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«La misericordia è antidoto al terrorismo»

Nel messaggio «Urbi et orbi» per la Pasqua 2016 Papa Francesco ha denunciato il terrorismo e le guerre civili, riproponendo il tema della misericordia, antidoto a ogni violenza. Il Papa ha ricordato nella preghiera le maggiori aree di crisi e anche il dramma dei profughi «in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla povertà e dall'ingiustizia sociale».
- L'inno alla speranza, di papa Francesco

Papa Francesco e il messaggio Urbi et orbi

Papa Francesco Urbi et orbi

Nel messaggio «Urbi et orbi» per la Pasqua 2016 Papa Francesco ha denunciato il terrorismo e le guerre civili, riproponendo il tema della misericordia, antidoto a ogni violenza.

Francesco ha esordito appunto con un richiamo alla misericordia. La Risurrezione, ha detto il Papa, «realizza pienamente la profezia del Salmo: la misericordia di Dio è eterna, il suo amore è per sempre, non muore mai. Possiamo confidare totalmente in Lui, e gli rendiamo grazie perché per noi è disceso fino in fondo all’abisso». «Di fronte alle voragini spirituali e morali dell’umanità, di fronte ai vuoti che si aprono nei cuori e che provocano odio e morte, solo un’infinita misericordia può darci salvezza. Solo Dio può riempire col suo amore questi vuoti, questi abissi, e permetterci di non sprofondare». 

Con l'evento della Pasqua «l’abisso della morte è stato varcato e, con esso, sono stati sconfitti il lutto, il lamento e l’affanno (cfr Ap 21,4). Il Signore, che ha patito l’abbandono dei suoi discepoli, il peso di una ingiusta condanna e la vergogna di una morte infame, ci rende ora partecipi della sua vita immortale e ci dona il suo sguardo di tenerezza e di compassione verso gli affamati  e gli assetati, i forestieri e i carcerati, gli emarginati e gli scartati, le  vittime del sopruso e della violenza».  

Ne abbiamo bisogno. «Il mondo è pieno di persone che soffrono nel corpo e nello spirito, mentre le cronache  giornaliere si riempiono di notizie di efferati delitti, che non di rado si consumano tra le mura domestiche, e di conflitti armati su larga scala che sottomettono intere popolazioni a indicibili prove». Il Papa cita la Siria, «Paese dilaniato da un lungo conflitto, con il suo triste corteo di distruzione, morte, disprezzo del diritto umanitario e disfacimento della convivenza civile». Cita anche le guerre in corso  in Iraq, nello Yemen e in Libia. 

Auspica che «l’immagine dell’uomo nuovo, che splende sul volto di Cristo, favorisca in Terrasanta la convivenza fra Israeliani e Palestinesi, come anche la paziente disponibilità e il quotidiano impegno ad adoperarsi per edificare le basi di una pace giusta e duratura tramite un negoziato diretto e sincero». E il Papa augura successo agli «sforzi intesi a raggiungere una soluzione definitiva alla guerra in Ucraina, ispirando e sostenendo anche le iniziative di aiuto umanitario, tra cui la liberazione di persone detenute».

Soprattutto, Francesco esprime «vicinanza alle vittime del terrorismo, forma cieca ed efferata di violenza che non cessa di spargere sangue innocente in diverse parti del mondo, come è avvenuto nei recenti attentati in Belgio, Turchia, Nigeria, Ciad, Camerun, Costa d’Avorio e Iraq». E si rivolge pure «al Burundi, al Mozambico, alla Repubblica Democratica del Congo e al Sud Sudan, segnati da tensioni politiche e sociali». Ricorda pure «il popolo venezuelano nelle difficili condizioni in cui si trova a vivere».

Il Papa invita tutti a «non dimenticare gli uomini e le donne in cammino alla ricerca di un futuro migliore, schiera sempre più numerosa di migranti e di rifugiati –  tra cui molti bambini –  in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla povertà e dall’ingiustizia sociale. Questi nostri fratelli e sorelle, sulla loro strada incontrano troppo spesso la morte o comunque il rifiuto di chi potrebbe offrire loro accoglienza e aiuto». E la priorità va data ai «più vulnerabili e quanti sono perseguitati per motivi etnici e religiosi».

Ancora una volta, il Papa ricorda anche la Terra, «maltrattata e vilipesa da uno sfruttamento avido di guadagno, che altera gli equilibri della natura. Penso specialmente a quelle aree colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici, che non di rado provocano siccità o violente inondazioni, con conseguenti crisi alimentari in diverse parti del pianeta».

«Con i nostri fratelli e sorelle che sono perseguitati per la fede e per la loro fedeltà al nome di Cristo e dinanzi al male che sembra avere la meglio nella vita di tante persone», riascoltiamo «la consolante parola del Signore: “Non abbiate paura! Io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33).  Oggi è il giorno fulgido di questa vittoria, perché Cristo ha calpestato la morte e con la sua risurrezione ha fatto risplendere la vita e l’immortalità (cfr 2Tim 1,10)».

«A quanti nelle nostre società - ha concluso il Papa - hanno perso ogni speranza e gusto di vivere, agli anziani sopraffatti che nella solitudine sentono venire meno le forze, ai giovani a cui sembra mancare il futuro, a tutti rivolgo ancora una volta le parole del Risorto: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose … A colui che ha sete darò gratuitamente acqua dalla fonte della vita” (Ap 21,5-6)».

- L'INNO ALLA SPERANZA, DI PAPA FRANCESCO