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L'eminenza grigia di Beppe Grillo

Alla scoperta di Gianroberto Casaleggio, vero regista dell'operazione Grillo, comparso sul palco del comico genovese nel comizio di chiusura della campagna elettorale in Piazza san Giovanni a Roma. Un vecchio statalista ma ipertecnologico.

Casaleggio e Grillo

Nel fragoroso epilogo della sua forsennata e vittoriosa campagna elettorale, Beppe Grillo, innanzi alla folla oceanica di Piazza San Giovanni, ci ha tenuto che a chiudere il suo spettacolo (lo chiama impudicamente così, “comizio” del resto era una parola che faceva ripulsa anche a Monti) facendo parlare altre facce del movimento.

Tutti quanti sul palco, candidati e non: ecco che il microfono vien dato a Pizzarotti, il sindaco grillino di Parma, poi il siciliano, poi Beppe presenta tutti, il cameraman, la guardia del corpo, il tecnico informatico. Infine, un gesto che ha spiazzato tutti: «Non ci sarebbe stato il Movimento 5 stelle senza una persona, che è qua, per la prima volta... è una persona schiva, un manager, ha una piccola azienda, ci ha rimesso soldi e tempo, ha solo raccolto ingiurie delle più incredibili, che dietro di lui ci sia la massoneria, la J.P. Morgan, una persona come voi e come me che si è rotta i coglioni di questo mondo e lo vuole cambiare, è Gianroberto Casaleggio». Coup de Theatre. Applausi, qualche fischio, non si sa se di disapprovazione.

Casaleggio, il “guru” che sta dietro Grillo e di cui il grande pubblico ha appreso solo quando recentemente il consigliere regionale Favia ha raccontato in un fuori onda i suoi metodi e le sue idee («Casaleggio è il guru che ha costruito il movimento 5 stelle», «prende per il culo tutti», «è vendicativo»), sul palco non si era mai visto: le eminenze grigie, i pupari, quando mai si mostrano in pubblico? Eppure è successo. Eccolo, sostenuto dall’abbraccio un po’ sgraziato del comico, il guru pare un po’ torvo, la sua posizione rispetto alla massa è un po’ defilata, la testa con la caratteristica canuta tendina di capelli arruffati è leggermente china. «Grazie» dice Casaleggio, con una erre moscia che potrebbe tradire l’estrazione non esattamente popolana. «Io parlo poco, quindi stasera è una delle pochissime volte che mi vedrete parlare» dice severo.

«Io mi ricordo un famoso slogan del 1968 che diceva la fantasia al potere, ecco noi abbiamo bisogno della fantasia e della creatività per uscire da questa situazione, che è molto peggiore di quella che forse voi pensate. Però oltre alla fantasia e alla creatività, abbiamo bisogno di due cose in più: una è la trasparenza, e assieme alla trasparenza l’onestà, e assieme all’onestà la competenza. Con la trasparenza, l’onestà e la competenza cambieremo l’Italia». Applausi. «Poi volevo dirvi un’altra cosa: io e Beppe in questi quattro o cinque anni più volte abbiamo alternativamente deciso di buttare la spugna, però quando voleva buttare la spugna lui non volevo buttarla io, e viceversa, quindi siamo arrivati fino a qui, questa sera, grazie a tutti». Fine del messaggio.

La prima epifania pubblica di Casaleggio produce un messaggio che apparentemente è di una banalità sconcertante. Ma essendo la prima comunicazione diretta del guru fuori dal web e dalle stanza del movimento (Favia ha raccontato a Canale 5 anche qualche sera fa del programma fatto a porte chiuse da Grillo e Casaleggio, in base a principi di marketing) vale la pena di analizzare bene il messaggio. Tanto più che viene da un pensatore dalla radice culturale molto inquietante: per alcuni è ossessionato dai cicli arturiani, per Massimo Introvigne potrebbe essere seguace dell’ideologia tecnocratico-esoterica di Alexandre Saint-Yves d’Alveydre (1842 – 1909); certo è che, come dichiarato nel video Gaia, prodotto dalla Casaleggio Associati e fino a poco tempo fa ben visibile sulla sua pagina web con la dicitura "La nostra visione del futuro della politica", preconizza per il 2020 una guerra mondiale contro Russia, Cina e Iran (interessante dato per capire la finora fumosa politica estera del primo partito d’Italia) a base di armi batteriologiche, al termine della quale sopravviverà un miliardo di persone soltanto: con una popolazione mondiale così drasticamente ridotta, questa sarà la condizione ideale per instaurare finalmente la democrazia elettronica, in un mondo senza più stati, passaporti o rappresentanti politici, con un account web per ogni sopravvissuto che gli consente di accedere alla società.

