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La Gaystapo ordina di rimuovere John Finnis

Una petizione di alcuni studenti dell’università inglese chiede la rimozione del noto cattedratico e filosofo, accusato di "omofobia", perché si basa giustamente sulla morale naturale. Il suo caso ci ricorda che la libertà di insegnamento, come ogni altra libertà autentica, è strettamente congiunta alla verità.

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Siamo stupiti dal fatto che non fosse capitato prima. Ci riferiamo all’ennesima denuncia di “omofobia” - termine prelevato dal vocabolario futurista dei militanti gay - a danno di un professore cattolico. In questo caso però il professore in questione è una figura di spicco del panorama accademico e culturale cattolico. Si tratta del filosofo del diritto John Finnis. Classe 1940, a 22 anni si convertì dall’anglicanesimo al cattolicesimo. È stato membro della Pontificia Accademia per la Vita e della Commissione teologica internazionale che fa capo alla Congregazione per la Dottrina della Fede e attualmente è professore emerito presso l’Università di Oxford. Ed è da lì che vengono le accuse di omofobia.

Alcuni studenti hanno infatti lanciato una petizione perché l’università di Oxford lo cacci, anche se il titolo di “emerito” ci fa capire che Finnis non è più docente di ruolo in quell’ateneo. Poco importa. Importa il gesto simbolico di licenziare un docente reo di “condotta discriminatoria”, per usare un’espressione presente nella petizione. Infatti negli scritti del Nostro (ad esempio Law, Morality, and “Sexual Orientation”, in Notre Dame Journal of Law, Ethics & Public Policy, vol. 9, Issue 2, 1-1-2012) sarebbero presenti "punti di vista estremamente discriminatori contro gruppi di persone svantaggiate”. I firmatari della petizione ritengono inaccettabile “tenere un uomo che ha così grandi pregiudizi in una posizione di responsabilità e autorità" come quella che sta ricoprendo. Tanto che "le persone colpite dal suo atteggiamento discriminatorio sono in dubbio se partecipare ai suoi seminari o meno. L’università - continua il testo della petizione - è un luogo in cui concentrarsi sull'educazione, non un luogo dove si è costretti a fare campagne o costretti a essere istruiti da professori che promuovono l'odio verso quegli stessi studenti a cui insegnano". In breve la colpa di Finnis sarebbe quella di "essere particolarmente omofobico e transfobico", tanto per essere particolarmente originali.

Alex Benn, uno dei co-autori della petizione, ha dichiarato al giornale The Oxford Student: "John Finnis ha costruito una carriera sulla demonizzazione. I suoi cosiddetti 'argomenti' sulle persone svantaggiate sono odiosi, per non dire ampiamente screditati. Gli incarichi che ricopre a Oxford ignorano la sua decennale promozione della discriminazione e, in particolare, il suo ruolo attivo nel rendere peggiore la vita delle persone LGBTQ+". Davvero la criptonite per il mondo omosessualista, questo Finnis.

Mentre molti docenti hanno espresso solidarietà al cattedratico di Oxford, quest’ultimo ha detto la sua: “La petizione travisa la mia posizione”, spiega Finnis al The Oxford Student. “Chiunque consulti il sito web della facoltà di legge e segue i link presenti nella petizione è in grado di vedere i numerosi errori della petizione. Continuo a difendere tutti questi mie scritti. Non c'è una frase ‘fobica’ in loro. Il saggio del 1994 promuove una critica morale classica e rigorosamente filosofica di tutte le condotte sessuali extra matrimoniali ed è stato ripubblicato molte volte". L’approccio di Finnis alla tematica omosessuale è quella propria della morale naturale.

Va da sé che se si usasse lo stesso metro usato dai firmatari della petizione su altre tematiche, occorrerebbe cacciare dalle università tutti coloro che sono cristianofobi perché criticano le posizioni della Chiesa cattolica su qualsiasi materia. Ciò a dire sarebbe necessario bandire a livello mondiale una infinità di concorsi universitari per rimpiazzare il 99,9% periodico dei docenti mandati a casa.

Ma il punto non è questo. Il punto è la verità, anche e soprattutto in campo accademico. Solo la verità può essere insegnata, l’errore non può salire in cattedra. La libertà di insegnamento, come ogni altra libertà autentica, è strettamente congiunta alla verità. Non si dà l’una senza l’altra. Non esiste quindi la libertà di insegnamento pro-omosessualità. Esiste invece una libertà di insegnamento critico dell’omosessualità. Mutatis mutandis, non può esistere una libertà di insegnamento pro razzismo, genocidio e truffa. Solo il bene merita di essere insegnato.

Si obietterà: qualsiasi teoria scientifica, se metodologicamente fondata, può validamente essere insegnata. Corretto, ed è esattamente per questo motivo che la didattica pro-gender dovrebbe essere vietata. Infatti è proprio sul metodo che le teorie si distinguono tra vere e false. Ad esempio, se tu ricercatore sostieni che il concepito non è un organismo che appartiene alla specie dell’Homo sapiens sapiens, evidentemente stai errando nel metodo di ricerca. Dato che la realtà, sia quella fisica che quella metafisica, è sempre la stessa, se due metodi di ricerca che indagano sul medesimo fatto producono conclusioni opposte necessariamente ciò significherà che almeno un metodo non sarà scientifico (può essere che entrambi i metodi siano errati). È per questo che il negazionismo o il terrapiattismo sono teorie da rifiutare, perché quello che dicono è falso ed è falso perché il loro metodo di ricerca non è valido.

Parimenti non tutti i giudizi morali hanno diritto di cittadinanza nel consesso scientifico, ma solo quelli veri, ossia conformi alla reale dignità della persona umana, fatto metafisico anch’esso indagabile scientificamente, ossia alla luce della retta ragione. Quindi non è condivisibile la posizione di coloro che sostengono che sia le tesi a favore della gender theory che ad esempio il giusnaturalismo possano essere insegnate nelle accademie in nome della libertà di ricerca. Se in nome della libertà di ricerca si potesse proporre agli studenti la bontà di qualsiasi tesi, perché vietare, ad esempio, un insegnamento filo-razzista?

Si obietterà nuovamente: se l’insegnamento di una materia offende qualcuno occorre vietare quell’insegnamento. Risposta: cosa facciamo? Evitiamo di raccontare la storia repubblicana d’Italia perché in aula ci possono essere dei monarchici? Chiudiamo le facoltà di scienze dell’alimentazione per far felici gli studenti vegani perché nei relativi corsi si insegna la bontà dell’assunzione di proteine animali? Non diciamo che la terra è (quasi) sferica per non indispettire i discenti terrapiattisti?

Ora, se qualcuno si dispiace della realtà non possiamo chiedere alla realtà di cambiare faccia perché sia più simpatica, ma dobbiamo chiedere - con gentilezza, premura, cortesia, misericordia e comprensione - a chi ha gli occhi chiusi sulla realtà di aprirli. È l’intelligenza dell’uomo che si deve adeguare alla realtà (adaequatio rei et intellectus è l’espressione tommasiana per definire la verità), non viceversa. Il contrario si chiama ideologia.