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Libia, mai tante armi da quando c'è l'embargo

Un traffico internazionale fuori controllo di armi sta alimentando le opposte milizie impegnate nella battaglia per Tripoli. E questo malgrado sia in vigore, almeno formalmente, un embargo sulle armi verso la Libia. Solo l'Italia si fa scrupolo di consegnare motovedette, peraltro disarmate, alla Guardia Costiera.

In preparazione della battaglia di Tripoli

Un traffico internazionale fuori controllo di armi sta alimentando le opposte milizie impegnate nella battaglia per Tripoli. L’allarme lo ha lanciato nei giorni scorsi il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres che ha chiesto alla comunità internazionale di controllare le navi che raggiungono i porti libici. Un richiamo neanche troppo indiretto alla "singolare iniziativa" presa dall'Ue a fine marzo di prolungare la missione navale europea Eunavfor Med (Operazione “Sophia”) privandola però delle navi.

I fatti sono noti: l’Italia ha chiesto ai partner europei di sbarcare nei propri porti i migranti eventualmente soccorsi dalle navi dell’Operazione Sophia (che dal 2015 aveva sbarcato in Italia quasi 50mila clandestini) ma per non correre il rischio di sobbarcarsi l’onere dell’accoglienza, tutti gli Stati che hanno aderito all’operazione Ue hanno ritirato le navi lasciando operativi solo aerei ed elicotteri. Tra i compiti di “Sophia” c’era anche il controllo delle navi dirette in Libia e sospettate di trasportare armi in violazione dell’embargo posto nel 2011 dall’ONU su questo genere di carico e mai revocato.

Un compito che ora Guterres chiede agli Stati di assolvere individualmente anche se non pare vi siano state adesioni al suo appello, ribadito anche dall’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamè, che ha sottolineato l’entità delle ultime forniture giunte alle milizie che difendono Tripoli e rispondono al Governo di accordo nazionale (GNA) presieduto da Fayez al-Sarraj e all’Esercito nazionale libico (LNA) del generale Khalifa Haftar.

Informazioni raccolte dall'Onu evidenziano l'ingresso in Libia di armamenti, inclusi aerei e lanciarazzi destinati ad "entrambe le parti" in conflitto, come ha illustrato al Financial Times la numero due della missione delle Nazioni Unite nel paese nordafricano, Stephanie Williams.
Precedenti rapporti dell'Onu indicavano gli Emirati arabi uniti e l'Egitto fra i Paesi che hanno violato l'embargo (sospettate anche Francia e Russia) in appoggio ad Haftar mentre Turchia e Qatar hanno rifornito le forze della Tripolitania legate in gran parte alla Fratellanza Musulmana. Anche Mosca si è preoccupata per le forniture di armi con la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova.: "Le opposte coalizioni che si sono formate attorno al Governo di Accordo Nazionale guidato dal Primo Ministro Sarraj e dall'Esercito Nazionale Libico sotto il comando di Haftar stanno ancora privilegiando l'uso della forza per risolvere le differenze tra loro, Questo è anche motivato dal fatto che a entrambi i campi non mancano armi ed equipaggiamenti militari che entrano in Libia eludendo l'embargo dell'ONU",

In realtà il rispetto dell’embargo non sembra preoccupare né i paesi che potrebbero farlo rispettare né quelli che lo violano sistematicamente anche attraverso le vaste e incontrollate frontiere terrestri della Libia.
Unica eccezione è costituita dall’Italia che si interroga sull’opportunità di continuare, in questa fase di scontri intorno a Tripoli, a consegnare motovedette disarmate alla Guardia Costiera del GNA, che le impiegherebbe peraltro non certo in inesistenti battaglie navali contro le forze di Haftar ma bensì per contrastare i traffici migratori illegali diretti in Italia.

L’impasse nei combattimenti intorno alla capitale viene utilizzato su entrambi i fronti per potenziare gli arsenali con veicoli da combattimento, armi e munizioni, forniture che vengono peraltro ampiamente pubblicizzate sui media libici. “Abbiamo visto in televisione le immagini dei giorni scorsi della consegna a Tripoli di un grande numero di armi pesanti al Governo di accordo nazionale”, ha dichiarato nei giorni scorsi Salamè.

Le truppe di al-Sarraj hanno ricevuto almeno 40 veicoli ruotati protetti Kirpi di produzione turca, sbarcati nel porto della capitale dal cargo moldavo Amazon. Non confermate da immagini televisive invece le indiscrezioni circa la possibile consegna di mitragliatrici pesanti e missili anticarro di produzione bulgara.
Fornitura indirettamente confermata da un tweet delle milizie filo-Sarraj che il 19 maggio recitava: “Il Governo di accordo nazionale potenzia le forze a difesa di Tripoli con veicoli blindati, munizioni e armi di qualità, in vista di una vasta operazione per sconfiggere i ribelli del criminale di guerra, il ribelle Haftar, e ristabilire la sicurezza in tutto il Paese”.

Sul fronte opposto l’LNA ha già ricevuto molte decine di veicoli blindati realizzati negli Emirati Arabi Uniti sullo chassis della Toyota Land Cruiser con i quali nel febbraio scorso è stato conquistato il desertico Fezzan, mentre da pochi giorni sono stati consegnati alle truppe di Haftar veicoli blindati ruotati trasporto truppe al-Mareb al-Wahsh, realizzati in Giordania ma con ogni probabilità pagati dagli Emirati Arabi Uniti.
Si tratta in entrambi i casi di veicoli dotati di scafo resistente a mine e ordigni improvvisati consegnati disarmati ma armabili con torrette dotate di lanciagranate, mitragliatrici e cannoni a tiro rapido. Almeno uno dei veicoli giordani è già stato distrutto in combattimento ed è prevedibile che questi nuovi equipaggiamenti vengano impiegati nelle prossime fasi della battaglia per Tripoli.