• CICLISMO

Parte il Giro numero 100, nel segno del ricordo

Museo Bartali, la nipote Lisa

Con la partenza oggi, 5 maggio, dalla Sardegna il Giro celebra le 100 edizioni. L'incidente e la scomparsa di Michele Scarponi, investito in allenamento mentre si preparava alla corsa ci fa avvicinare quest'anno più mestamente alla gara. Pochi giorni prima aveva vinto la prima tappa del  Tour of The Alps, meritandosi a tutti gli effetti i galloni di capitano della sua squadra dopo il forfait di Fabio Aru a causa di una caduta. Poi lo schianto contro un furgone. A ricordarci che la vita è un soffio. 

Il Giro, a ogni modo, non si ferma, le ruote dei "girini" continueranno a girare. E sarà anche quest'anno un pretesto per raccontare la geografia, i paesaggi dell'Italia. Per tenere insieme, ancora una volta, i ricordi, le rivalità e il cuore di una nazione. La sua storia. Mai come quest'anno la corsa celebra i suoi grandi campioni che sono stati anche grandi uomini, con tappe a loro dedicate.

Museo Bartali, con nipote
Il 17 maggio la corsa rosa sarà a Ponte a Ema (Firenze), la località che ha dato i natali a Gino Bartali e dove è fissata la partenza dell'undicesima tappa. Sarà un omaggio al grande campione con un'avvincente serie di gran premi della montagna attraversando foreste monumentali e valichi al confine tra Toscana e Romagna, sino a Bagno di Romagna dove è fissato il traguardo della frazione. Ma per una (curiosa ?) coincidenza, di Ginettaccio se ne parlerà prima, proprio il giorno della partenza della corsa rosa. Perché il 5 maggio di 17 anni fa il campione ha raggiunto il Cielo.

"A Ponte a Ema  - racconta la nipote Lisa - verrà celebrata una Messa di suffragio  e a ricordo di mio nonno nella parrocchia di S.Piero che frequentava prima di trasferirsi a Firenze. Seguirà una cerimonia al cimitero dove riposa, un omaggio floreale, alla presenza di noi famigliari e di qualche assessore della città. E in mattinata si potrà visitare il museo a lui dedicato. Il 13 maggio un altro appuntamento: alle 14.30 partirà la "staffetta Gino Bartali" a ricordo dell'impegno profuso da mio nonno che ha contribuito a salvare centinaia di ebrei durante la persecuzione razziale. Ci diamo appuntamento  alle 14.30 a Firenze in piazza Duomo dove consegneremo una maglia rosa con l'effigie di mio nonno, poi sosta alla Sinagoga e arrivo in piazza Elia della Costa per assistere alla consegna della copia della pergamena Giusto delle Nazioni. La partecipazione è aperta a tutti".

Lisa, figlia di Luigi, uno dei figli del campione, è una straordinaria testimonial del nonno e in questi giorni sta pedalando a tutta: interviste, presenzierà le aperture straordinarie del Museo e poi scrive articoli sul blog "biciclettami" ,che è un inno alla diffusione delle due ruote in città per vivere meglio. Nel cuore l'orgoglio di chiamarsi Bartali, il privilegio di averlo frequentato, la vocazione a raccontarlo a tutti. In fondo, un nonno non muore mai: "In casa aveva fatto costruire in una stanza una cappellina consacrata  in cui dire Messa. Era bellissima. Ricordo l'altare in legno con una grande statua dipinta di Santa Teresina del Bambin Gesù, i fiori e la Bibbia". 

 Bartali in preghiera a Lourdes

Bartali era un uomo di fede, un credente, "ma non bigotto", come ha ricordato di recente il figlio Luigi, sicuramente un personaggio dall'umanità debordante che oltre a vincere tre edizioni del Giro d'Italia e due Tour ha anche salvato centinaia di ebrei e per questo dichiarato Giusto tra le nazioni. A distanza di anni dai fatti è emerso che tra il 1943 e il 1944 durante i suoi allenamenti, Bartali portò in giro, nella canna della sua bici, dei documenti falsi rispondendo alla richiesta dell'amico cardinale Elia Dalla Costa che aveva creato una rete per venire in soccorso alle richieste di aiuto dei profughi ebrei che cercavano di superare le Alpi per entrare in Svizzera. Poi c'è Gino il Pio, fedele alla Madonna, tutt'uno con l'uomo dall'umore luciferino del "tutto sbagliato, tutto da rifare". Nella tappa di avvicinamento alla devozione mariana, Bartali incontra la figura di Santa Teresina di Lisieux attraverso padre Mauro Tabarelli, un frate carmelitano scalzo, che viveva nel convento di san Paolino, nel centro di Firenze. ? qui che il 13 febbraio 1937, a 22 anni, prese l'abito del Terz'Ordine. Il 4 dicembre 1938  fece la professione definitiva.

