• IL CASO

In Usa agnostici e atei hanno già sorpassato i cattolici

I cattolici sono la seconda confessione religiosa più ampia degli Stati Uniti d’America; ma non si sbaglia se li si considera la Chiesa maggioritaria del Paese. Le cose stanno però cambiando velocemente. Per la prima volta il numero di chi si dichiara non credente (atei, agonistici, indifferenti) supera quello dei cattolici.

I cattolici americani superati da agniostici e atei

I cattolici sono la seconda confessione religiosa più ampia degli Stati Uniti d’America; ma non si sbaglia se, al di là delle cifre fredde, li si considera la Chiesa maggioritaria del Paese, giacché fare di tutti i protestanti un fascio è impossibile. Le cose stanno però cambiando velocemente. Per la prima volta il numero di chi si dichiara non credente (atei, agonistici, indifferenti) supera quello dei cattolici. Lo afferma un’analisi del Pew Research Centre (Prc) (clicca qui) il famoso istituto di ricerca statistica, demografica e demoscopica di Washington. Nel 2007, anno dell’ultimo censimento religioso effettuato dal Prc, negli Stati Uniti vi erano 227 milioni di adulti e poco più del 78% di essi, cioè circa 178 milioni di persone, si professava cristiana. Nel 2014, anno cui si riferisce la nuova indagine resa pubblica pochi giorni fa, la popolazione adulta è salita a quasi 245 milioni di persone, ma solo il 71%, circa 173 milioni, si professa cristiana. In 7 anni vi è stato un incremento di 18 milioni nella popolazione adulta, ma una diminuzione di 5 milioni tra i cristiani, l’8%.

Il fenomeno interessa tutte le Chiese cristiane, poiché sempre maggiore è il numero degli statunitensi (specialmente della cosiddetta millennial generation, o Generazione Y, cioè i nati tra gli anni 1980 e i primi 2000) che non si riconoscono in alcuna fede. Ma è particolarmente stridente per i cattolici. Nel campione di persone intervistate dal Prc, 35mila, il 31,7% si dichiara nata e cresciuta in ambienti cattolici, ma di loro ben il 41% non è più cattolica. Il 12,9% degli adulti di oggi sono cioè ex cattolici. Un baratro. A vantaggio dell’agnosticismo o dell’ateismo militante, la cui percentuale è salita dal 16 del 2007 al 23 del 2014. I cattolici americani sono oggi 51 milioni, ma vuol dire che hanno perso tra l’1 e i 3 milioni di fedeli, passando in totale dal 23,9% della popolazione al 20,8%. Gli agnostici e gli atei sono hanno invece compiuto un balzo in avanti di 6,7 punti percentuali. Stante che i protestanti evangelical hanno perso lo 0,9% e i protestanti mainline (presbiteriani, battisti, luterani ed episcopaliani) il 3,4%, significa che il protestantesimo americano ha perso più del cattolicesimo (come avviene da tempo), ma soprattutto che adesso gli agonistici e gli atei battono i cattolici, passando dal 16,1% al 22,8%, in tutto 56 milioni di persone, con una crescita di 19 milioni in 7 anni.

Le cause sono numerose, diverse e intrecciate, ma senza tema di smentita si può affermare che il protestantesimo classico convince sempre meno, che l’esperienza emotivamente forte di un cristianesimo poco istituzionalizzato e molto carismatico continua a tenere, che le religioni non cristiane fanno proseliti (musulmani, ebrei, buddisti, induisti e altri sono passati dal 4,7% al 5.9%) e che il cattolicesimo statunitense è in forte crisi. Oltre al fatto che la secolarizzazione avanza con gli stivali delle sette leghe. Secolarizzazione e cattolicesimo seguono cioè, negli Stati Uniti, percorsi inversamente proporzionali. Da molti punti di vista, la secolarizzazione galoppante è, per gli Stati Uniti, una novità. Il dato religioso ha sempre pesato fortemente nella vita statunitense, dall’uomo della strada fino alle massime istituzioni e questo pur conservando sempre intatta la laicità della res publica, soprattutto perché di laicità non giacobina si tratta. 

In questo contesto fortemente religioso, anzi cristiano, il sentimento anticattolico (alimentato da una onnipresente galassia di gruppi e gruppuscoli “nativisti” e “antipapisti”) è stato una costante; anzi, per certi versi all’inizio determinante. Ma, provvidenzialmente, l’architettura istituzionale del Paese è stata modellata dagli artefici degli Stati Uniti, in stragrande maggioranza non cattolici, in base ai precedenti storici offerti dalla Grecia classica e da Roma antica, dalle dispute medioevali e dal modello inglese, nel sospetto costante verso ogni assolutismo e statalismo, dotata di mille misure antitiranniche e nel più totale rispetto della libertà religiosa. Questo ha fatto sì che la crescita dei cattolici, infima minoranza all’inizio (spesso perseguitata in epoca coloniale), non fosse impedita (non più impedita) da alcun ostacolo formale. Del resto, anche la crescita dei gruppi religiosi concorrenti, che peraltro partivano da posizioni di enorme vantaggio, non aveva ugualmente alcun ostacolo. In regime di libero mercato, dunque, i cattolici hanno saputo approfittare del sistema americano di separazione tra Stato e Chiese, benedicendolo (perché una Chiesa di Stato americana avrebbe certamente penalizzato e alla fine estromesso i cattolici) e crescendo come nessuno si sarebbe mai aspettato.

C’è un libro semplice e meraviglioso, negli Stati Uniti, che s’intitola The American Catholic Almanac (Image, New York 2014). Compilato da Brian Burch e Emily Stimpson, è un breviario di letture quotidiane di una singola paginetta dove, giorno dopo giorno, sono proposti alla memoria e alla riflessione figure di santi e di patrioti, di laici e di ecclesiastici, di avvenimenti e di felloni, tutti avente in comune la fede cattolica (o l’avversione a essa, finita però provvidenzialmente male per i cattivi). L’idea è quella di mostrare ai credenti e ai non credenti che la fede cattolica non è un corpo estraneo al Paese né un mero fenomeno d’importazione, ma la parte migliore di esso, il vero sensus nationis e persino lo strumento attraverso cui gli Usa sono diventati il grande Paese che (ancora) sono. Solo una firma su 56 nella Dichiarazione d’indipendenza del 1776 è di un cattolico, Charles Carroll di Carrollton (1737-1832). 

Persino Al Capone ha alla fine piegato il ginocchio a Cristo. Le scuole americane fondate da vescovi e da santi sono legione. Già nel Cinquecento in Georgia si moriva martiri per l’indissolubilità del sacramento matrimoniale. E il presidente Andrew Jackson (1767-1845), protestante presbiteriano, era convinto di dovere la vittoria nella battaglia di New Orleans contro i britannici, l’8 gennaio 1815, alle preghiere che le suore orsoline avevano rivolto alla Vergine Maria. Oggi che molti, troppi cattolici americani rinnegano la loro Chiesa su questioni basilari come l’aborto o l’omosessualismo tutto questo inizia a trascolorare in un passato lontano. In soldoni, è esattamente questo che lo studio del Prc rileva.