• GRAN BRETAGNA

Lotta al terrorismo? Solo se non disturba gli islamici

La Gran Bretagna è tra i paesi europei i cui marciapiedi sono stati più macchiati da sangue innocente per mano del terrorismo islamico. Ma il revisore indipendente delle leggi sul terrorismo ribadisce che la polizia, e chi conduce le indagini per gli attentati, non dovrebbero interrogare i sospetti facendo riferimento all'islam. 

La Gran Bretagna è tra i paesi europei i cui marciapiedi sono stati più macchiati da sangue innocente per mano del terrorismo islamico negli ultimi anni. Il legame tra attentati e il terrorismo di matrice islamica è sempre stato rivendicato, e mai smentito, eppure pare sia un tabù che nessuno deve sfatare. Più e più volte, specie negli ultimi mesi, è stato ribadito che la polizia, e quanti conducono le indagini per gli attentati, non dovrebbero interrogare i sospetti facendo riferimento all'islam. 

A puntare il dito contro il modus operandi è Max Benjamin Rowland Hill, noto avvocato inglese, nominato revisore indipendente delle leggi sul terrorismo nel Regno Unito: nel 2017 ha sostituito David Anderson. Le prime  conclusioni di questo tipo erano state pubblicate già a marzo 2018, ad un anno di distanza dall'attentato nei pressi del Parlamento inglese, quando morirono cinque persone, e furono contati cinquanta feriti: carneficina dichiarata in nome di Allah da Khalid Masood, che morirà sul posto.

Max Hill ha ribadito a più riprese da quando è stato nominato, che "la parola terrorismo non dovrebbe essere associata a nessuna delle religioni del mondo". E, qualche giorno fa, il signor Hill, oggi un'autorità in Gran Bretagna in fatto di terrorismo, ha pubblicato l'annuale rapporto sullo stato delle cose nel Paese. Il "nostro" avvocato introduce la sua pubblicazione sottolineando che alla luce delle statistiche da lui analizzate, e che compongono l'immagine del terrorismo mondiale relativa al 2017, "è chiaro che i musulmani rimangono le vittime più numerose del terrorismo, di gran lunga più numerose dei membri di altre fedi in molti dei paesi in cui l'attività legata al terrorismo è più diffusa. Il Regno Unito ha sofferto per l'anno scorso la peggiore combinazione di attacchi terroristici".

Hill cita, per confermare la sua analisi, l'attentato del 19 giugno 2017 fuori la moschea di Finsbury Park. Eppure, sebbene il gesto sia deprecabile, non è un luogo qualunque fuori il quale è avvenuto il primo attentato contro i musulmani in Europa. Si tratta del luogo simbolo del jihadismo britannico, e forse europeo. Se gli anni '90 la videro come una piccola moschea clandestina, è nel 1997 che la moschea, nel frattempo diventata un edificio a cinque piani e inaugurata alla presenza del principe Carlo, diventerà famosa per Abu Hamza al-Masri - l'imam noto non per essere un pacifista. Rifugio per i terroristi islamici, nel 2002 sarà anche il luogo, come riferirà il Guardian, si addestramento degli stessi.

Nel 2002 nella moschea si terrà una conferenza per elogiare gli assassini dell'11 settembre in occasione dell'anniversario dell'attacco e con la partecipazione di Anjem Choudary. Nel 2003, 150 agenti di polizia anti-terrorismo condurranno un raid notturno nell'edificio. Nel 2014, la banca HSBC chiuderà il conto della Finsbury Park Mosque e la moschea si rivolgerà a una piccola banca islamica. Noti, ormai, i dichiarati collegamenti con i Fratelli Musulmani, nel gennaio 2015, dopo l'attentato alla redazione di Charlie Hebdo, la moschea è balzata agli onori della cronaca ancora quando emerse che i terroristi islamici che agirono in Francia erano seguaci di Djamel Beghal, un predicatore radicale che officiava nella moschea di Finsbury alla fine degli anni '90. Oggi la moschea fa parte del Forum di Islington Faith, e la sede è stata spesso utilizzata da Jeremy Corbyn. Non un luogo qualunque, dunque, quello testimone del gesto di follia dell'inglese, che a giugno dell'anno scorso ha ucciso una persona dopo la preghiera islamica.

Detto ciò, la raccomandazione che più spicca nel rapporto di Max Hill è che "[...] la Polizia dovrebbe prendere in considerazione e riflettere sull'impatto su una comunità per un'indagine di terrorismo su vasta scala, centrata, come è stato fatto, su particolari aree di Manchester con una grande popolazione musulmana. [...] Il controllo del terrorismo richiede che vengano fatti sforzi reali per lavorare all'interno e con le comunità locali, dove molti residenti irreprensibili saranno disturbati se non traumatizzati dalla regolare apparizione di polizia, che cerca e arresta squadre nella loro strada o nelle loro case". 

Una raccomandazione che non passa inosservata, specie perché collegata alle indagini sulla tragedia di Manchester, nel maggio 2017, in cui Salman Abedi ha ucciso 22 persone e ferite 139, metà dei quali bambini, a un concerto di Ariana Grande. 

La polizia, stando all'avvocato Hill, dovrebbe prendere in considerazione l'idea di rendere prioritario lavorare in modo tale che le indagini sull'omicidio e la mutilazione di così tante persone non "disturbino" la comunità islamica in cui viveva ed era collegato l'attentatore suicida. Hill ha fondato la sua raccomandazione, che suona come un monito, sui colloqui che ha avuto con varie organizzazioni musulmane in tutto il Regno Unito circa l'impatto che l'antiterrorismo ha avuto sulle loro vite, e sulle conseguenze degli attacchi terroristici a Londra e Manchester nel 2017.

I colloqui con le organizzazioni musulmane sono stati registrati nel rapporto come "tavole rotonde" nate anche per facilitare il dialogo tra le comunità islamiche musulmane del Regno Unito, le autorità britanniche (governo locale, parlamentari, responsabili delle politiche) e i media nazionali. E nel testo racconta d'incontri espressione di un "profondo senso di rabbia e frustrazione per le conseguenze dei numerosi raid della polizia all'interno della comunità islamica, e una mancanza percepita di supporto per affrontare le conseguenze, compresa la paura di essere ostracizzata e presa di mira dalla società. [...] Sono state espresse inoltre preoccupazioni circa il potenziale di un aumento degli attacchi islamofobi".

Ma "tavole rotonde" con le comunità non musulmane, in tutto il Regno Unito, per affrontare traumi, paure e preoccupazioni delle vittime del terrorismo in nome di Allah, non sono state registrate, né, a quanto pare, proposte. Anche se, per esempio, il numero di bambini e ragazzini in cerca di sostegno psichiatrico dopo l'attentato all'arena di Manchester, secondo i dati del Royal College of Psychiatrists (RCP), sono aumentati del 10% nei mesi immediatamente a ridosso la carneficina.