• IL REPORT SUL TERRORISMO

Jihadisti, la tregua europea è un problema

L'Osservatorio Internazionale di studi sul terrorismo di Madrid ha pubblicato il suo rapporto semestrale. Il 2019 ha già offerto 5.199 morti al terrorismo e sono stati 757 gli attentati di matrice jihadista. Afghanistan, Iraq, Burkina Faso e Mali i più colpiti. Tregua in Europa, ma non c'è da stare sereni: “lupi solitari”, radicalizzati e foreign fighters sono già dentro pronti a colpire. 

L'Osservatorio Internazionale di studi sul terrorismo di Madrid ha appena pubblicato il suo rapporto semestrale  di quest'anno. Il 2019 ha già offerto 5.199 morti al terrorismo e sono stati 757 gli attentati di matrice jihadista. L'Afghanistan rimane il principale epicentro di attività terroristica dalla presenza dei gruppi talebani. Così come l'Iraq continua a confermarsi l'orizzonte ideale in cui inserire il ritorno dell'Isis. Il numero di paesi in cui l'Isis ha rivendicato un attacco è oggi 24. E si tratta di Libia, Tunisia, Nigeria, Niger, Ciad, Mali, Burkina Faso, Egitto, Congo, Mozambico, Somalia, Siria, Iraq, Indonesia, Filippine, Bangladesh, India , Tagikistan, Libano, Afghanistan, Pakistan, Sri Lanka, Arabia Saudita e Russia. 
E se la Siria mostra un incremento dell'attività jihadista con 108 attentati, in Afghanistan, in soli sei mesi, sono 180  gli attentati. In Iraq 130, in Nigeria 55. Naturale conseguenza, fanno sapere da Madrid, delle cellule dell'Isis composte, ancora oggi, da membri con un potere tale da consentire di continuare a organizzare attentati. 

Allo stesso modo l'Africa occidentale assiste all'irrobustirsi di organizzazioni jihadiste e della violenza esercitata. Come nel caso del Burkina Faso. Dove i cristiani vivono ormai un vero e proprio inferno: decine le vittime della persecuzione islamica solo negli ultimi mesi, che hanno visto un susseguirsi terribile di attentati.  “Se non si interverrà, il risultato sarà l'eliminazione della presenza cristiana in quest'area”. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, dall'inizio dell'anno i jihadisti hanno costretto 136 mila persone alla fuga e 82 pastori ad abbandonare il loro ministero. In Niger gli attentati terroristici hanno provocato una drammatica crisi di rifugiati. Nel nord del Ciad si assiste al progressivo rafforzamento delle milizie islamiste dell’Isis e di Boko Haram. Quest'ultimo, però, attivo principalmente in Nigeria dove sono le donne il centro del bersaglio. 

Il numero di azioni terroristiche mantiene una tendenza simile a quella  dell'anno precedente, se si pensa che per il 2018 sono state contate 10.598 vittime. Ma l'Osservatorio Internazionale sul terrorismo nota che il fenomeno del jihadismo globale è in espansione e gli epicentri continuano ad aumentare. L’Isis ha firmato il maggior numero di attacchi (208) in 24 Paesi, seguito dai talebani (201), che indirizzano le loro azioni letali al 75% contro poliziotti e militari. 

La situazione d'instabilità iniziata anni fa principalmente in Mali e in Nigeria si è estesa ai paesi vicini, il che ha permesso alle organizzazioni jihadiste che tradizionalmente operavano in questi paesi, e ad altre che sono emerse in questi nuovi focolai, di finire per espandersi. Pertanto, i cinque paesi con il più alto numero di vittime (Afghanistan, Siria, Nigeria, Iraq e Sri Lanka) rappresentano il 67,3% del totale. 
Per quanto riguarda Al Shabaab, il gruppo somalo continua a svolgere un ruolo predominante rispetto allo Stato islamico in Somalia nel panorama jihadista locale. Nonostante concentri le sue azioni sul territorio somalo, in particolare Mogadiscio e le aree di confine con il Kenya, ha però una capacità sufficiente per stabilire piccole cellule per commettere azioni con una maggiore pianificazione anche altrove. 

Continua invece a diminuire il numero degli attacchi in Europa, in linea con una tendenza iniziata l’anno scorso, dopo un periodo di tre anni in cui la cifra aveva raggiunto livelli senza precedenti.  Come registrano da Madrid. Segnalando che fino ad ora, nel 2019, ci sono state solo due azioni che potrebbero essere attribuite ai radicali dell’ideologia jihadista. 

Ma non stiamo assistendo ad una nuova spiccata efficienza in materia di sicurezza. Si tratta solo di un periodo di tregua, probabilmente ben studiato dal terrorismo islamico. L'Europa, infatti, in questi anni si è cresciuta i terroristi di domani. Disseminati qua e là, ci sono i cosiddetti  “lupi solitari”, che sono stati radicalizzati nelle nostre capitali e indottrinati da imam importati. Singoli autori che spesso non mantengono neanche collegamenti diretti o ricevono ordini o supporto logistico dall’organizzazione, sottolinea anche il rapporto di Madrid. 

Il che in qualche modo aumenta le probabilità di un attentato terroristico capace di ripetersi in qualsiasi momento, e ovunque, poiché proprio la  tecnica necessaria per eseguire questi attacchi non richiede grandi conoscenze. Il terrorismo interno occupa un posto sempre più importante in Occidente e in Europa in particolare. E le misure per arginarlo non vengono aggiornate. 

Per non parlare, poi, della minaccia alla sicurezza che i combattenti di ritorno rappresentano, forti di un alto grado di radicalizzazione acquisito sul campo. E che lo stato islamico potrebbe tornare a colpire è più che un sospetto anche per l' Onu. Gli onusiani si sono permessi di puntare il dito su un altro aspetto trascurato da tempo. In Europa, infatti, ora inizia a preoccupare la radicalizzazione islamica nelle prigioni dove tutti i programmi di de-radicalizzazione “non si sono dimostrati efficaci, mentre i combattenti più agguerriti restano pericolosi e continuano a porre una sfida sia dentro che fuori il sistema penale” si legge nel rapporto. 

Così come resta paradossale ribadire la minaccia dei combattenti di ritorno e di quelli ormai irrobustiti dietro le sbarre - che la stessa Unione europea vuole reinserire nella società -, se si continua poi a tollerare l'infinita distesa di  “no go zones”, dove la shari'a ha sostituito la legge dello stato, dove le donne occidentali non sono ammesse e dove le forze dell'ordine non possono accedere, se non  con scontri.