• CRISI DEMOGRAFICA

Lituania:passo indietro sull'aborto (e l'Italia?)

In Lituania hanno capito che la crisi economica può essere abbattuta solo incrementando il tasso di natalità. Così, la legge sull'aborto – che uccide circa 33 bambini su 100 nati vivi – viene rivista, regolata e limitata. Una lezione che anche gli italiani dovrebbero imparare.

Bandiera Lituana

Con 49 voti favorevoli, 19 contrari e 25 astenuti, è passato nel Parlamento Lituano il disegno di legge che vuole limitare l’aborto ai soli casi di gravidanza risultante da stupro o da incesto, e quando la salute della donna incinta è a rischio. Prima di approdare al voto definitivo, però, il ddl sarà attentamente vagliato dalla Commissione per i Diritti umani e le Politiche sanitarie.

La proposta di una legge che limitasse i casi di aborto è stata proposta dal Partito di minoranza polacca, e ha subito guadagnato il consenso dell’Unione Lituana cristiano-democratica e del Partito Laburista lituano, superando l’ostacolo dell’evidente ostilità dei partiti progressisti. Le ragioni stanno, per quanto possibile, nello specchio dei numeri e delle percentuali. La Lituania è un paese che vive da tempo piaghe sociali e demografiche inindifferenti: è il paese europeo con più alto tasso di suicidio e più alta percentuale di emigrazione.

A questo, si aggiunga che il tasso di natalità del 2012 (9,34 nati ogni 1000 abitanti) è molto inferiore al tasso di mortalità (11,4 morti ogni 1000 abitanti). Il tasso di crescita della popolazione (ovvero il rapporto tra natalità e mortalità) è negativo da circa 10 anni, raggiungendo nel 2012 la soglia di 0,28. Si stima che ogni donna in età gravida abbia 1,28 figli, segno di una crisi demografica che rischia di pesare sulle future generazioni di lituani.

La crisi demografica – e i lituani lo hanno capito prima di noi – è concausa, forse causa primaria, della crisi economica. Tanto più in un sistema come il nostro, italiano, dove lo stato assistenzialista è fortemente spostato in favore delle pensioni piuttosto che verso il sostegno alle famiglie.

Per queste ragioni, la Lituania ha deciso di intervenire sull’aborto, nella prospettiva di ridurre dei numeri davvero agghiaccianti. Ogni anno in Lituania si consumano circa 10 mila aborti, pari a circa 33 ogni 100 nati vivi. In media, una donna su cento è ricorsa all’aborto. Nonostante la quantità di aborti dall’inizio del millennio si sia in realtà quasi dimezzata (da 13.677 del 2001 a 6.989 del 2011), questo non ha di fatto bloccato la crisi demografica.

Come già sottolineato, l’alto tasso di povertà è un incentivo all’emigrazione, e un’alta percentuale di aborti sono dovuti all’impossibilità economica delle famiglie di appartenenza di sostenere un’ulteriore bocca da sfamare. La maggior parte delle donne che abortiscono, infatti, non ha un alto livello formativo. Inoltre, circa un quarto degli aborti tocca donne tra i 20 e i 24 anni. Il 13 per cento degli aborti sono praticati a donne tra i 15 e i 19 anni.

Una prima legislazione sull’aborto si è costituita nel 1955, durante il dominio sovietico. L’aborto era possibile fino alla dodicesima settimana e solo nel caso non esistessero controindicazioni per la madre e solamente nell’eventualità di handicap fetali. Non dissolvendosi però le pratiche di aborto illegale, dal 1982 il governo sovietico ha aumentato a 28 settimane il limite massimo per la procedura, ampliandone anche le giustificazioni. Oltre alle cause di salute, concause ritenute valide erano: la morte del marito durante la gravidanza, la prigionia del marito (o della stessa donna) durante la gravidanza, divorzio durante la gravidanza, stupro.

Dopo il 1992, anno dell’indipendenza lituana, non si è più toccata la regolamentazione sull’aborto creando, di fatto, una grossa lacuna nel corpus giuridico della nazione. Non esiste a tutt’oggi, infatti, una vera e propria legge “lituana” sulla pratica, benché nel 1994 il Ministero della Salute abbia legiferato in merito ad alcune procedure. Tenendo sempre come riferimento, comunque, l'antiquata legge sovietica.