• CONVEGNO A VERONA

La legge naturale contro la dittatura del gender

Per i laicisti l'uomo è materia in continua evoluzione. La visione cristiana presuppone, al contrario, una natura creata, una legge naturale, unico appiglio per opporsi alla "dittatura invisibile" dell'ideologia del gender.

Mons. Zenti

A Norimberga i gasatori di Auschwitz facevano appello al diritto positivo per giustificare la loro azione: “C’era una legge dello stato che ci chiedeva di agire così e noi lo abbiamo fatto. Non siamo colpevoli, abbiamo rispettato la legge!” Per poterli giudicare i giudici di Norimberga hanno dovuto fare riferimento ad una Legge che sta la di sopra della legge, quella norma che intima al cuore di non uccidere.

Con questo esempio il prof. Mario Palmaro, intervenuto al Convegno “La teoria del gender: per l’uomo o contro l’uomo”, ha voluto sottolineare che il riferimento ad una legge naturale è obbligato se non si vuole ridurre il diritto ad una specie di convenzione molto rischiosa. Ogni legge che riconosce categorie giuridiche che contrastano con il diritto naturale, ha spiegato Palmaro, finisce per diventare un atto di prevaricazione, in una parola: una legge ingiusta. Questa è la situazione che si verifica per tutte quelle norme che riconoscono coppie dello stesso sesso equiparandole al matrimonio eterosessuale, che estendono le adozioni a coppie dello stesso sesso o la fecondazione artificiale agli omosessuali.

Il convegno, organizzato a Verona dalle associazioni Famiglia Domani, Movimento Europeo difesa della Vita, Centro Culturale Nicolò Stenone, è stato patrocinato dal Comune della città scaligera e dalla Provincia e ha visto anche gli interventi del Sindaco Tosi e del Vescovo Mons. Zenti. L’obiettivo degli organizzatori era quello di spiegare all’opinione pubblica cosa sono e cosa implicano le teorie del gender per il vivere comune, specialmente oggi che il dibattito politico è di stretta attualità. L’approccio degli interventi è avvenuto in un contesto non confessionale, ma di dialogo tra fede e ragione, quel dialogo oggi sempre più incomprensibile.

Davanti alle 500 persone intervenute il Vescovo Zenti ha ricordato che i cattolici non giudicano le persone, ma occorre “smascherare le dittature invisibili”. «Qui parliamo ormai di una dittatura culturale – dice Mons. Zenti - uno tsunami che travolge chi non ha una forte personalità e che punta a modificare il Dna della società che ha il suo nucleo vitale solo nella famiglia. Ma se passa questa cultura, come si assicurerà la continuità genetica e il diritto di un bambino di nascere per un atto di amore e non per la tecnologia?».

La parola “dittature invisibili” richiama fortemente quella di “lobby” che è emersa in numerosi interventi dei relatori, in particolare quelli della prof.ssa Dina Nerozzi che ha affrontato un excursus storico dell’ideologia gender e da quello del prof. D’Amico che ha parlato del rischio concreto di una nuova forma di totalitarismo definito “biopolitico”. In particolare – rileva D’Amico – si può notare l’avanzare di una forma utopica che mira a rivoluzionare l’uomo, uno scardinamento antropologico che passa «dalla desacralizzazione della religione e la conseguente sacralizzazione del diritto positivo».

La “sacralizzazione del diritto positivo” che mira alla “rivoluzione antropologica” passa però attraverso prassi giuridicamente eterodosse. È il caso dei famigerati principi di Yogyakarta che hanno l’ambizione di imporsi come guida universale ai diritti umani nelle leggi internazionali, ma che svelano un vulnus in diversi ambiti giuridici. Come ha ricordato il prof. Galantini questi ambiti riguardano il rapporto tra diritto internazionale e diritto interno degli Stati, il principio di uguaglianza, i diritti civili di libertà di espressione, di libertà religiosa, il diritto di famiglia.

In campo strettamente medico-scientifico è rimasta la dott.ssa Atzori che ha parlato di un vasto corpus di prove genetiche, neurofisiologiche, psicomporamentali, etologiche e sociologiche che mostrano come la classificazione sessuale è ben più di un semplice costrutto sociale. Le scienze però soffrono di una profonda crisi epistemologica per cui spesso uno scienziato si trova a fare il filosofo e viceversa, finendo in un vicolo cieco di incomunicabilità e incomprensione. È quella crisi della ragione che più volte Benedetto XVI ha sollevato nel suo ricco magistero, ma che è ancora lontana dall’essere risolta.

Infatti, come ha ricordato il prof. De Mattei, nella prospettiva degli illuministi, dei marxisti e degli evoluzionisti post-moderni, l’uomo è materia in evoluzione, privo di forma e natura propria. Il corpo rimane materia modellabile dalla cultura. La visione cristiana – aggiunge De Mattei – presuppone la creazione dell’uomo da parte di Dio e dunque una relazione di dipendenza radicale, presuppone una Rivelazione divina e una legge naturale scritta nel cuore di ogni uomo. L’uomo è sempre lo stesso, composto di corpo e anima, si può determinare, ma è anche determinato da questa ineludibile relazione con Colui che lo ha chiamato ad essere.