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Parole impazzite: un bambino ha due mamme

La Corte d’Appello di Napoli stabilisce che il bambino nato da una donna lesbica (ricorrendo alla procreazione assistita) deve essere considerato anche figlio della compagna della mamma fisica, in quanto “ha aiutato a ‘pensare’ quel bambino”. Le parole sono impazzite, perché, dopo aver perso il senso religioso, non vediamo più la realtà

Il tribunale di Napoli

Caro direttore,

si conferma che il nostro Paese, insieme a tutto l’occidente, sta impazzendo. Questa drammatica constatazione, peraltro profetizzata già un secolo fa dal grande Chesterton, mi è tornata di attualità quando ho letto della sentenza della Corte d’Appello di Napoli che ha stabilito che il bambino nato da una donna lesbica (ricorrendo alla procreazione assistita, cioè servendosi dei gameti di un donatore anonimo) deve essere considerato anche figlio della compagna della mamma fisica, in quanto la compagna “ha aiutato la sua partner a ‘pensare’ quel bambino”, come ha scritto La Verità riferendo della “pazzesca” sentenza. Dunque, dei giudici italiani hanno stabilito che un bambino può essere figlio di due donne e non avere alcun padre.

Sono costretto, innanzi tutto, a ripetere la solita ma sempre attuale annotazione, che ci costringe a dire che la nostra magistratura è la prima a violare la Costituzione, la quale ha previsto la formale e sostanziale separazione tra i tre poteri (parlamentare, esecutivo e giudiziario), affermando, con l’articolo 101, che i giudici sono soggetti alle leggi. Sono soggetti alle leggi e non creatori di leggi. Se creano leggi, come nel nostro caso, si sostituiscono al potere legislativo e ciò è contrario alla Costituzione.

Caro direttore, detto questo, vorrei comunicarti due considerazioni a proposito di questa sciagurata sentenza. La prima è quasi banale. La sentenza non tiene in alcun conto del dato di realtà, la quale ci dice che è impossibile, proprio impossibile, che un bambino possa essere figlio di due mamme, tanto è vero che la stessa decisione dei giudici napoletani  è costretta ad arrampicarsi sui vetri per poter scrivere che l’essere madre dipende da un “pensiero” e non da un fatto materiale e fisico. Se ci mettiamo su questa stravagante strada, allora quante madri e padri ci possono essere senza avere generato un figlio. Perché tante persone possono avere indotto una futura madre a “pensare” di avere un figlio, senza per questo poter essere considerate “comadri” del bambino. La verità è che, avendo la cultura moderna perso ogni riferimento all’esperienza religiosa, ora si sta perdendo ogni riferimento alla realtà vera, alla realtà materiale e concreta. Diventa realtà solo ciò che è partorito dal pensiero personale di ciascuno. E ciò è devastante, soprattutto se a dirlo solennemente sono dei giudici anticostituzionali.

La seconda considerazione nasce dalla constatazione che il pensiero umano, nella sua diabolica ossessione di onnipotenza, sta cambiando totalmente il significato di tante parole, soprattutto di quelle più antropologicamente significative . In questo caso, viene stravolta la parola “genitore”, che lo Zingarelli definisce così: “chi genera o ha generato”. Come viene violentata la parola “madre”, che ancora lo Zingarelli definisce “genitrice di figli”, aggiungendo che l’espressione ‘divenir madre’ significa “concepire o partorire”. Stupisce che alcuni giudici abbiano fatto proprio un linguaggio che contraddice l’intera storia dell’umanità e che viene propagandato da una minoranza che ha perso ogni cognizione del senso comune e che vuole cambiare il mondo cambiando il significato antico e venerabile delle parole storiche. Il loro uso ideologico sta rovinando l’umanità.