• 40 ANNI DI SANDINISTI

Ortega, il mito della sinistra che perseguita la Chiesa

Ortega reprime le proteste e perseguita la Chiesa del Nicaragua. Ma tutto il mondo intellettuale post-marxista preferisce ricordare un anniversario: la sua prima presa del potere rivoluzionaria di 40 anni fa

Nicaragua, funerale delle vittime della repressione

Troppo silenzio e troppe connivenze sulla tragedia che sta vivendo il Nicaragua che ieri ha celebrato il 40° anniversario della rivoluzione sandinista contro il terribile regime di Somoza. Troppi pseudo intellettuali ancora viventi in tutto il mondo, guardano con miopia grave ai massacri, le violenze, gli attentati che da un anno Ortega, uno dei loro miti di gioventù, sta compiendo nei confronti di giovani, vecchi, bambini, campesinos e giornalisti, preti, studenti e sindacalisti. Proteste pacifiche che da un anno non trovano spazio sui giornali internazionali, troppo imbarazzanti per i malinconici del passato.

Ieri si celebravano i 40 anni dalla vittoria dei sandinisti contro il terribile Somoza, non si è voluto ricordare per non dover affrontare la realtà nuda e cruda di oggi: Ortega è peggio di Somoza e sta usando gli stessi terribili strumenti repressivi. L’Onu e la Oea hanno impiegato 8 mesi per accorgersi dei massacri sistematici, le sparizioni di incarcerati, le violenze sui famigliari, le minacce ai sacerdoti. Qui in Europa silenzio tombale, dà fastidio ciò che accade, il volto vero di Ortega imbarazza e smaschera i ricordi giovanilistici dei tanti che confidavano nella rivoluzione comunista, giusta e popolare anche a casa nostra. “El pueblo unido jamas serà vencido”, composta da un altro Ortega nel 1970, risuona ancora in troppe orecchie e in troppe menti di pseudo intellettuali occidentali, ancor oggi in cattedra, troppo ottusi per guardare alla realtà.

Noi lo diciamo con chiarezza, stiamo dalla parte del popolo nicaraguense e dei suoi pastori, celebriamo con le migliaia di famiglie che hanno perso i propri figli, mariti, amici, sacerdoti e parenti una giornata di lutto per le vittime innocenti, disarmate, pacifiche che nell’ultimo anno sono state uccise dalle bande armate di Ortega. Questo sinistro campione della libertà, lo lasciamo celebrare in segreto dei cuori alla elitè incartapecorita occidentale. Nel silenzio totale europeo, solo l’Amministrazione Trump ha avuto l’ardore e il coraggio di parlare chiaro. Giovedì 18 Luglio, nel corso della Conferenza del Dipartimento di Stato sull’avanzamento delle Libertà Religiosa nel mondo, era stato il Vice Presidente americano Mike Pence, cristiano ma non cattolico, a dichiarare come fossero inaccettabili i continui attacchi e “assalti contro la Chiesa Cattolica in Nicaragua, compiuti dal dittatore Daniel Ortega e da sua moglie, nonché vicepresidente del paese, Rosaria Murillo”.

La Russia ha invece "assicurato a Ortega la sua sempiterna amicizia",  della Cina si conoscono solo gli importanti interessi, del silenzio europeo abbiamo già detto.

Venerdì 19 luglio, il Vescovo di Matagalpa, Rolando Alvarez denunciava la presenza di commandos armati nella città di Terrabona, la banda di incappucciati e paramilitari che erano pronti a compiere un attentato contro di lui. Medesima denuncia è stata fatta dal Vescovo di Granada, Monsignor Solorzano Perez. Il Vescovo ausiliario Mons. Silvio Baez lo scorso 29 aprile era stato costretto a trasferirsi in Vaticano, mossa prudente e intelligente del Papa e di mons. Parolin per evitare che le bande di Ortega lo ammazzassero.

Da un anno, la sicurezza di Vescovi e sacerdoti cattolici nel paese è a grave rischio e diversi attentati, minacce e omicidi sono già stati compiuti dall’inizio delle proteste giovanili e i massacri che iniziarono un anno fa, in occasione della riforma dell’educazione nel paese. Ora ad un anno dall’inizio della più crudele repressione mai vista nel paese, al cui cospetto il dittatore Somoza che fu spodestato dai guerriglieri del Fnlm appare un ‘moderato’, l’assedio e l'attacco ai templi dove si celebrano le Messe in onore degli assassinati un anno fa è continuo.

Da un anno, la Chiesa cattolica, con il testa il Cardinale Brenes, non si fa intimorire ed ha sin da subito denunciato le bande armate del regime, i massacri, gli arresti e condanne sommarie dei giovani e giovanissimi che si erano messi a capo della rivolta.

La Chiesa, il suo cardinale e i suoi vescovi hanno fatto molto di più, chiedendo, insistendo e trascinando più volte la gran parte delle organizzazioni civili, imprenditoriali e del lavoro ad un tavolo di dialogo con il Governo. Governo che si è seduto nei mesi scorsi solo per ribadire le sue volontà repressive e, in sede parlamentare, approvare una ‘amnistia’ utile solo a perdonare i membri delle bande paramilitari che si erano (e continuano) a macchiare di omicidi, violenze e gravi violazioni dei diritti umani.

La settimana scorsa, una dozzina di chiese sono state assediate e aggredite da folle che si sono identificate con Ortega, le mura degli edifici di culto sono stati imbrattati con scritte minacciose ed offensive, circondate dalla polizia e, in alcuni casi, numerosi arresti di parrocchiani e famigliari delle vittime sono stati effettuati. È successo nelle due principali cattedrali del Nicaragua, León e Managua e in molte delle chiese Masaya. La rivolta dei cittadini dell’aprile 2018 non si è fermata, né i tentativi di aprire tavoli di dialogo hanno sinora avuto effetto. Tra aprile e ottobre 2018, più di 300 persone sono morte in base ai dati della Commissione interamericana sui diritti umani (CIDH), a causa della repressione che Ortega ha scatenato contro le proteste.

L’odio contro sacerdoti, vescovi e fedeli cattolici, in paese che ha ben più del 90% di credenti, nasce dalla accusa che Ortega e i vertici sandinisti hanno pubblicamente rivolto alla Chiesa Cattolica nel luglio dello scorso anno, additandoli pubblicamente come complottisti e organizzatori di un colpo di Stato. Già negli anni ’80 il regime sandinista aveva attaccato la Chiesa cattolica, espellendo almeno 10 tra sacerdoti e vescovi, si dovette attendere il 2004 per ascoltare da Ortega le scuse alla Chiesa Cattolica per le minacce e gli errori commessi contro di essa’.

Lo scorso 17 giugno con un comunicato, la Conferenza Episcopale Nicaraguense già denunciava la situazione di permanente intimidazione e violenza: “Il governo, attraverso la polizia e altri gruppi simili, ha intensificato la persecuzione contro i nostri parrocchiani, spaventandoli con riprese, fotografie, aggressioni verbali e fisiche e con l'assedio ai templi durante le liturgie, queste sono gravi violazioni dell'esercizio della libertà di religione di cui all'articolo 29 della Costituzione del Nicaragua ".