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Marcia per la vita: «Abbiamo un compito profetico»

Marcia per la vita

Sono migliaia ormai le persone che ogni anno si radunano a Roma per marciare ricordando al mondo i milioni di bambini uccisi da una legge degna solo di un regime che fa dei più piccoli e deboli una merce dei potenti. Parliamo della legge 194 per cui da quasi 40 anni, ogni giorno in Italia centinaia di medici uccidono su richiesta altrettanti bambini nell’indifferenza generale o comunque senza troppo scandalo. Ma c’è appunto un resto di Israele che pur non contandosi sa di dover salvare il seme ricordando la verità in pubblico, “come disse profeticamente papa Benedetto XVI nel 2012, quando la deriva laicista totalitaria cominciava a prendere piede”. Virginia Coda Nunziante, portavoce della Marcia per la Vita, spiega perché i risultati di questa manifestazione ignorata dai grandi media si vedranno nel lungo periodo, ma soprattutto come “marciare serve già ora a chi partecipa”.

Coda Nunziante, quando è nata la Marcia per la Vita?
E’ cominciato tutto nel 2011, quando un gruppo di associazioni e persone si resero conto della necessità di rendere pubblica la testimonianza pro life. Per iniziare guardammo all’esperienza di altri paesi: per quanto mi riguarda, quella a me più prossima era la Marcia per la Vita americana, che mi colpiva per il grande coinvolgimento di tanti giovani e famiglie. Anche se il panorama italiano pro life era tutto occupato dal Movimento per la Vita, chiedemmo comunque all’allora presidente Casini di sostenerci, ma lui si rifiutò. Sosteneva che l’Italia era un paese in cui iniziative come la nostra non avrebbero avuto successo numerico. Ma siccome non era questo il nostro obiettivo, cominciammo da soli. Roma ci sembrava ancora troppo impegnativa, quindi, con l’aiuto di un parroco locale amico di Francesco Agnoli, decidemmo di marciare a Desenzano sul Garda. Arrivarono circa 800 persone, ma la cosa che più ci colpì e ci confermò che eravamo sulla strada giusta sono state proprio le persone. Non il loro numero ma la loro testimonianza: ci ringraziarono, felici di essersi ritrovate unite dalla stessa visione e amore per la vita. Fu un conforto scoprire che non erano soli. Cominciò quindi a svilupparsi una rete di sostengo reciproco, tanto che nel 2012 decidemmo di marciare a Roma.

Chi vi sostenne?
Alcuni vescovi e cardinali, ci appoggiarono, aderendo e marciando. Idealmente poi fummo aiutati dall’intervento, nel gennaio 2012, di papa Benedetto ai vescovi americani in visita ad  limina: disse che era di massima importanza e urgenza spingere i fedeli cattolici a riappropriarsi dello spazio pubblico, mentre il potere e la dittatura relativista voleva chiuderli nelle sagrestie. Da allora la partecipazione è cresciuta, con un forte zoccolo duro sempre presente.

Quali sono i frutti dopo sette anni di lavoro costante per sensibilizzare l’Italia sull’aborto, che Madre Teresa identificava come la causa delle guerre nel mondo?
La partecipazione internazionale cresce di anno in anno, con gente proveniente anche dal Canada, dal Venezuela, dall’Australia o dalla Nuova Zelanda. Ricordiamo che Roma non è solo il centro del potere politico italiano, ma anche quello della cristianità mondiale. Anche il numero degli organizzatori è crescente. Soprattutto, però, la Marcia ha generato diverse attività e iniziative pro life. Ad esempio, è nato Notizie Pro Vita, sono nati i Giuristi per la Vita, gli Universitari per la Vita, che fanno apostolato in università. Questa fecondità di iniziative autonome ma legate all’origine è un altro dei segnali che ci incoraggiano a continuare.

Perché, secondo lei, papa Benedetto XVI sottolineava tanto l’importanza di rimanere nell’agone pubblico, proprio quando ormai la battaglia pareva persa?
I radicali non avevano ancora i consensi odierni, ma hanno portato avanti i loro obiettivi occupando lo spazio pubblico. Bisogna cominciarono dicendo: “Noi ci siamo”. Anche se i risultati non si vedono subito. La Marcia per la Vita americana è stata ignorata dai media ed è rimasta sconosciuta per quasi 35 anni. Ma la perseveranza nel continuare ad organizzarla per 44 anni ha portato a risultati che vediamo solo da una decina di anni: i giovani pro life crescono enormemente in tutta America (sono diventati l’80 per cento dei partecipanti) e sono sempre più determinati: “La nostra generazione abolirà la legge sull’aborto”, ripetono spesso. Poi quest’anno il vice presidente Usa, Mike Pence, ha partecipato alla marcia, che il presidente Trump comunque sensibile al tema ha appoggiato pubblicamente, dicendo che le elezioni sono andate così anche grazie a questo popolo. Insomma, lunghi o brevi che siano i tempi, bisogna essere presenti, senza contarsi e perseverando.

