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Mondiali 2022, i pericolosi intrecci tra Sarkozy e Qatar

Platini è stato rilasciato dopo l’interrogatorio sulla vicenda dei Mondiali assegnati all’organizzazione del Qatar, dicendosi tranquillo. Sull’ex presidente dell’Uefa rimane l’ombra del pranzo con Sarkozy e Al Thani a pochi giorni dall’investitura ufficiale del Paese degli emiri. Che riversa fiumi di soldi per far avanzare la propria agenda, fondamentalista o sportiva che sia.

Michel Platini è stato rilasciato. Stupito del trattamento ricevuto, di fatto uno stato d’arresto, non si è detto minimamente preoccupato per la sua posizione nella vicenda oggetto dell’interrogatorio: il processo di assegnazione dei Mondiali di calcio del 2022 al Qatar. Che il Qatar abbia strapagato tutto e tutti per comprare la possibilità di organizzare la competizione non è certo una sorpresa. È il “metodo Al Thani”, così sono soliti procedere gli emiri di Doha. Fiumi di soldi allo scopo di avanzare con la propria agenda, fondamentalista o sportiva che sia.

Il libro-inchiesta Qatar Papers ha documentato senza tema di smentita le centinaia di migliaia di dollari riversati in tutta Europa per consentire la diffusione del fondamentalismo dei Fratelli Musulmani attraverso moschee, associazioni culturali, imam e militanti radicali. Il Sunday Times ha recentemente gettato luce sugli 800 milioni di dollari versati in più tranche alla Fifa nell’ambito di accordi fittizi sui diritti televisivi, per comprare il supporto dell’ex presidente Joseph Blatter alla candidatura di Doha per i Mondiali del 2022.

Ora il cerchio dell’inchiesta, avviata nel 2016 dalla Procura nazionale antifrode di Parigi sulle modalità che hanno condotto nel dicembre 2010 alla nomina del Qatar, si è stretto attorno all'ex presidente dell’Uefa, già coinvolto in un’inchiesta in Svizzera per ingenti somme di denaro ricevute da Blatter senza apparente giustificazione. Costretto alle dimissioni, Platini è stato poi prosciolto da tutte le accuse, malgrado permanga la sospensione dell’Uefa per violazione del codice etico. Una vicenda giudiziaria che ha tutte le sembianze di quelle che servono di solito a dar vita a nuovi assetti di potere e da cui è poi emerso Gianni Infantino come nuovo presidente della Fifa.

Non è dato sapere con certezza quali siano state le domande poste dagli inquirenti, ma a gettare un’ombra indelebile sul ruolo giocato da Platini è il pranzo con l’allora presidente francese Nicolas Sarkozy e l’attuale emiro del Qatar, Tamim Al Thani, nelle vesti di erede al trono, accompagnato dall’ex primo ministro Hamad bin Jassim, a pochi giorni dall’investitura ufficiale del Paese ospitante dei Mondiali del 2022.

Platini ha più volte ammesso di aver votato a favore di Doha, ma ciò è avvenuto su indicazione di Sarkozy? Per ottenere di organizzare la competizione, Al Thani ha comprato l’influenza di Sarkozy su Platini e poi quella di Platini su altre figure chiave? Il Guardian parla anche di un’altra richiesta rivolta da Sarkozy a Platini: quella di facilitare l’acquisizione del Paris St. Germain da parte di Nasser Al Khelaifi, cugino di Tamim Al Thani e presidente della contestata emittente beIN, la fonte degli 800 milioni versati a Blatter, e della Qatar Sports Investments, finita nell’occhio del ciclone con lo stesso Al Khelaifi per le tangenti con cui avrebbe comprato l’assegnazione dei Mondiali di atletica.

Che Sarkozy sia il principale indiziato per gli inquirenti lo si può dedurre anche dal fatto che insieme a Platini siano stati interrogati Sophie Dion e Claude Guéant, rispettivamente consigliera allo Sport e ministro dell’Interno, nonché segretario generale dell’Eliseo, all’epoca della presidenza del predecessore di Hollande e Macron (a differenza di Platini e Dion, Guéant non è stato posto in custodia cautelare). Scopriremo solo vivendo se le indagini si spingeranno fino a coinvolgere direttamente Sarkozy, che in coppia con i cari emiri del Qatar fu protagonista anche della sventurata detronizzazione di Gheddafi in Libia. D’altro canto, l’accertamento delle responsabilità in eventuali illeciti contribuirebbe a fare giustizia solo molto parzialmente.

Per fare giustizia completa, bisogna togliere al Qatar il giocattolo della coppa del mondo dell’estremismo, della corruzione e delle violazioni dei diritti umani, quelle subite da migliaia di lavoratori stranieri impiegati nella costruzione degli stadi per i Mondiali del 2022. Nonostante le denunce di Amnesty International e di altre organizzazioni per i diritti umani, Doha non ha dato seguito a nessuna delle sue promesse di migliorare le tragiche condizioni di vita e di lavoro della manodopera, principalmente di origine asiatica. Un documentario di recente uscita realizzato dall’emittente tedesca Wdr, si concentra in particolare sulla manodopera nepalese, illustrandone lo stato di sostanziale schiavitù attraverso le testimonianze dei diretti interessati, videoregistrate segretamente nella stessa Doha.

Dal 2010 a oggi, sono stati 1.400 i morti tra la manodopera nepalese per cause di lavoro, dati ufficiali del governo di Kathmandu. Il documentario della Wdr avrebbe dovuto spingere il Consiglio di sicurezza dell’Onu a riunirsi per approvare una risoluzione con la quale introdurre sanzioni nei confronti del Qatar e richiedere alla Fifa l’immediata revoca dell’organizzazione della Coppa del Mondo. Non c’è stata invece nessuna reazione, nemmeno da parte degli Stati membri.

La Fifa ha ammesso per la prima volta l’esistenza della questione dei diritti umani legata al prossimo Mondiale, ma da qui a prendere provvedimenti c’è di mezzo il mare. Gli sviluppi, tuttavia, stanno rendendo lo svolgimento della massima competizione calcistica in Qatar impossibile e non semplicemente inopportuno. Che cos’altro potrà accadere da qui al 2022? Quali altre nefandezze commesse da Doha potremo ancora scoprire? Eppure, per fare davvero giustizia basterebbe semplicemente fare la cosa giusta: strappare l’organizzazione della Coppa del Mondo dalle grinfie degli emiri del Qatar.