• PAROLIN AL MEETING

Parolin: "Chiesa, mantieni la tua differenza critica"

Il cardinale Parolin chiude il Meeting di Cl: "Il Cristianesimo ha qualcosa di irrinunciabile da proporre alle democrazie pluraliste, ma la Chiesa non può rinunciare al suo stile di vita e a un esercizio critico nei confronti di ogni assetto sociale o politico. La differenza cristiana nasce dalla fedeltà a Cristo e al suo Vangelo, secondo lo stile dell’amore". 

“La Chiesa non è una società umanitaria”. Perché “se così fosse tradirebbe  la propria natura e la propria missione”. Infatti “essa nasce dal costato aperto di Cristo, ed è chiamata a testimoniare la dignità divina di questo amore che Dio ha per l’uomo”. Con una riflessione ampia e articolata, ricca di riferimenti culturali e frutto di una solida preparazione teologica, il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato di Papa Francesco, ha “chiuso” la XXXVIII edizione del Meeting per l’amicizia tra i popoli.  Preso d’assalto dai giornalisti nei saloni della Fiera di Rimini ha risposto a braccio ad alcune questioni scottanti legate alla stretta attualità, dalle minacce dei terroristi dell’Isis al Vaticano  (“siamo preoccupati, ma non alzeremo il livello di allerta”) alla politica corretta da tenere verso l’ondata immigratoria (“stop agli sbarchi massicci”), fino agli scontri avvenuti a Roma in occasione dello sgombero di un edificio occupato abusivamente (“la violenza non è accettabile da nessuna parte”). Domande scontate e risposte equilibrate, in linea con il profilo diplomatico del cardinale vicentino, reduce da una delicata missione in terra russa. Ma il senso e il “cuore” della sua presenza al Meeting si sono rivelati nella relazione tenuta davanti al “popolo di Cl”, relazione che ha preso le mosse da una spiegazione e da un approfondimento della frase di Goethe che ha dato il titolo all’edizione di quest’anno: “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”.

“Come Faust, l’uomo è posto sempre, nuovamente, di fronte alla scelta: il titanismo di una pura azione, di un fare assoluto che diventa, nelle sue potenzialità, incontrollato, o la contemplazione del mistero, la comprensione della libertà come responsabilità e non solo come possibilità”. E che cos’è il mistero? Per Parolin è “la dimesione profonda dell’umano”, in cui Dio è presente. Il mistero “non blocca il pensiero”, non ci rende cioè schiavi, ma costituisce “l’arco dell’orizzonte storico-esistenziale tra trascendenza e interiorità”. Insomma, siamo di fronte a un bivio: “la tentazione del sovrumano”, che ha la pesunzione di poter fare a meno di Dio, “o l’inquietudine dell’umano”, che riconosce invece Dio come creatore e meta ultima.

Di fronte alla realtà di “spazi nuovi e incontrollati di potere”, che tolgono memoria alle cose, ne cancellano il significato, il Segretario di Stato ha invitato a soffermarsi sul valore della vita contemplativa, che “non significa mancanza di azione o rinuncia alla vita attiva, ma “capacità di ripresa della misura del tempo, della narrazione dei giorni, della distanza e gerarchia delle cose… quella che Agostino chiama «l’attitudine di conoscere la verità»”. Citando anche Ignazio di Loyola, Parolin ha sottolineato che l’esito della contemplazione è la vita in Cristo, “in una prospettiva di presenza storica, di incarnazione”. Così, “la Chiesa ha il compito di innestare il Vangelo in ogni cultura, esaltando ciò che di vero e di buono in esse si trova”. Come avviene questo?  Riprendendo una tesi cara al Papa emerito Benedetto XVI, il numero due del Vaticano ha ricordato che “il cristianesimo ha qualcosa di irrinunciabile da proporre alle democrazie pluraliste”, in un’epoca in cui si è imposta in Occidente una ragione “ideologicamente chiusa: un sapere assoluto, progressivamente auto-separatosi da ogni sfondo culturale nel quale è sorto”. Una società che ha smarrito le proprie radici.

Papa Ratzinger ha proposto “un allargamento del concetto di ragione e dell’uso di essa” (Caritas in veritate, n. 31). Papa Bergoglio ha chiesto “una nuova e globale spinta missionaria alla Chiesa cattolica”, da lui definita “Chiesa in uscita”, nella quale “il corpus dottrinale deve riprendere vita nello stile pastorale”. Ma ciò deve avvenire nella chiarezza sulla natura della Chiesa e delle sue caratteristiche di fronte al mondo. Se la parola chiave è “dialogo”, che appare come la “strategia” giusta “in un’ora come questa, in cui l’umanità è attraversata da violenze, minacce, paure e ingiustizie”, la Chiesa non può tuttavia rinunciare al suo “stile di vita e a un esercizio critico nei confronti di ogni assetto sociale o politico”. In altri termini, di fronte alla “riduzione e alla negazione della libertà, l’indifferenza verso la democrazia, la negazione della giustizia”, non può mancare “la collaborazione leale ai diversi ordinamenti nella costruzione di una società migliore”, ma la Chiesa deve sempre mantenere la propria “differenza” critica.

Un concetto, questo, su cui il cardinale ha insistito. Che cosa fa la differenza tra una “società umanitaria”, ciò che la Chiesa non è, e la sua vera natura? “La differenza cristiana nasce dalla fedeltà a Cristo e al suo Vangelo, secondo lo stile dell’amore”. E “nulla è più esigente e rischioso dell’amore”. Qui Parolin ha citato un celebre passo della Lettera a Diogneto, in riferimento al compito dei cristiani: «Dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, ma da tutti sono perseguitati». Perciò  i cristiani “non possono non interagire criticamente nei confronti di ogni realtà”. Papa Francesco si riferisce a questo atteggiamento quando parla di una Chiesa “ferita e sporca” per essere uscita in strada. Meglio di una Chiesa “chiusa in se stessa, narcisisticamente”. In pratica, ha concluso Parolin, siamo di fronte a “un appello a riprendere la strada del mondo”, sapendo che ci aspetta nei prossimi anni “una grande scommessa educativa”, per far sì che la fede si trasmetta alle nuove generazioni. “Ma noi per primi dobbiamo farci educare da Dio” e “lasciare aperta allo Spirito la porta del nostro cuore”. Parole che sembrano gettare un ponte ideale verso il prossimo Meeting, che si svolgerà dal 19 al 25 agosto 2018 sul tema “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice”.