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La scienza di Galileo secondo Paolini

Lo stile di Paolini, a metà fra la recita teatrale e la ricognizione documentale, non piace a tutti ma è televisivamente efficace e dimostra che ogni tanto in tv si può osare qualche formula alternativa ai reality show o all'imperante chiacchiericcio da salotto.

Più che uno scienziato era un tecnico che per campare – al di là delle sue intuizioni rivoluzionarie – faceva gli oroscopi. Così Marco Paolini presenta Galileo Galilei, nel suo “Itis Galileo”, spettacolo teatrale trasmesso mercoledì sera su La7 in diretta dai laboratori sotterranei del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn).

La location del tutto particolare dà un ulteriore senso di spettacolarità al monologo scritto da Paolini insieme a Francesco Niccolini, che nel titolo ricorda il nome di un qualunque istituto tecnico e rappresenta le difficoltà della scienza nell’affrontare principi universali. Pur senza rinunciare a qualche provocazione, Paolini evita la banale contrapposizione tra scienza e fede e la sua sintesi parziale della biografia di Galileo è una sorta di “bigino” per far scoprire al grande pubblico alcuni principi di base della filosofia e della storia, oltre che della matematica e della fisica.

In questa chiave divulgativa, alla fine dello spettacolo lo speciale su La7 ha proposto “L’importanza della carta stagnola”, spazio di approfondimento condotto da Natascha Lusenti; alcuni ricercatori dell’Infn, hanno raccontato gli esperimenti realizzati presso il centro di ricerca,m in collegamento con il rettore dell’Università di Padova Giuseppe Zaccaria e due ricercatori in collegamento dalla Cattedra di Galileo al Palazzo del Bo.

Lo stile di Paolini, a metà fra la recita teatrale e la ricognizione documentale, non piace a tutti ma è televisivamente efficace e dimostra che ogni tanto in tv si può osare qualche formula alternativa ai reality show o all'imperante chiacchiericcio da salotto.