Una prospettiva mostruosa, che il Casaleggio invece rivendica come ideale.
Così, soffermiamoci su questo messaggio apparentemente banale pronunciato in Piazza San Giovanni. Grillo, in quella che potrebbe suonare come una excusatio non petita, tira in ballo la massoneria e la J.P Morgan - sui legami tra Casaleggio e la massoneria non vi sono ovviamente dati certi, sulla discussa banca d’affari J.P. Morgan invece ci scrisse un denso articolo Il Giornale, indicandola come partner della Casaleggio associati tramite la società Enamics. Quando poi Casaleggio tira in ballo il ‘68 e la creatività, non sta parlando a vanvera: sta atuando una strategia precisa. Ossia, quella di convincere il pubblico che esso è libero e indipendente, fantasioso, speciale. Uomini liberi e creativi, e non invece quello che pare da fuori: una immane massa di frustrati urlanti, membri di un partito che al suo interno ha una democrazia fittizia (i voti per le “parlamentarie”, le primarie per scegliere i deputati, sono certificati dai server di Casaleggio). Si tratta di una precisa strategia aziendale di Casaleggio.

Un servizio del giornalista di Affari Italiani Antonio Amorosi, indaga il caso della Webegg S.p.a., società informatica prima di Olivetti e poi di Telecom, che il manager Casaleggio gestì nei primi anni 2000: la società arrivò a perdere 15 milioni di euro, ma Casaleggio comunque non rinunciava ad una sede ipertecnologica, una sala centrale a forma di uovo (per dare l’idea di essere proiettati nel futuro), voli charter per il calcetto aziendale, feste faroniche, spettacoli privati della Litizzetto, Luttazzi, Aldo Giovanni e Giacomo.. Ai dipendenti della Webegg - anche molto critici verso il management che sperperava inutilmente mentre la società andava malissimo - venne infine propinato un video che indicava i dodici “comandamenti” della Webegg. Il comandamento numero 4 dice «Il divertimento è forza creativa». Ecco la creatività al potere: convincere i dipendenti della propria creatività era un modo di motivarli, anche in tempi di crisi aziendale. Poi il decimo comandamento: «trasparenza nei rapporti interni ed esterni». Ecco la trasparenza di cui parla nella fatidica vigilia elettorale. Amorosi scova poi altri comandamenti che sono fisicamente trasmigrati dalla Webegg Spa al Movimento 5 Stelle.

Il personale degli Uffici milanesi della Webegg venne infine travasato nella Casaleggio e associati, che di fatto è il vero nucleo iniziatore dell’M5S. È la Casaleggio associati che fonda nel 2005 il blog di Beppe Grillo, organizza il V-day (dove V sta per “vaffanculo”, iniziale che rimane in maiuscolo anche in “MoVimento” e “PortaVoce”), lanci i meetup: il primo meetup, quello di Milano, infatti non nasce da un gruppo di cittadini arrabbiati, ma da un dipendente di Casaleggio, Maurizio Benzi. È il giugno 2005: il mese successivo, Grillo sul suo blog proporrà ai fan di utilizzare la piattaforma meetup per gli incontri dei suoi sostenitori.

Infine il messaggio relativo ai momenti in cui voleva buttare la spugna lui, ma non Grillo, oppure a quelli in cui voleva mollare tutto Grillo, ma non lui. L’avvertimento è chiarissimo: senza di me, Grillo non esiste. Voi, M5S, non esistete. Sic et simpliciter. Considerando che il movimento nasce fisicamente come parto della sua azienda, come non credergli?