• FESTIVAL DELLA FILOSOFIA

L'amore non è (più) una cosa meravigliosa

L'amore interessa perché diventa un problema. Lungi dall'essere una cosa meravigliosa, nel mondo contemporaneo è diventato fonte di grande sofferenza. La sociologa Eva Illouz suggerisce una spiegazione: l'amore ha perso la sua dimensione morale.

Eva Illouz

Si è concluso nel weekend a Modena il Festival della Filosofia, un evento che stupisce sempre per il successo che riesce a riscuotere nel pubblico. A tutti evidentemente piace sentirsi filosofi per qualche giorno, anche a quelli che al liceo quando si parlava di Hegel dormivano. Ma quest'anno l'affollarsi di aspiranti filosofi a Modena stupisce un po' meno perché il tema è di quelli che davvero interessano a tutti: l'amore. Siamo pur sempre nella rossa Emilia, e dunque il pubblico deve sopportare i riferimenti obbligatori all'amore omosessuale e ai suoi diritti: dalla filosofa-onorevole Michela Marzano alla sociologa Chiara Saraceno passando per il giurista Stefano Rodotà, un vecchio trombone dei «nuovi diritti» che Grillo avrebbe voluto addirittura presidente della Repubblica. Modeste le reazioni dei pochi cattolici, invitati per mostrarsi pluralisti e che hanno, nella sostanza, parlato d'altro.

La scelta del tema appare però azzeccata. L'amore - «La nuova Bussola quotidiana» ne ha dato puntualmente notizia, recensendo gli studi più importanti sul tema mano a mano che sono stati pubblicati - è schizzato al primo posto fra i temi trattati dai filosofi e dai sociologi. La circostanza è sospetta: se si parla tanto di amore è perché, da risorsa che era, è diventato un problema. E proprio questo farsi problema dell'amore è stato al centro a Modena della lezione magistrale finale della sociologa israeliana Eva Illouz, l'autrice del bestseller mondiale «Perché l'amore fa soffrire» - il titolo non inganni, si tratta di vera e talora pesante sociologia - che abbiamo già recensito su queste colonne.

L'amore moderno e post-moderno è proprio un problema, ha scandito la Illouz. «L'amore pre-moderno - ha detto - proprio perché era l'affermazione di un punto di vista morale, aveva la forza di mettere in discussione le norme e le regole che lo limitavano. Ma ora ad essere messo in discussione è proprio il fatto che l'amore sia una forza morale. L'amore ha giocato il ruolo di grande utopia emozionale nei secoli di gestazione della figura dell'individuo. Ormai, esso è divenuto un problema, preso in carico dalle comunità terapeutiche».

Nel mondo pre-moderno l'amore è un'esperienza che nasce dall'incontro tra tre componenti, una morale - «non negoziabile», secondo la Illouz, nel senso che esiste già e non può essere reinventata ogni volta che si comincia una relazione amorosa - una sentimentale e una sessuale. Certamente la presenza della componente morale limita in qualche modo le scelte: ma in realtà offre un quadro di riferimento anche a chi, individualmente, la mette in discussione. La modernità, con un lungo percorso che ha accelerato in modo decisivo con il 1968, ha eliminato dall'amore l'elemento morale.

La Illouz non critica questo passaggio in nome della morale - è una sociologa liberal e femminista - ma in nome dei cattivi risultati che ha conseguito. «L'amore ha sempre fatto soffrire - ha detto a Modena - ma oggi lo fa molto più di prima». Perché la scelta, una volta eliminato l'elemento morale, diventa potenzialmente infinita. Ho promesso fedeltà, magari mi sono sposato: ma posso sempre cambiare idea, e il contesto mi incita a guardarmi intorno e a considerare sempre la possibilità di infinite scelte alternative. E naturalmente mi rendo conto che questo vale anche per la persona amata e per il coniuge: anche le sue potenziali alternative sono infinite, anzi ormai neppure più ristrette alla cerchia dei conoscenti perché su Facebook può conoscere partner eventuali di tutto il mondo. Di qui una cronica insicurezza, una difficoltà a impegnarsi e a prendere impegni «per sempre», il timore di fallire e la perdita dell'autostima quando non si è più amati. «Come si ama - si chiede la Illouz - quando si ha la sensazione che un candidato migliore può sbucare da un momento all'altro?».

Si ama male, risponde la sociologa, e la stessa promessa liberazione sessuale è ampiamente mitologica. Al contrario, spesso «di fronte a una situazione permanente di abbondanza, il meccanismo del desiderio s'inceppa». E si finisce da una folla di terapisti, ansiosi di risolvere il nostro «amore-problema» a pagamento.

Per la Illouz nel più ampio contesto culturale moderno e postmoderno era fatale che le cose andassero così, e non c'è modo di tornare indietro. Se non, si potrebbe obiettare, intervenendo sul contesto. L'enciclica «Lumen fidei» c'insegna precisamente che la capacità di prendere impegni e di amare «per sempre» è la prima vittima di una cultura che tiene in sospetto la fede e una dimensione trascendente che assicura all'uomo la vita eterna. Ma la fede, la trascendenza e un amore «per sempre» non sono frutti della storia, come vorrebbe il relativismo. Sono possibilità permanenti, che la Provvidenza offre continuamente agli uomini e alle donne che solo siano disposte ad accogliere questa offerta.