volta, che è uscito tanto bene e mi ha fatto bene. Si domandano le cose chiaramente, senza paura, perché quando non c’è il dialogo, quando quello che presiede non permette il dialogo, semina il chiacchiericcio».

Ha detto anche di essere «disposto a sentire opinioni che non sono piacevoli» per lui, e di agire in «tutta libertà». Da quel poco che trapela dall'aula pare che l'invito del Papa non sia stato raccolto, nessuna opinione spiacevole dovrebbe essere giunta alle orecchie di Francesco, molte domande sul tema dei giovani, del dialogo, giusto qualche accenno alla vexata questio della possibile riduzione del numero delle diocesi italiane.

Il discorso, che il Papa ha ritenuto essere «più una meditazione che una introduzione», è stato consegnato intorno alle 18,45 al termine dell'incontro con i vescovi a porte chiuse. Si tratta di un testo centrato sulle Lettere alle Chiese con cui si apre il libro dell'Apocalisse che in apertura riporta un richiamo alla sinodalità. 

«Camminare insieme è la via costitutiva della Chiesa», ha detto papa Francesco ai vescovi, spronandoli ad agire con passo sinodale. Richiamando la chiesa di Efeso del brano dell'Apocalisse ha ricordato ai presuli italiani di «tornare agli inizi, alla grazia fondante degli inizi»; come per la chiesa di Smirne ha avvertito di non cadere nella trappola della «stanchezza, della solitudine e del turbamento»; come per la chiesa di Pergamo si deve evitare di far «convivere la fede con la mondanità spirituale»; come la chiesa di Titiara «siamo esposti alla tentazione di ridurre il cristianesimo a una serie di principi privi di concretezza». Poi un richiamo alla vigilanza nei confronti «dell'apparenza, dall'esteriorità e dall'oppurtunismo», «la tiepidezza del compromesso, l'insidia dell'ambiguità». Invita «alla perseveranza, a buttarsi nella realtà senza timidezze».

Forte, come sempre, il richiamo al primato della carità. «Ci è chiesta audacia per evitare di abituarci a situazioni che tanto sono radicate da sembrare normali o insormontabili. La profezia non esige strappi, ma scelte coraggiose, che sono proprie di una vera comunità ecclesiale: portano a lasciarsi “disturbare” dagli eventi e dalle persone e a calarsi nelle situazioni umane, animati dallo spirito risanante delle Beatitudini. Su questa via sapremo rimodellare le forme del nostro annuncio, che si irradia innanzitutto con la carità».

Oggi le operazioni di voto per la terna da sottoporre al pontefice. Se le cose procederanno sufficientemente spedite, il nome del successore di Bagnasco potrebbe essere reso noto oggi stesso. I nomi che potrebbero comporre la terna sono quelli di Mario Meini, vescovo di Fiesole, Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, e Gualtiero Bassetti, il favorito, cardinale arcivescovo di Perugia. Tra gli outsider si parla di Matteo Zuppi, vescovo di Bologna, Francesco Montenegro, cardinale di Agrigento, Michele Seccia, vescovo di Teramo.