Se dobbiamo aspettare domani per risultati come questi cosa sperare dall’oggi?
Partecipiamo alla Marcia per la Vita innanzitutto per non perdere la nostra coscienza e salvare il seme: siamo bersagliati ogni giorno da una campagna mediatica senza precedenti che ci fa pensare che siamo pazzi, isolati etc. La Marcia per la Vita ci ricorda e ci dimostra che non è così e ci dà forza per superare la paura e la solitudine quotidiane.

La vostra iniziativa è laica, ma non nasconde le motivazioni religiose, ricordando che queste sono ampiamente supportate dalla ragione.  Che rapporto avete con la gerarchia cattolica?
Abbiamo ricevuto diverse lettere anche da alcuni cardinali come Muller e Pell che ci incoraggiano. Tanti vescovi hanno aderito alla Marcia e quest’anno sono aumentati quelli disponibili ad aiutarci. Sono stupita, ma l’appoggio delle gerarchie, pubblico o privato cresce. Forse significa che anche lì si sente il bisogno di punti di riferimento, soprattutto davanti al silenzio rispetto ad una legge gravissima come quella eutanasica sulle Dat. Forse dopo un po’ di anni è aumentata la fiducia verso di noi. Non saprei dire bene le ragioni di questa apertura crescente, ma ciò conferma che già dopo cinque anni di lavoro crescono i frutti.

Qual è il vostro obiettivo numerico?
Il mio obiettivo è di arrivare prima o poi a 100 mila presenze, non perché mi interessino le cifre, ma perché è questo il numero dei bambini abortiti ogni anno per colpa della legge 194. Vorrei che ciascun partecipante marciasse in rappresentanza di uno di loro. Anche se non bisogna dimenticare l’olocausto crescente, di cui non conosciamo i numeri precisi, alimentanto dalle pillole abortive come la Ru486, la pillola del giorno dopo o dei 5 giorni dopo (Ellaone) con responsabilità politiche pesanti di coloro che, come il governatore del Lazio Zingaretti, le elargiscono alle minorenni in consultorio, spacciandole per contraccettive. La responsabilità maggiore però è di chi comprende la verità ma non muove un dito perché l’ecatombe abbia fine.

Quali sono i modi per sostenere la Marcia per la Vita?
La presenza è fondamentale. Ma se una persona non può esserci, può aiutarci economicamente: sogniamo di tappezzare Roma con messaggi pro vita per risvegliare il popolo italiano assuefatto all’omicidio continuo dei propri figli. L’altro modo di aiutare la causa è quello di fare apostolato fra i propri amici, in famiglia o nel mondo lavoro, anche organizzando incontri o pullman per venire alla Marcia. Ma la cosa più importante, unita alle altre, è la preghiera: perciò ogni anno scriviamo ai conventi di clausura di pregare per noi. Senza la preghiera non può nascere né vivere nulla. Per questo nel programma della Marcia è compresa l’adorazione Eucaristica che avverrà il giorno precedente, alle ore 20, nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, dove apparve la Madonna. Consideriamo questo appuntamento come il cuore della Marcia.

Altri appuntamenti?
Ci saranno diversi convegni in quei giorni: uno a porte chiuse si terrà il 18 e 19 maggio e sarà dedicato ai leader pro life provenienti da tutte le parti mondo. Poi ci sarà una conferenza internazionale organizzata da Notizie Pro Vita dalle 10 alle 13 del 20 maggio presso l’Angelicum. Il 19 pomeriggio alle 18, al Pio Sodalizio dei Piceni, CitizenGo darà voce al suo fondatore, a Costanza Miriano e a Massimo Gandolfini. Infine il 18 alle ore 17 parlerà Janna Jessen, una leader pro life scampata all’aborto, invitata allUniversità degli studi Romatre, dagli Universitari per la vita.

Cosa accadrà durante la Marcia?
Si terranno varie testimonianze di donne che hanno subito o sono state salvate dall’aborto. Anche qui interverrà la stessa Janna Jessen. E poi Stéphane Mercier, il professore che ha perso la cattedra all’università “cattolica” di Lovanio dopo aver parlato dell’aborto durante una lezione. Avremo poi il grande esempio di un imprenditore vicentino che ha pensato di premiare con un bonus bebè ogni donna della sua azienda in attesa di un figlio. Infine ascolteremo una testimonianza importante sull’eutanasia.