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Jihadisti di ritorno fantasma: la Germania ora ha paura

Il governo ha ammesso che ci sono almeno 160 ex combattenti tedeschi spariti nel nulla e non perché deceduti. Una rivelazione che arriva tra le paure crescenti di un possibile ritorno proprio in Germania sfuggendo al controllo delle autorità. Il timore è che siano mine vaganti indottrinate e radicalizzate le cui simpatie al sunnismo potrebbero portare a sfruttare i vuoti di sicurezza. E il problema dei foreign fighters fantasma è presente in tutt'Europa .

Da qualche giorno la Germania è più che mai in tensione. Non è solo la salute della Merkel a preoccupare il Paese, ma le dichiarazioni del ministero degli Interni in relazione alle domande poste solo una settimana fa dal segretario generale del Partito Liberale Democratico tedesco. In sostanza Linda Teuteberg ha chiesto ragione di tutti quei combattenti tedeschi partiti alla volta della Siria per unirsi al sedicente stato islamico e di cui non si hanno più tracce. 

Il governo ha ammesso che ci sono almeno centosessanta tedeschi ex combattenti spariti nel nulla, e non perché deceduti. Una rivelazione che arriva tra le paure crescenti di un possibile ritorno proprio in Germania sfuggendo al controllo delle autorità. Cosa già data per assodata in altri paesi dell'Unione. Perché i combattenti Isis che mancano all'appello sono un problema non solo tedesco, ma di tutta l'Europa. 

Il Wall Street Journal, in un editoriale di aprile, sollevava il problema e s'interrogava su come i governi europei avessero intenzione di fare con i jihadisti fuori dai radar. D'altronde già a febbraio il presidente Trump chiedeva a Gran Bretagna, Germania e Francia di recuperare i "propri combattenti Isis e processarli a casa loro. Come hanno iniziato a fare Indonesia, Marocco, Russia e Sudan". 

Il timore è non soltanto che costoro possano continuare a rappresentare un problema in quanto mine vaganti, nel frattempo, indottrinate e radicalizzate meglio di quanto già non lo fossero al momento della partenza. Ma perché si teme che le simpatie al sunnismo possano portare, nel breve termine, a sfruttare i vuoti circa la sicurezza, non solo in Europa. E sempre secondo quanto riportato dal Wall Street Journal.

"In vista della protezione molto frammentata delle frontiere esterne dell'UE, è particolarmente preoccupante che il governo federale non abbia adottato ulteriori misure per impedire il rientro incontrollato dei combattenti dell'Isis", ha detto la Teuteberg al Welt am Sonntag. Sostenendo poi che il governo "non ha ancora alcun parametro" per trattare con ex combattenti dalla Germania, tra cui i "tedeschi detenuti nella zona di guerra, così come gli oltre 200 ex sostenitori dello Stato Islamico che sono tornati in Germania".

Dei circa 1.050 tedeschi che si sono recati in Iraq e in Siria per combattere negli ultimi anni, circa un terzo, quindi 350, sono tornati a casa, in Germania. Per il resto risulta che altri 220 siano stati uccisi sul campo di battaglia. E, secondo fonti governative ci sono anche circa 124 tedeschi detenuti in Iraq e in Siria, oltre a 138 bambini e ragazzini figli di combattenti tedeschi a loro volta detenuti. La sorte di tutti gli altri è sconosciuta.

Lo stesso può dirsi della Svezia, delle circa 300 persone che hanno lasciato il paese per entrare nello Stato islamico, in 150 sono tornate, secondo il Säpo, il servizio di sicurezza svedese. Stimato che circa 100 combattenti svedesi siano morti sul campo di battaglia, per tutto il resto il governo non ha informazioni. Scomparsi nel nulla. Magnus Ranstorp, esperto di antiterrorismo presso la Swedish Defence University di Stoccolma, è convinto che l'apatia sia da attribuire all'assenza di una legislazione svedese adeguata. "Siamo quasi l'unico paese dell'UE a mancare di una legislazione contro la partecipazione e la cooperazione con le organizzazioni terroristiche", dichiarava già a marzo.

In Austria dei 250 combattenti, solo di 93 si sa che sono rientrati. In Belgio dei 500 solo 123 sono stati individuati. In Danimarca, in 72 su 145. In Francia, dei 1900, sono 400 ad essere tornati a casa. In Spagna solo 30 su 210.

È noto, inoltre, come su scritto, che alcuni ex combattenti del sedicente stato islamico, sono già rientrati in Europa. E non certo da redenti. Da questo punto di vista, la Francia rappresenta il caso emblematico. Gli attentati di Parigi nel novembre del 2015 hanno visto come protagonisti islamici addestrati in Siria, già segnalati nelle liste dell'antiterrorismo, e che sono stati capaci di viaggiare, indisturbati, in tutta Europa grazie alle frontiere porose. 

Per quanto riguarda la Gran Bretagna, ha di gran lunga il più alto tasso di jihadisti di ritorno, "eccezionalmente pericolosi", in Europa, secondo le autorità di competenza.

Per il rapporto annuale dell'Europol, circa il 45% dei cittadini britannici che si sono recati in Siria e in Iraq sono già tornati nel paese d'origine. La preoccupazione è rivolta a loro, ma soprattutto a quanti considerati "dispersi", i nuovi lupi solitari, e a tutte le spose jihadiste che prima o poi lasceranno le carceri. Altra parentesi, questa, che disturba il sonno occidentale. Perché "le prigioni sono uno dei luoghi principali di radicalizzazione", come ha detto Guy Van Vliedrden, un giornalista belga specializzato nella ricerca dei foreign fighter. Ed è stato ampiamente dimostrato anche alla prova dei fatti. Basti pensare che nel gennaio 2015, un cittadino francese di origini maliane, che ha abbracciato l’islam in un carcere francese, una volta uscito ha ucciso quattro persone in un supermercato ebreo a Parigi. Un attentato coordinato con altri terroristi che pochi giorni prima avevano ucciso dodici persone al settimanale Charlie Hebdo.