• LA LETTERA

Negli alpini la bellezza dell’uomo comune

La sfilata fatta domenica a Milano dagli alpini è stata una grande azione di popolo che il grande Chesterton avrebbe visto come il popolo dell’uomo comune, cioè dell’uomo sano, a cui piacciono le cose semplici della vita, dall’allegria alla solidarietà. È un popolo che i radical chic non comprendono ma che la gente comune, appunto, ama. E su cui Cristo può lavorare più facilmente.

Caro direttore,

domenica scorsa, in quanto alpino in congedo, ho partecipato alla sfilata degli alpini insieme ai commilitoni del 39° corso AUC, che si tenne ad Aosta nel 1965 (sic!). Come al solito, è stato un evento impressionante sia dal punto di vista quantitativo sia dal punto di vista qualitativo. Gli alpini hanno marciato in tantissimi, tra una folla che aveva solo voce per lanciare grida di apprezzamento verso questo singolare corpo militare, che, tra l’altro, sabato pomeriggio aveva partecipato numeroso alla celebrazione della Santa Messa in piazza del Duomo.

Si è visto in azione un popolo che il grande Chesterton avrebbe visto come il popolo dell’UOMO COMUNE, cioè dell’uomo sano, a cui piacciono le cose semplici della vita, le donne, il vino, la compagnia, il canto, l’allegria, la solidarietà. Gli alpini, infatti, sono sempre presenti tra i primi quando si produce un bisogno che colpisce la gente (vedansi tutti i terremoti) e, nel silenzio e senza demagogia, contribuiscono alla ricostruzione. Sono la testimonianza di persone che non dimenticano la storia e, per questo, vivono un’unità a cui tutto il Paese dovrebbe guardare, soprattutto in un momento come questo in cui prevalgono i facili slogan, che non fanno che produrre divisioni e lacerazioni. Soprattutto i nostri intellettuali, che hanno così tanta puzza sotto il naso, dovrebbero piegarsi di fronte alla testimonianza di questo popolo, così amato dalla gente.

Mi ha colpito la sostanziale indifferenza del sindaco Sala verso questa manifestazione, che forse non corrisponde ai suoi canoni radical chic che dovrebbero definire una Milano sempre meno popolare. Come mi ha colpito l’indifferenza della parte radical borghese del centro della città (quello che vota PD), che, lungo il percorso della sfilata, non ha esposto bandiere, come avviene, di solito, in altre gloriose città più “alpine”. Non vi erano bandiere sui palazzi dei ricchi, ma sotto quei palazzi c’era tanta gente semplice che inneggiava con entusiasmo agli alpini.

Comunque, i radical chic stiano tranquilli. E stia tranquilla pure la povera e piccola Greta. Gli alpini lasceranno Milano pulitissima, non come, di solito, la lasciano quelli che partecipano alle manifestazioni “ecologiste”. Gli alpini amano veramente, e non a parole, la natura e l’ordine.

Guardando in faccia con affetto tutti questi bei volti sorridenti e orgogliosi, mi è venuto in mente che, comunque, tutto questo non basta: occorre, comunque, Cristo che conduca tutto questo popolo al suo destino buono. Il compito di Dio sarà senza dubbio più facile nei confronti di questo popolo buono e generoso, che non nei confronti di coloro che, chiusi nei loro salotti, pensano di essere già giusti. Evviva gli alpini, dunque!