• GIORNATA MONDIALE

Malati, il nemico è l'uso politico della medicina

Oggi, 11 febbraio, è la Giornata mondiale del malato, istituita da san Giovanni Paolo II, un'occasione non solo per ricordare la lunga storia al servizio degli ammalati, ma anche per riflettere sul presente e sul futuro.

La storia della Medicina non è soltanto la storia di invenzioni, di scoperte, di progressi scientifici. E' anche la storia di uomini che hanno dedicato la propria vita a prendersi cura di chi soffre. Medici, ma anche infermieri, o altre figure che fin dall'antichità praticarono in modo eroico, fino alla santità, l'arte del guarire. Da Gesù Cristo, che era anche medico, fino al Medioevo che inventa gli ospedali, fino al Rinascimento e infine alla modernità iper-tecnologica dove chi soffre ha bisogno anzitutto di una presenza umana accanto a sé.

La Giornata Mondiale del malato, istituita da san Giovanni Paolo II,  che si celebra l’11 Febbraio, memoria della Beata Vergine di Lourdes,è un’occasione non solo per ricordare la lunga storia di servizio agli ammalati della Chiesa, ma anche un motivo di riflessione per il presente e il futuro. Se da una parte bisogna guardare al passato per lasciarsi arricchire dalla generosità fino al sacrificio totale di molti fondatori di istituti a servizio degli infermi, dalla creatività, suggerita dalla carità, dall’impegno nella ricerca scientifica, per offrire ai malati cure innovative e affidabili, occorre che questa eredità del passato aiuti a progettare bene il futuro. Ad esempio, a preservare gli ospedali cattolici dal rischio dell’aziendalismo, che in tutto il mondo cerca di far entrare la cura della salute nell’ambito del mercato, finendo per scartare i poveri. L’intelligenza organizzativa e la carità esigono piuttosto che la persona del malato venga rispettata nella sua dignità e mantenuta sempre al centro del processo di cura. Questi orientamenti devono essere propri anche dei cristiani che operano nelle strutture pubbliche e che con il loro servizio sono chiamati a dare buona testimonianza del Vangelo.

Tutto questo oggi è reso difficile dalla pesante interferenza delle ideologie. La Buona Medicina è messa in grave difficoltà dagli interventi politici, così come da prese di posizioni di quelle “associazioni di categoria” che spesso si presentano col nome di “società scientifiche". È di questi giorni la notizia che Emilio Arisi, Presidente della Società Medica Italiana per la Contraccezione (SMIC), con un gruppo di ginecologi italiani, ha avanzato al Ministro della Salute Lorenzin e all’AIFA (l’agenzia italiana per il farmaco) la richiesta che la “contraccezione d'emergenza” sia inserita nell'elenco dei farmaci indispensabili da tenere sempre disponibili in farmacia.

«La contraccezione di emergenza - scrivono questi ginecologi - è uno strumento farmacologico di pronto soccorso, utilizzabile allo scopo di evitare gravidanze non desiderate. La sua efficacia è tanto più elevata quanto più la sua assunzione avvenga vicino al rapporto sessuale non protetto». In particolar modo viene sottolineata l'importanza di tenere a disposizione il farmaco a base di ulipristal acetato, «perché la donna non sia costretta ad inutili giri alla ricerca del farmaco». Oltre ad un discorso di “comodità”, c’è anche l’aspetto economico: «Se si facessero bene i conti in termini di costi per la IVG da parte del sistema sanitario nazionale e di eventuali costi per una distribuzione gratuita della EC, il sistema sanitario nazionale risparmierebbe milioni di euro», affermano questi ginecologi. Insomma, risparmiamo sui costi delle sale operatorie, e facciamo spendere lo stesso sistema sanitario pubblico milioni di euro in farmaci da diffondere senza oneri per gli acquirenti. A carico però dei contribuenti che si vedrebbero chiamati a sostenere con le proprie tasse l’aborto chimico.

Un altro intervento di gruppi di interesse costituiti da professionisti della sanità è quello fatto l’altro giorno dal cosiddetto Board del Calendario per la Vita, costituito da Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica - SItI; Società Italiana di Pediatria - SIP; Federazione Italiana Medici Pediatri - FIMP; Federazione Italiana Medici di Medicina Generale - FIMMG. Nella nota si legge che «i vaccini non hanno colore politico e non vanno strumentalizzati. Non sono oggetto di scelte 'democratiche', sono invece uno strumento medico al servizio del bene della collettività».

La nota è scaturita dal fatto che alcuni partiti politici, in particolare la Lega, hanno posto nella loro agenda elettorale la revisione del recente Decreto Lorenzin che ha imposto coercitivamente l’obbligo di dieci vaccinazioni e con il quale la famiglia si è vista sottratta dallo Stato la possibilità di decidere in merito alle vaccinazioni cui sottoporre i propri figli. La Lega ha scelto una posizione che non è di tipo “No Vax”, ma per la quale si dovrebbe coniare il termine di Free Vax. Per le società scientifiche invece non ci deve essere nessuna libertà, nemmeno di discussione. Suscita poi nella nota forte perplessità l’affermazione che «lo strumento medico deve rimanere senza un colore politico»; difficile crederlo, quando queste realtà associative hanno collaborato strettamente con la Lorenzin.  Infine, che dire dell’uscita di Roberto Formigoni, che ha affermato in una intervista che mettere in discussione le politiche vaccinali attuali «significa portare la stregoneria al potere?». Una affermazione demonizzante - anche nella terminologia grottesca - che sembra voler chiudere ad una possibile revisione della legge Lorenzin.

Quello che ci si può augurare, in occasione di questa Giornata Mondiale del Malato, è che la voglia di interventismo dei politici in campo sanitario li porti innanzitutto ad ascoltare la voce dei malati, dei sofferenti e delle loro famiglie, più che quella dei vari stakeholders, o portatori di interesse. Malati e famiglie sempre più in difficoltà. 

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