• APPELLO AL SINDACO

Milano festeggia la famiglia che non sostiene più

Il sindaco Sala "benedice" un'unione civile

Il sindaco di Milano ha invitato le coppie che hanno compiuto 50 anni di matrimonio per domenica 5 alle ore 16.30 per un momento di festa al teatro Dal Verme. La lettera che segue è stata scritta dall'avvocato Giuseppe Zola (già pro sindaco e vice sindaco di Milano, oltre che collaboratore della Nuova BQ), insieme alla moglie Adriana ed al collega Avv. Giancarlo Conci (insieme alla moglie Donata) e indirizzata al sindaco Sala. Nella missiva si accetta l’invito, ma si sollevano precise critiche alla politica dell'amministrazione comunale relativa proprio alla famiglia. Di fatto è contradditorio festeggiare i 50 anni di matrimonio e condurre una politica culturale e amministrativa contraria alla famiglia.

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Egregio Sig. Sindaco,

La ringraziamo per averci invitato alla festa delle famiglie che hanno raggiunto nel 2017 il traguardo delle “nozze d’oro”, lieti di parteciparvi.

Cogliamo l’occasione per fare alcune osservazioni non formali, affinché il nostro incontro sia sincero e scevro di elementi propagandistici. Infatti, insieme ai prevalenti momenti di gioia, abbiamo dovuto superare molte difficoltà per arrivare a questo bellissimo traguardo, anche perché sia lo Stato che il Comune da Lei oggi presieduto e nel quale continuiamo a vivere, non aiutano certo la famiglia a svolgere i propri insostituibili compiti, segnalati dalla nostra stessa Costituzione.

E’ difficile, per esempio, per la famiglia italiana e anche milanese esercitare veramente la libertà di educazione, visto che una cultura generalizzata, di cui anche Milano non riesce a liberarsi, privilegia di fatto una concezione “statalista”, che ha molte espressioni concrete anche nella nostra amata città.

Vorremmo che la famiglia – dalla Sua amministrazione - venisse posta al centro delle politiche di welfare.  Permane invece  una visione “individualista”, che non riesce ad arrivare al cuore dei problemi e dei bisogni delle persone, che, peraltro, si manifestano innanzi tutto nell’ambito famigliare,

Negli ultimi tempi, poi, purtroppo abbiamo rilevato che anche Lei ha ritenuto di farsi incongruamente interprete di una cultura che, di fatto, contribuisce ad emarginare sempre di più la famiglia. Non possiamo non ricordare che la Sua prima uscita con la fascia tricolore è avvenuta in occasione di una manifestazione che, di fatto (e tendenzialmente anche di diritto), tende a porre in secondo piano la famiglia che l’articolo 29 della nostra Costituzione pone al centro dell’intera nostra convivenza, definendola addirittura come “società naturale”. E tutto ciò ci sembra stia creando un clima generale in cui sarà sempre più difficile arrivare alle “nozze d’oro”. Noi ci siamo arrivati proprio anche per una concezione fedele alla tradizione ed alla cultura che per secoli ha permeato la convivenza civile, la nostra storia e la nostra identità di popolo, così da diventare elemento costitutivo della nostra legge fondamentale. Abbandonando questa strada, che motivo avrebbe un Comune di festeggiare i 50 anni di matrimonio dei suoi cittadini?

A riprova delle nostre preoccupazioni, sappiamo, Sig. Sindaco, che in molti uffici dell’amministrazione da Lei presieduta si parla apertamente di “famiglie” e non più di “famiglia”: l’uso del plurale non indica solo una questione quantistica, ma rappresenta una immagine che prescinde da una tradizione, una parentela, una figliolanza, una responsabilità verso il futuro che è implicita per natura nella famiglia, e che nessun surrogato può mettere in atto per imitazione.

Le scriviamo con spirito sincero e positivo, per aiutare la nostra città a ritrovare la centralità della famiglia così come l’abbiamo ricordata. Questa è la famiglia che noi festeggiamo da 50 anni e che saremo lieti di festeggiare anche con Lei, certi che vorrà prendere in considerazione le nostre motivazioni. Con i più cordiali saluti.