• IL PAPA A CUBA

Il regalo-beffa di Castro

Un crocifisso fatto con i remi delle barche, simbolo dei migranti nel Mediterraneo: è questo il regalo di Raul Castro a papa Francesco. Come se non fosse il regime castrista ad aver provocato migliaia di morti in mare, con gli esuli cubani in fuga verso la libertà.

Il crocifisso regalato da Raul Castro

Raul Castro, il Papa e il Crocifisso

E' il fermarsi sul dettaglio che ci manca. Perché se lo guardassimo scopriremmo un mondo a rovescio. Prendiamo il dono fatto dal presidente Raul Castro a Papa Francesco nel corso della sua visita a Cuba. E' un'opera dell'artista Alexis Leyva Machado: un crocifisso alto due metri realizzato con i remi delle imbarcazioni. Ma non remi qualunque. Si tratta, si legge nelle agenzie, tutte uguali, quindi probabilmente la fonte è istituzionale, di remi di imbarcazioni di migranti del Mediterraneo.

Il messaggio che Cuba ha voluto dare al Papa andava nel segno dei gusti, che si sa non si discutono. «Siccome il Papa è molto sensibile alla sorte dei migranti, allora gli doniamo questo crocifisso che gli ricorderà l'emergenza umanitaria in atto». Tutto bene. Anzi, benissimo, se si pensa agli ultimi scivoloni di protocollo quando il presidente Evo Morales regalò a Francesco una scultura di un crocifisso fatto a forma di falce e martello. «Con tutti i morti che ha fatto il comunismo!», si disse.

Il dono mandò in panico il protocollo vaticano anche se, si narra, al Papa non sarebbe dispiaciuto, forse però più perché a caval donato non si guarda in bocca. Ma il circuito mediatico la notizia del crocifisso fatto di remi l'ha data e già digerita senza fermarsi neanche un minutino a pensarci su. Eppure di considerazioni ce ne sarebbero da fare. Ad esempio: Cuba che mostra compassione per le masse di emigranti che stanno entrando in Europa attraverso le carrette del mare, il più delle volte in gommone, che solitamente non utilizza i remi. Ma passi. Cuba che mostra compassione per le migliaia di esuli e rifugiati di là dall'Atlantico?

Ma è la stessa Cuba che ha prodotto un numero esorbitante di esuli dalla rivoluzione ad oggi sbarcati a Miami proprio dal mare? Esuli che, come dimostra l'allontanamento della dissidente Berta Soler dalla Nunziatura dove il Papa soggiornava in questi giorni a La Avana, sono ancora senza giustizia? La stessa Cuba che, fino a prova contraria, è ancora un regime dittatoriale che ignora elezioni democratiche, dissenso e quelle caratteristiche che siamo soliti rivendicare come diritti fondamentali?

Sembra proprio di sì, ma nessuno si è fatto cruccio di questa beffa da parte del regime castrista. Il quale sembra strizzare l'occhio al buonismo imperante, decisamente imperialista, utilizzando un linguaggio caro al lider maximo, per il quale il tema dei migranti, poco importa se fuggono da una guerra o semplicemente alla ricerca di benessere, è comunque un tema da bersaglio assicurato. Importante è che si parli dei migranti del Mediterraneo, però.

Non certo di quelli in casa, che stazionano in Florida coltivando la nostalgia della patria lontana, alla ricerca di un visa para un sueno al contrario che li faccia rientrare. Eppure anche questo crocifisso, proprio per chi lo ha donato è una stonatura. Quanto sono stati i morti in mare perché scappavano da un regime dittatoriale come quello di Cuba?

Ed è un problema che il protocollo vaticano, così attento a selezionare ogni minuto che il Papa passa nelle visite apostoliche, non se ne sia accorto. Anche se questa volta non desterà particolari rivolte, per via del tema assolutamente sdoganato, quello dei migranti, che è come il nero: sta con tutto.