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Mattarella dà 5 giorni, poi sarà il voto

Il presidente Mattarella ha fretta di risolvere la crisi di governo e dà tempo soltanto fino a martedì per trovare una nuova maggioranza capace di arrivare a fine legislatura, altrimenti si andrà alle urne. Ma tra Pd e 5 Stelle la strada è in salita.

Il presidente Mattarella annuncia nuove consultazioni martedì prossimo

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non intende impedire il tentativo di creare una nuova maggioranza di governo (Pd-5 Stelle), ma l'accordo dovrà essere fatto in tempi brevissimi e garantire un programma di legislatura. È questo il succo del breve comunicato che Mattarella ha letto ieri sera al termine della seconda giornata di consultazioni. Martedì 27 agosto riceverà di nuovo le delegazioni dei partiti e se queste condizioni non saranno soddisfatte, Mattarella scioglierà il Parlamento e manderà tutti alle urne.

Le cancellerie europee e i mercati finanziari premono per un esecutivo stabile in grado di assumere quelle decisioni economiche indispensabili per consolidare la collocazione europea dell'Italia, e Mattarella non è quindi disposto a perdere giorni preziosi o a varare governicchi. 

Allo stato attuale, malgrado l'asserita disponibilità di Pd e 5 Stelle a verificare la possibilità di una collaborazione di governo, la strada sembra in salita. I pentastellati, lacerati al loro interno, hanno manifestato al capo dello Stato la preoccupazione per la situazione economica del nostro Paese e hanno quindi auspicato la formazione di un nuovo governo, dicendosi pronti anche a valutare nuove maggioranze. C'è quindi una disponibilità di Di Maio e soci ad abbracciare una prospettiva di governo con i dem, a patto che si facciano delle cose precise per proseguire il lavoro del governo Conte. 

In casa Pd però le priorità sembrano altre. Gli esponenti della corrente più vicina al segretario Nicola Zingaretti sembrano chiudere all'idea di un'intesa con i grillini, poiché indicano tre punti irrinunciabili che in realtà sono in aperto contrasto con il programma pentastellato. In particolare Zingaretti chiede che vengano ritirati i due decreti sicurezza,  che venga riscritta la riforma per la riduzione del numero dei parlamentari e che si definisca al più presto una griglia di priorità per la manovra economica. I renziani gridano al sabotaggio e ritengono che Zingaretti voglia far naufragare l'accordo con i 5 Stelle per andare a votare subito e rinnovare corposamente i gruppi parlamentari.

Sul fronte del centro-destra la situazione è molto più granitica. Matteo Salvini ha ribadito al Capo dello Stato la preferenza per il voto anticipato, ma si è detto disponibile ad un governo gialloverde che approvi la riduzione del numero dei parlamentari e vari la manovra economica del prossimo anno, per poi condurre il paese al voto anticipato. Fratelli d'Italia ritiene che l'unica strada corretta sul piano costituzionale sia quella di sciogliere le Camere e andare a votare oppure in alternativa di conferire l'incarico di formare il nuovo governo a un esponente del centro-destra.

Forza Italia, nonostante i mal di pancia di molti suoi leader, sembra orientata a sostenere le tesi di Salvini e quindi a spingere per le elezioni anticipate. Silvio Berlusconi, ricevuto al Quirinale da Mattarella, si è detto disponibile ad un governo di centro-destra che abbia un respiro politico e possa fare le cose contenute nel programma elettorale di quella coalizione. Le prossime ore saranno decisive per capire che piega prende questa crisi.

Tenendo dunque conto che Mattarella, a differenza di quanto accaduto all'indomani delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, intende contingentare i tempi della formazione di un nuovo esecutivo, sembrano crescere le possibilità del voto anticipato. Non è detto peraltro che eventuali elezioni anticipate abbiano l'esito sperato da Matteo Salvini. I sondaggi degli ultimi giorni segnalano una Lega in flessione e un recupero di PD e Movimento 5 stelle. La partita è dunque aperta e potrebbe verificarsi nuovamente quanto accaduto in anni passati: chi spinge sull'acceleratore dello showdown, poi ne paga le conseguenze in termini elettorali.