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Le chiavi dell'emigrazione in Europa le ha ancora Erdogan

La Grecia torna ad essere un punto di passaggio privilegiato per entrare in Europa dal Medio Oriente. Aumenta il flusso di emigranti. E c'è un solo paese che ha la chiave per il passaggio: la Turchia. Erdogan lo sa e sfrutta questo vantaggio nei negoziati con l'Ue. Dal 2011 la Turchia ha accolto 3,5 milioni di rifugiati dalla Siria. 

Campo profughi di Kilis, Turchia

Era aprile quando la Grecia si affrettava a rafforzare il confine con la Turchia, per via dei timori crescenti in seguito al brusco aumento del numero di immigrati che attraversano la frontiera. Circa 2.900 persone avevano attraversato il confine terrestre solo di aprile, superando di gran lunga il numero di chi arrivava via mare, secondo l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). La cifra, relativa solo a quel mese rappresenta la metà del numero totale di attraversamenti durante tutto il 2017.

Parlando dalla città di frontiera di Orestiada, il sindaco locale, Dimitris Mavrides, ha dichiarato al Guardian: “Le nostre strutture di accoglienza sono sopraffatte e le cose stanno per uscire fuori controllo. Stanno arrivando molti di più di quelli che vengono effettivamente registrati”. La Grecia è un importante punto di ingresso per gl’immigrati che cercano una vita migliore in Europa, con oltre 24.000 arrivi finora quest'anno. La maggior parte prevede di proseguire verso paesi europei più prosperi. Erdoğan lo sa. Ma anche la Merkel. Cosa di cui ha dato dimostrazione qualche settimana fa all’incontro con il “sultano”: il futuro dell’Unione europea potrebbe ancora essere nelle mani del presidente turco.

Erdoğan ha cercato di evitare l’assalto a Idlib soprattutto per due motivi. Il primo è quello di non perdere l’influenza su un’area fondamentale per la sua strategia siriana, il secondo sono i rifugiati. Il fatto che Erdogan abbia sigillato costantemente il confine con carri armati, blindati e fortificazioni, non è soltanto un “deterrente” a una possibile operazione congiunta russo-siriana. Il vero motivo è quello di monitorare l’eventuale fuga di centinaia di migliaia di persone da Idlib: un incubo che vedrebbe la Turchia come terra di un esodo biblico. A fronte di questo delicatissimo equilibrio, Erdoğan potrebbe fare quello che ha fatto per molto tempo: aprire le frontiere turche e lasciare che i rifugiati tornino a intasare la rotta balcanica. E la cosa non può che terrorizzare l’Europa.

E oggi non è un caso se la Grecia sta affrontando anche dopo l’estate, una grande ondata di arrivi di migranti privi di documenti nella regione di Evros, un punto di ingresso per gl'immigrati che tentano illegalmente di entrare in Turchia. L’afflusso da paesi come l'Afghanistan, il Pakistan, la Siria, l'Iraq, il Bangladesh e i paesi africani verso la Turchia è in aumento negli ultimi mesi, con 1,5 milioni di persone provenienti da paesi musulmani che aspettano al confine iraniano per entrare. Ciò non ha potuto altro che incrementare le paure di Atene: potrebbero essere diretti tutti verso la Grecia. Ma si tratta di più di un sospetto. La città greca di Salonicco è già in crisi. Stando ad un recente articolo di Greek Reporter, “dozzine di migranti hanno trasformato la piazza di Aristotele nel centro di Salonicco in un campo di fortuna”, con molti “che dormono allo scoperto”.

Una situazione che rischia di precipitare, ma che non coinvolge soltanto la Grecia. Bensì anche il resto d’Europa con il massiccio numero di nuovi arrivi, in particolare dall'Afghanistan, attraverso l'Iran, in Turchia. “I contrabbandieri lasciano gli afghani e persone di altri paesi, compresi i bambini, sulle montagne: i clandestini camminano per chilometri attraverso l'area di confine. […] Tutti mirano ad andare a Istanbul, ma prima vanno a Erzurum, una città determinata come luogo di transito. Alcuni poi fuggono in Europa attraverso la Grecia e la Bulgaria, mentre altri vengono coinvolti in crimini, come il furto e la prostituzione, a Istanbul, e sono costretti a lavorare senza documenti.” È la sintesi di quello che sta succedendo pubblicata dal rapporto investigativo mandato in stampa sul quotidiano turco Hurriyet. “Secondo i dati dell'Autorità per l'Immigrazione turca, dall'inizio di quest'anno fino al 29 marzo, sono stati catturati 17.847 clandestini afgani; 9.426 siriani; 5.311 pakistani e 4.270 iracheni. Quelli invece arrestati dalla polizia sono 47.198”.

