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Indonesia, i cristiani chiedono giustizia per i luoghi di culto

Alla protesta “pacifica” lanciata dai fedeli della Yasmin Church e della Hkbp Filadelfia hanno aderito attivisti per i diritti umani e parlamentari.
I fedeli chiedono l’applicazione della legge e la tutela della libertà religiosa. Al centro dello scontro
il sequestro dei luoghi di culto da parte dei funzionari locali, nell’inerzia delle istituzioni.

 

 

Jakarta (AsiaNews) - Oltre 200 cristiani protestanti, appartenenti a due diverse comunità da tempo vittime di persecuzioni, si sono riuniti ieri di fronte al Palazzo presidenziale a Jakarta - sede del capo di Stato Susilo Bambang Yudhoyono - per manifestare "in modo pacifico" contro l'esproprio dei luoghi di culto e per chiedere l'applicazione della "piena libertà religiosa". In particolare, i fedeli denunciano gli abusi e le violazioni di decine di gruppi estremisti islamici che manipolano la legge a proprio piacimento e l'inerzia dello Stato e delle istituzioni, fra cui lo stesso Yudhoyono, che non hanno preso iniziative o provvedimenti concreti volti a ristabilire la legalità. Una battaglia sostenuta da moltissimi attivisti per i diritti umani e da Ong locali, preoccupate dal continuo peggioramento della situazione.  

Alla manifestazione hanno partecipato i fedeli della Gki Yasmin Church (Yc), della reggenza di Bogor nel West Java, e i cristiani della Hkbp Filadelfia, nella reggenza di Bekasi anch'essa nel West Java. Da tre anni i fedeli della Yc non possono accedere al luogo di culto, sigillato per volere delle autorità locali e del sindaco Diani Budiarto, che ha denunciato presunte irregolarità nel rilascio dell'Imb, il permesso di costruzione necessario per edificare in Indonesia. Analoga la situazione dei fedeli della Filadelfia, che da anni combattono invano contro i funzionari di Bekasi.

I cristiani riuniti di fronte al Merdeka Palace - il Palazzo presidenziale, ndr - hanno ricevuto il pieno sostegno del presidente del Consiglio mondiale delle chiese, reverendo SAE Nabadan; solidarietà viene espressa anche da Eva Sundari, parlamentare indonesiana, che ha partecipato alla manifestazione e da Siti Musdah Mulia, personalità di primo piano nella lotta a difesa dei diritti umani.

Non si registrano - di contro - prese di posizione ufficiali da parte del presidente Yudhoyono, che mesi fa aveva dichiarato di non poter "interferire" negli "affari interni" di Bogor. Una posizione criticata dagli attivisti, secondo cui il capo di Stato non intende "inimicarsi" la frangia islamica nel timore di perdere voti e consensi.

La Yasmin Church, una chiesa protestante, è teatro di una palese violazione del diritto e della libertà religiosa perpetrato dal sindaco locale Diani Budiarto che, incurante dei dettami costituzionali e di una sentenza della Corte suprema a favore dei cristiani, impedisce lo svolgimento delle funzioni. L'edificio è stato realizzato secondo i criteri previsti dalla legge e gode del permesso di costruzione (IMB) necessario per realizzare case o luoghi di preghiera, ma è stato requisito. Lo scorso ottobre il sindaco ha stanziato i reparti della sicurezza contro i fedeli, che non possono più utilizzare il luogo di culto e non possono nemmeno pregare per strada.

Da Asia News del 16 aprile 2012