• 18 MAGGIO

Marcia per la Vita, ne abbiamo sempre più bisogno

A Cagliari i 5Stelle ritirano la candidatura dell'aspirante sindaco perché su Facebook ha postato pensieri contro l'aborto e le unioni civili. In Francia lo Stato vuole ostinatamente mettere a morte il disabile Vincent Lambert. Ci sono una cultura e una politica sempre più intolleranti verso la vita. Ecco perché è più che mai necessaria una Marcia per la Vita.

L’ultima è successa a Cagliari, proprio ieri: il Movimento 5Stelle ha ritirato il simbolo e la candidatura a sindaco di Alessandro Murenu perché avrebbe postato su Facebook pensieri contro l’aborto e le unioni civili. «Niente simbolo a chi sceglie le idee del Congresso di Verona contro la donna… è fuori dal nostro progetto», hanno sentenziato i vertici dei 5Stelle. In realtà Murenu, che è un medico, si è difeso affermando che le frasi erano state riprese fuori contesto e che lui è assolutamente favorevole alla Legge 194 e ai diritti degli omosessuali. Ma non sono le convinzioni personali del dottor Murenu che qui ci interessano, piuttosto l’atteggiamento di un partito che pur di difendere l’aborto è disposto a rinunciare a presentarsi con un proprio candidato sindaco. E si badi bene che la posizione dei 5Stelle non è neanche a difesa di una legge italiana, perché la 194 almeno formalmente non parla di diritto all’aborto, mentre è prevista l’obiezione di coscienza.

Piaccia o no, si deve prendere atto che il clima contro la vita si fa di giorno in giorno più pesante. E l’episodio di Cagliari smentisce anche la comoda tesi di tanti cattolici “pontieri” secondo cui sarebbero i muri alzati dai cattolici fondamentalisti a impedire un dialogo costruttivo nella società sulla vita e sulla famiglia. No, la vicenda dei 5Stelle a Cagliari è un fatto tutto interno a un mondo laico, nessun pro life che abbia provocato, nessun alibi. Ormai la censura scatta implacabile a ogni accenno di opinione diversa. La verità è che c’è una crescente intolleranza contro chi difende la vita, anzi contro la vita stessa.

Guardiamo al caso francese di Vincent Lambert, così come era accaduto lo scorso anno per Alfie Evans in Inghilterra, e dieci anni fa per Eluana Englaro in Italia: c’è una cultura della morte che si è affermata, che è diventata potere dominante, e che di giorno in giorno diventa sempre più intollerante, sempre più totalitaria. Ancora una volta lo Stato (in questo caso quello francese, ma è la stessa cosa in ogni paese dell’Europa occidentale) se ne infischia delle reali condizioni del malato, della volontà di familiari e parenti, dell’opinione pubblica, perfino degli accordi internazionali che ha liberamente firmato: c’è una volontà ostinata di mettere a morte che non si ferma davanti a nulla. E le persone sono indifese davanti a questo potere, possono contare solo su se stesse, sulla capacità di mettersi insieme per costruire un argine a difesa dell’umanità.

Per questo è importante una manifestazione come la Marcia per la Vita. A Roma si terrà domani pomeriggio, 18 maggio, e sarà un’occasione per mostrare che, malgrado tutto, un popolo della vita c’è; c’è ancora chi tiene viva una speranza; c’è ancora qualcuno a cui si può guardare per non rassegnarsi alla violenza del pensiero unico e della cultura della morte.

Purtroppo le vicende delle varie sigle pro-life, con divisioni – spesso personali - ormai incancrenite, fanno sì che in Italia non si riesca a creare quella mobilitazione massiccia che in altri paesi è da tanti anni realtà e diventa una forza d’urto che anche la politica non può evitare. Gli Stati Uniti ne sono un grande esempio. Abbiamo visto ieri il caso dell’Alabama, e non si tratta di un episodio isolato. Quanto lì sta avvenendo ci insegna anche che la cultura della morte non è ineluttabile, che non necessariamente la storia va verso il trionfo di quelli che oggi sono presentati come diritti civili e che costituiscono invece il suicidio di una civiltà. Gli Stati Uniti ci dimostrano che la tendenza si può invertire, che certe leggi si possono cambiare, che la storia dipende dalla nostra libertà di agire. Certo c’è da combattere, è sicuro che nessuno ci stenderà il tappeto rosso; soprattutto c’è da perseguire la Verità prima di ogni altra cosa.

Torniamo dunque all’Italia, alla Marcia per la Vita che in questi anni non è mai riuscita a decollare nelle dimensioni auspicabili e possibili. Non entriamo nelle vicende che hanno portato a questa situazione frammentata del mondo pro life, non entriamo nel discorso delle ragioni e dei torti, delle diverse opzioni strategiche. Ci permettiamo soltanto di notare che i tempi che stiamo vivendo, e quelli ancora peggiori che si preparano, consiglierebbero almeno di riflettere se non sia il caso di mettere da parte vecchi e nuovi rancori; se non sia necessario mettere in secondo piano le diverse strategie, per unire le forze almeno nella realizzazione della Marcia per la Vita nazionale. È un auspicio, e un invito. Intanto ringraziamo chi mantiene viva questa iniziativa, con l’organizzazione e con la partecipazione.