A Messa ci andava tutte le volte che poteva e non era così scontato quando correva perché doveva trovare il tempo. Nel 1948 vinse una tappa al Tour de France, la corsa arrivava a Lourdes e lui portò i fiori alla Grotta. Vicino a lui a pregare la Madonna, Fiorenzo Magni, il "terzo uomo" che si era inserito splendidamente nel duello tra Bartali e Coppi. Il numero tre andava a genio a Fiorenzo: tre Giri d'Italia nel '48, '51 e '55, tre Giri delle Fiandre consucutivi, tre volte campione italiano. A proposito, la tappa conclusiva del Giro, partirà nella sua Monza dove ha vissuto per tanti anni, dopo essersi trasferito dalla natia Vaiano, provincia di Prato. Ma perché gli organizzatori della corsa non ce lo ricordano? Dedicargli una tappa, sarebbe stato giusto, per rispetto della storia del Giro e di questo sport. Ma c'è tempo per rimediare, almeno per un ricordo: la gara dura tre settimane. 

Non verrà di certo dimenticato Fausto Coppi, il Campionissimo: la quattordicesima tappa, in programma sabato 20 maggio, partirà dalla parte più alta di Castellania, probabilmente dal monumento dove riposano Fausto e suo fratello Serse. I corridori faranno qualche centinaio di metri in passerella, prima del via ufficiale. A Castellania lavora Francesco, figlio di Marina, la primogenita del Campionissimo. Qui accudisce il Timorasso, un raro vitigno autoctono che gli sta dando molte soddisfazioni. Qualche pedalata  e garetta in gioventù con la mountain bike per i sentieri dove si allenava il nonno. "Ma niente di serio, solo per divertimento. Ora, dopo il lavoro in vigna, sono stanco, desidero solo riposare".

Francesco Coppi, nipote di Fausto

Il nonno non ha fatto in tempo a conoscerlo, perché lui è venuto dopo. Ha il profilo dolce della mamma Marina, che spesso dà una mano nella vigna. Il ricordo di Coppi il Campionissimo lo porta avanti lavorando con le mani la terra dei suoi avi che erano contadini. Il vino al quale è più affezionato si chiama "Fausto", dedica scontata. È un bianco, profumato e corposo. Di carattere. Dolce e deciso,  e insieme delicato come lo fu il Campionissimo. Stappa orgoglioso la bottiglia;in  quel vino c'è qualcosa che ricorda il nonno.

Il paese dei Coppi – fra Piemonte e Liguria -  conta una quarantina di anime, non c'è un negozio, molte case sono rimaste come ai tempi in cui correva il nonno di Francesco. Il resto è silenzio, pace e tranquillità. Lo sguardo si lascia cullare tra le forme delle colline. A ogni  svolta c'è un'immagine, una foto, un disegno che ricorda Coppi –  come se l'Airone non avesse mai spiccato il volo. Coppi vive. Viva Coppi. 

A Castellania la casa natale è stata trasformata in museo. Nella bella stagione è un pellegrinare continuo di tifosi, specialmente nei week-end. Un pellegrinaggio laico e religioso, allo stesso tempo. Arrivano in bici. Sudano. Faticano. Sgranano chilometri, come Rosari. Nelle stanze della casa museo ci sono i segni della devozione sincera alla fede dei genitori: una statua enorme di Gesù accanto al letto nella loro stanza e i crocefissi. A Coppi un tifoso regalò una piccola croce che arrivava dalla chiesa di San Babila a Milano. Un giorno venne a Castellania per nostalgia del suo campione, fece un giro tra i ricordi e riconobbe la croce che gli regalò. Svenne dall'emozione. Coppi aveva conservato quell'oggetto sacro che da anni si trova in una cantina di Castellania insieme ad altri cimeli, tra biciclette e memorabilia varie. Tra questi oggetti c'è anche una Madonnina che Coppi acquistò nel Veneto. 

 

La frazione che celebra il Campionissimo si concluderà a Oropa, in provincia di Biella, dove si trova uno dei santuari mariani più belli del mondo e che rimanda alle gesta di un corridore mai dimenticato, Marco Pantani. Qui si venera la Madonna Nera, l'aria è frizzante, ed è conservata anche una maglia rosa dello sfortunato corridore romagnolo. Gli organizzatori del Giro hanno ribattezzata la salita finale di questa tappa “montagna Pantani” in memoria dell'impresa che il grande ciclista compì nel 1999. Con una straordinaria rimonta che rimase nella storia, dopo un salto di catena a pochi km dal traguardo, Pantani superò gli avversari e arrivò primo alla tappa in solitaria. E a Oropa, nella galleria degli ex voto, c'è anche la maglia autografata del corridore. Una consuetudine piuttosto diffusa fra i corridori; una sala del Santuario di Fatima ospita addirittura una bicicletta appartenuta a Jacques Anquetil, il campione francese, vincitore di due Giri d'Italia, cinque Tour de France e un Giro di Spagna. Sulla salita di Selvino, vicino a Bergamo, a ogni curva sarà ricordato un corridore lombardo; Gimondi, Gotti, Baronchelli... Il Giro non dimentica.