• SVOLTA POLITICA

Ma quale accordicchio? M5S e Pd si annusano eccome

L’accordo tra Movimento 5Stelle e Pd è tuttora tenuto in grande considerazione dagli Stati maggiori dei due partiti. La volontà politica è chiara per entrambi i contraenti ed è positiva. Ha come traguardo la fine della legislatura nel 2023. Soprattutto i due vogliono arrivare insieme al 2022 per eleggere un Presidente della Repubblica gradito a entrambi.

L'AUTOGOL DI SALVINI di Ruben Razzante

Brutte notizie dalla Capitale. Il vostro Romano osservatore è in grado di informarvi, sulla base di fonti sicure e nonostante le smentite di rito, che l’accordo tra Movimento 5Stelle e Pd è tuttora tenuto in grande considerazione dagli Stati maggiori dei due partiti. La volontà politica è chiara per entrambi i possibili contraenti, ed è positiva. Troppo forte infatti è la voglia del Movimento di vendicarsi della “protervia” del capitano Salvini dalle europee in poi. E nel Pd, dopo il voltafaccia di Renzi che, da principale oppositore dell’accordo, ne è diventato il principale sostenitore, anche il segretario Zingaretti si è nei fatti allineato. Certo, ora si tratta di passare dal consenso politico alla costruzione dell’accordo operativo, e la cosa non è semplice, ma la volontà è chiara ed è positiva. 

Nessuno dei due contraenti vuole un accordicchio che duri solo qualche mese. Sarebbe il più bel regalo a Salvini: Pd e M5s infatti si accollerebbero una finanziaria di sacrifici, con la Lega tuonante all’opposizione e dopo qualche mese donerebbero una supervittoria a Salvini alle inevitabili elezioni anticipate.

Ma le nostre fonti (ripeto: sicure) negano che sia questa la situazione.  Si sarebbe già a buon punto sull’ipotesi di una legge finanziaria che avrebbe come punto principale l’eliminazione delle clausole sull’IVA, e quindi la soluzione del principale problema che assilla operatori e famiglie. I 23 miliardi necessari sarebbero finanziati con la cancellazione di tutte le misure care alla Lega. Quindi, cancellazione di Quota 100, con risparmio di 6/7 Miliardi, no alla flat tax e alle risorse aggiuntive da trovare, No a una serie di altre misure care alla Lega e già varate, del valore di qualche miliardo. Si conta poi su un aiuto significativo dell’Unione Europea (non dimentichiamo che sia M5s sia Pd hanno votato la presidente Ursula von der Leyen) e infine, se necessario, si ricorrerà a una patrimoniale, dalle dimensioni da definire.

L’ipotesi di accordo si spinge lontano, e ha come traguardo la fine della legislatura nel 2023. Soprattutto i contraenti vogliono arrivare insieme al 2022 per eleggere un Presidente della Repubblica gradito a entrambi. Questo è un punto che sta particolarissimamente a cuore al Pd, che da Scalfaro in poi ( nel 1992) non ha sbagliato un colpo. Ma anche M5s sta rapidamente capendo il vantaggio di avere un Presidente della Repubblica amico.

E non basta. Per evitare possibili sorprese elettorali quando si tornerà alle urne, i due soci hanno praticamente già deciso di cambiare la legge elettorale. Verrebbe eliminata del tutto la parte maggioritaria, e si andrebbe a un proporzionale puro. Niente più premio di maggioranza, niente piu collegi uninominali dove la forza del centrodestra e della destra appare vincente. Ogni partito si presenterebbe da solo, e avrebbe esattamente il numero di deputati e senatori che gli spettano numericamente, senza alcun premio di governabilità. E quindi dovrebbe inevitabilmente cercarsi poi alleati in Parlamento.

Anche nell’ipotesi di una Lega al 40%, Salvini dovrebbe poi trovarsi un 11o 12% di alleati disposti a sostenerlo. Altro che uomo solo al comando, come il Capitano vagheggiava. Certamente un metodo penalizzante non solo per la Lega ma per tutto l’attuale centrodestra!

Concludendo, quante possibilità ha questo orripilante, ma logico piano di andare in porto? Si capirà di più martedi quando Conte si presenterà al Senato, lo si capirà dalle dichiarazioni di Conte e da quelle dei capigruppo. La cosa certa è che il boccino della crisi non è più nelle mani di Salvini, e che anche l’aiuto degli altri partiti del centrodestra, che pure Salvini non ha trattato benissimo nei recenti passaggi, non potrà fare molto.

Dalla Capitale, oggi, le notizie sono queste, non sono positive, ma sono ahimè fondate e suffragate da riscontri e incontri tuttora in corso. Anche mentre voi leggete.

Il Romano osservatore