• IL CASO SUMAYA

L'avanzata dell'islam politico nel Pd di Milano

Terremoto politico a Milano. Sumaya Abdel Qader, consigliera comunale del Partito Democratico, diventerà presidente della Commissione cultura di Palazzo Marino. La notizia non è ancora ufficiale e l’elezione è attesa per la settimana prossima. Ma già così la polemica infuria. Perché è proprio lei il volto dell'islam politico.

Sumaya Abdel Qader

Terremoto politico a Milano. Sumaya Abdel Qader, consigliera comunale del Partito Democratico, diventerà presidente della Commissione cultura di Palazzo Marino. La notizia non è ancora ufficiale e l’elezione è attesa per la settimana prossima. Va presa, dunque, con le molle e passerà attraverso un prossimo dibattito politico prima della conferma. Ma già la proposta di fare della Abdel Qader la presidente della Commissione cultura fa discutere in sé. E non per la sua fede islamica.

Come La Nuova Bussola Quotidiana ha più volte detto e documentato, i legami fra Sumaya Abdel Qader e i Fratelli Musulmani sono più che un sospetto. Lo dimostra una rete di legami con organizzazioni islamiche, in Italia e all’estero, tutte appartenenti alla galassia della Fratellanza e il suo giudizio storico, tutt’altro che ostile su Hasan al Banna, suo fondatore. Il Pd, nel 2016, aveva querelato per diffamazione l’antropologa Maryan Ismail e il consigliere Matteo Forte, perché i due sostenevano come, fra il Pd e l’islam politico, vi fosse un “rapporto non occasionale”. Il Pd ha perso la causa. A dimostrazione che, anche secondo la magistratura, fra Pd e islam politico, dunque a quella parte di islam che si ispira direttamente o indirettamente alla missione dei Fratelli Musulmani, c’è un rapporto non occasionale. E’ un rapporto politico. Nella loro conferenza stampa, la Ismail e Forte citavano, a dimostrazione di questa relazione l'elezione in Consiglio di Sumaya Abdel Qader, “che ha ricoperto ruoli di rilievo della Fioe, organizzazione indicata dal sito Global Muslim Brotherhood Daily Watch come legata ai Fratelli musulmani”.

Si può capire dunque il perché di una reazione forte alla nomina della Abdel Qader. Prima di tutto nel centrodestra. “È l'ennesima dimostrazione che il Pd è sottomesso ai voleri della comunità islamica” ha dichiarato Silvia Sardone (Fi). Non tutta la comunità islamica, comunque, si schiera dalla parte dell’islam politico. Ma la proposta di nomina, “È il segno che la sinistra dialoga soprattutto con l'islam politico” come ha aggiunto Fabrizio De Pasquale, sempre di Forza Italia. “Ancora una volta la Sinistra buonista milanese sacrifica sull'altare del politicamente corretto la nostra cultura e le nostre tradizioni” ha protestato il consigliere della Lega Max Bastoni. Mentre Stefano Maullu (Forza Italia) reagisce a “un altro intollerabile schiaffo per la comunità ebraica”. Perché, dice il consigliere azzurro: “Sumaya Abdel Qader non ha mai chiarito del tutto le sue posizioni su Israele”, visto che ha partecipato a un evento del Bds, la sigla pro boicottaggio dello Stato ebraico.

Il giornalista inviato di guerra Toni Capuozzo, un’autorità sul Medio Oriente, è meno preoccupato dall’atteggiamento della consigliera su Israele, perché le critiche a uno Stato sono legittime. “E ci mancherebbe altro non fosse legittimo”. Il nocciolo del problema, secondo Capuozzo è semmai la sua scelta “di portare il velo, scelta libera e rispettabile nella vita privata come in quella pubblica, mi fa dire che non è il profilo migliore per rappresentare le molte facce della cultura milanese. Se per Cultura, e cultura in una città europea, intendiamo anche valori irrinunciabili quali i diritti della donna, questa non è integrazione, è multiculturalismo distratto, facilone: il contrario di un dialogo franco, rispettoso ma intransigente sui diritti e sui doveri”.

Non c’è solo il centrodestra a protestare. Anche nella sinistra sorgono molte perplessità. “È un’indicazione non felice. Non per la persona, beninteso, ma perché servirebbero candidature meno divisive. Altre personalità rappresenterebbero meglio l’anima di tutta la città”, ha dichiarato Enrico Marcora, della lista civica del sindaco Sala. In realtà è lo stesso primo cittadino milanese ad esprimere dubbi sulla proposta del Pd. Ieri, mentre gonfiava la polemica, chiedeva pubblicamente di “frenare un attimo”. Cioè? “La Commissione cultura è una delle commissioni, ma è molto delicata e suscita interesse in città, quindi il mio suggerimento è di coinvolgere in un confronto tutte le forze politiche, di maggioranza in primis, e poi di portare una soluzione”. Giusto per far capire quanto poco sia convinto, ha anche dichiarato che: “Io in generale non prendo mai le parti della mia lista, perché non sarebbe nemmeno corretto – però… - in questo caso credo che abbiano diritto a chiedere un dibattito profondo”. Gli esponenti della lista civica del sindaco propongono, come alternativa, Alberto Veronesi, figlio di Umberto.

Potrebbe anche darsi che, la settimana prossima, Veronesi passi e la Abdel Qader no. Ma non sarebbe la fine della questione. Perché la consigliera, come affermano fonti de La Nuova Bussola Quotidiana, è molto impegnata a far “proseliti”. Un proselitismo che “passa attraverso il suo impegno nella commissione urbanistica. Lo scambio è ‘io vi aiuto a realizzare le due moschee e mettere in regola le altre 4 in cambio del sostegno a Sala nel prossimo turno elettorale’. Porta questa proposta, non solo nei luoghi di culto, ma anche nelle associazioni culturali delle comunità islamiche”. E prova anche nelle scuole: “Ha cercato di accreditarsi presso la scuola araba Naghib Mafuz di Milano – ci spiega la fonte - che però ha categoricamente rifiutato il contatto con la consigliera e vice presidente commissione cultura. Questo perché l'Istituto è sotto il diretto controllo del Consolato egiziano, quindi sono pro Al Sisi che ritiene i Fratelli Musulmani un’organizzazione terrorista”. Quello fra Pd e islam politico è un rapporto sempre più importante, per motivi soprattutto elettorali. L’islam milanese è una realtà molto più fluida di quanto si creda, ci spiega la fonte: “Il Pd è preoccupato ancor più dopo aver perso Cinisello e Sesto anche grazie al voto dei cittadini mussulmani residenti che hanno votato contro le due moschee proposte dall'islam politico”.