In un'intervista di aprile sul quotidiano turco Milliyet, Erdal Güzel, a capo della ‘Erzurum Development Foundation’, ha dichiarato “è stato raggiunto il culmine delle persone che entrano illegalmente in Turchia e ritornano in Afghanistan. Cosa che è diventata tanto facile come lo è per un cittadino turco viaggiare da una città all’altra. Hanno imparato la strada. […] Secondo le loro stesse testimonianze, prendono di notte degli autobus per l'Iran e aspettano lì fino a quando non è il momento giusto: alcune famiglie sono in attesa di cibo o acqua per 15 o 20 giorni. […] Negli ultimi anni, il traffico migratorio è aumentato incredibilmente. I contrabbandieri di esseri umani riempiono i camion di queste persone e le trasportano come pecore. Entrano in Turchia e poi vogliono andare in Germania attraverso la Grecia, la Serbia e l'Ungheria”.

La tratta di esseri umani e il contrabbando di persone sono gravi reati. E non si tratta di una scoperta sensazionale. Tuttavia, sembra che una rete internazionale altamente organizzata da vari attori - compresi gruppi di contrabbando, organizzazioni internazionali e persino governi, come quello della Turchia - siano coinvolti o complici nel movimento illegale di massa e nell'abuso di un gran numero di persone. È la denuncia di alcuni commentatori, ma anche quello che emerge dalle minacce delle autorità turche che, ripetutamente, sono state inoltrate all'Europa circa l'afflusso di immigrati. Nel novembre 2016, ad esempio, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato apertamente: “Quando 50.000 rifugiati si sono diretti a Kapikula [al confine tra Turchia e Bulgaria], avete urlato: 'Cosa faremo se la Turchia aprirà i cancelli di confine?' Guardami, se andate troppo lontano, apriremo quelle porte di confine, lo sapete”. E le minacce di Erdoğan non dovrebbero essere mai sottovalutate. Specie se si tiene in considerazione che tra immigrati e presunti rifugiati si trovano islamici in odore di jihad e sostenitori dell'ISIS. Non è scoperta recente il fatto che molti dei terroristi implicati negli attentati di Manchester, Parigi, Bruxelles, Berlino, Stoccolma e San Pietroburgo negli ultimi anni abbiano avuto collegamenti con il territorio turco: alcuni sono stati fermati in Turchia; altri sono passati di là per attraversare la Siria e unirsi all'ISIS; altri ancora hanno sfruttato il territorio turco come luogo di appoggio e hanno vissuto lì per un po’. La Turchia è stata usata abitualmente dagli islamisti come rotta verso le aree della Siria e dell'Iraq per entrare a far parte proprio di gruppi terroristici.

Il New York Times evidenzia che dal 2011 la Turchia ha accolto circa 3,5 milioni di rifugiati siriani e ha speso 30 miliardi di dollari nella gestione del flusso. Erdoğan ha anche concesso la cittadinanza turca a più di 60mila siriani, per lo più quelli con alto profilo culturale ed economico: utili per la manodopera qualificata, a basso costo anche solo per spirito di gratitudine al governo turco. Una politica prova delle capacità strategiche del “sultano”, messa in atto non per spirito di beneficenza, ma per un perfetto calcolo politico. E per l’Europa i rischi sono enormi. Se saltasse l’accordo con Putin, il presidente turco potrebbe rivolgersi di nuovo all’Europa ricattandola come ha fatto per anni, e cioè minacciandola di essere travolta da altri immigrati in cambio di denaro.

Jane Lewis, il capo umanitario della Commissione europea ad Ankara, mesi fa illustrava il programma governativo per rendere più efficiente l’assistenza in denaro in altri paesi per gli immigrati. Lewis sostiene che il modello potrebbe essere implementato in altri paesi, tra cui la Giordania e il Libano. Ma dato che il budget attuale dovrebbe esaurirsi nel primo trimestre del 2019, il futuro del programma dipenderà da un secondo impegno in denaro dell'Europa. Ma soprattutto da esso dipenderà il futuro dell'Occidente in balia dell'immigrazione, per quanto a lungo le cose potranno dirsi risolte con gli assegni?