• EDITORIALE

L'eredità di Caffarra, servo fedele della Chiesa

Il cardinale Caffarra

Oggi, 12 dicembre, Carlo Caffarra lascia l'incarico di arcivescovo di Bologna. Non ha voluto per sé alcun saluto ufficiale, andandosene in punta di piedi, nel suo stile. Proprio in questi giorni si è venuto a sapere, ma non da lui, che aveva donato alcuni milioni di euro dell'eredità Faac alla Caritas della città. Bologna non è più così "sazia e disperata", come la aveva definita il predecessore di Caffarra, Giacomo Biffi: ci sono anche lì, oggi, persone in difficiltà anche economica e il pastore non le ha dimenticate.

Cosa resterà del magistero di questo grande cardinale? Sicuramente il suo esempio di vita personale: chi lo ha conosciuto, sa quanto sia un servo fedele della Chiesa, un pastore teso non a predicare "novità" originali, di cui pavoneggiarsi come i teologi alla moda, ma a penetrare sempre più nella ricchezza inesauribile del Vangelo e della Tradizione della Chiesa.

Così ha dedicato parte della sua vita ad indagare il "mistero buono" dell'amore sponsale, certo che il progetto di Dio sul maschio e la femmina non può che essere il bene per ogni uomo, in tutti i tempi e sotto ogni cielo.

Per questo fu scelto, nel 1981, da Giovanni Paolo II come presidente del Pontificio Istituto per gli studi su Matrimonio e Famiglia, la cui nascita fu annunciata, insieme a quella del Pontificio Consiglio per la Famiglia, il 13 maggio 1981: proprio nel giorno dell'attentato a Wojtyla e dell' anniversario dell' apparizione di Fatima. Proprio Lucia di Fatima, ha ricordato recentemente Caffarra, lo aveva ammonito per lettera, con parole che il cardinale ha così riassunto: «Lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio. Non abbia paura, aggiungeva, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo».

Comprendere la famiglia ha significato per Caffarra leggere sempre meglio la natura relazionale dell'uomo; la sua identità maschile o femminile; l'Incarnazione; la teologia del corpo. Quest'ultima si può condensare, in estrema sintesi, nella sua parte filosofica, così: «La persona umana è una persona corporale e il corpo umano è un corpo personale». Ciò significa che la visione del corpo cristiana esclude lo spiritualismo (di qui la grande storia della carità cristiana), così come il materialismo (che riduce l'uomo al suo corpo, finendo per nuocergli, come dimostrano le patologie oggi in crescita: anoressia, bulimia, autolesionismo...).

L'unità della persona umana determina anche il fatto che la sessualità buona, vera, è quella in cui l'uomo e la donna amano con tutto se stessi: il "sesso senza amore", il sesso come dominio e uso del corpo altrui, in altre parole, è disumano. Questo concetto, espresso nelle encicliche tanto amate dal cardinale di Bologna, Humanae vitae e Familiaris consortio, non è stato ancora ben compreso neppure in ambiente cattolico. Per questo anche i libri che il cardinale ci lascia, pubblicati per lo più da Cantagalli ed Ares, sono una fonte preziosa cui continuare ad attingere.