a cura di Anna Bono
  • Medici senza frontiere

La nave di Medici senza frontiere Aquarius non effettuerà più operazioni di soccorso nel Mediterraneo

Il 7 dicembre l’organizzazione non governativa Medici senza frontiere ha annunciato di vedersi costretta a interrompere le attività di soccorso agli emigranti nel Mediterraneo tramite la nave Aquarius a causa dei “continui attacchi dei paesi europei alle operazioni di ricerca e soccorso”. La Aquarius era bloccata nel porto di Marsiglia dal 23 settembre, da quando cioè l’autorità marittima di Panama ne aveva revocato l’iscrizione dal proprio registro navale “sotto la pressione economica e politica delle autorità italiane”. In un comunicato congiunto Msf e Sos Méditerraneée all’epoca avevano protestato che il provvedimento condannava “centinaia di uomini, donne e bambini alla disperata ricerca di sicurezza ad annegare in mare” e infliggeva “un duro colpo alla missione umanitaria dell’Aquarius, unica nave gestita da una ong rimasta per la ricerca e il soccorso nel Mediterraneo centrale”. Ma le navi delle ong sono state accusate di collaborare con i contrabbandieri e con i trafficanti di emigranti. Il ministro dell’interno italiano Matteo Salvini ha definito le loro operazioni “un servizio di taxi” dalla Libia ai porti italiani. Il ministro ha accolto con soddisfazione la notizia della definitiva sospensione delle attività dell’Aquarius: “meno navigazioni – ha detto – meno sbarchi, meno morti”. Msf nel rendere nota la propria decisione ha detto che i paesi dell’Unione Europea guidati dall’Italia hanno dimostrato di non riuscire da soli a fornire un adeguato servizio di soccorso e tuttavia hanno attivamente sabotato gli sforzi altrui di salvare vite nel Mediterraneo.