• L'INTERVISTA

Muller: "Deluso, un vescovo è anche giudice"

"Si gioca sull’ambiguità perché il rischio è quello di confondere i fedeli creando una grande confusione. Gesù ha detto a Pietro “conferma le mie pecore” non “confondile”. Quando un sacerdote commette un atto di pedofilia allora non si può dire che non lo si può giudicare? Invece l’autorità ecclesiastica ha il dovere di giudicare un atto fatto da un uomo e chiamarlo immorale perché il vescovo è giudice". Così il cardinale Muller sul caso di Verona del prete "sposo a un uomo". 

Il cardinale Muller

“L’autorità della Chiesa è obbligata a intervenire in casi come questo perché il vescovo è anche giudice”. Il cardinale Ludwig Gerhard Muller ha appena letto i resoconti dei giornali sul caso di Verona e non riesce a celare una sorta di delusione. “Delusione – spiega alla Nuova BQ – per come è stata affrontata questa vicenda da parte del vescovo Zenti. La Chiesa non può utilizzare parole vaghe in queste circostanze e deve difendere la Parola di Dio davanti all’opinione pubblica.

Eppure Zenti ha ribadito che ad oggi don Giuliano è ancora un suo prete…
Questo sacerdote è automaticamente scomunicato, è sospeso dalla sua missione e l’unica cosa da fare ora è un processo canonico che lo porti alla secolarizzazione. Non si può agire come se la richiesta di riduzione allo stato laicale sia una pratica da rimandare così arbitrariamente nel tempo.

Ma al di là della riduzione allo stato laicale resta la sua scelta di “sposarsi” con un uomo.
Quando un sacerdote sposa una donna è automaticamente sospeso, tanto più quando fa un atto contro la natura del Sacramento come questo.

Ha anche detto di voler celebrare messa in privato…
Impossibile. E’ un atto illegittimo né lecito.

Che cosa pensa delle parole di Zenti di non avere il diritto di giudicare don Giuliano perché solo Dio scruta i cuori?
Come uomo deve accompagnarlo anche quando è in errore, ma un vescovo non ha solo diritti, ma anche doveri. Uno di questi è quello della disciplina del clero e il rispetto di tutti i principi della dottrina della Chiesa e quelli riguardanti la morale e la disciplina. Dire di non voler giudicare configura il rischio di una pericolosa negligenza.

Eppure, lui ha detto di non avere il diritto di giudicare l’uomo in sé…
Si gioca sull’ambiguità perché il rischio è quello di confondere i fedeli creando una grande confusione. Gesù ha detto a Pietro “conferma le mie pecore” non “confondile”. Quando un sacerdote commette un atto di pedofilia allora non si può dire che non lo si può giudicare? Invece l’autorità ecclesiastica ha il dovere di giudicare un atto immorale fatto da un uomo perché il vescovo è giudice.

Qual è il giudizio che avrebbe dovuto emettere, allora?
Che non si tratta di un matrimonio, di una strada da percorrere liberamente, ma di un atto immorale e che tale va chiamato senza paura.

Dalle parole di Zenti si è capito che la relazione andasse avanti da molto tempo, con le chiacchiere dei fedeli…
Questo purtroppo mina la credibilità del sacerdozio, alla fine i fedeli pensano che tutto sia tollerato. Il risultato è la perdita di credibilità della Chiesa intera.