• CASO ETRURIA

Partono le querele, il "trucchetto" della Boschi

Maria Elena Boschi

Le opposizioni tornano all’attacco dopo la notizia che Pier Luigi Boschi, padre del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena, è indagato per falso in prospetto e ricorso abusivo al credito dalla Procura di Arezzo per la vendita nel 2013 delle obbligazioni subordinate alla clientela retail di Banca Etruria.

Un duro colpo per i renziani, che nei giorni scorsi, dopo l’audizione in Commissione Banche del Procuratore di Arezzo, Rossi, sembravano sollevati in quanto convinti che la posizione di papà Boschi si fosse definitivamente alleggerita e che ogni suo ulteriore coinvolgimento nella vicenda Banca Etruria fosse da escludere. Un po’ una sconfessione della linea dei vertici dem, che fanno buon viso a cattivo gioco, continuano a invocare trasparenza nell’attività della Commissione Banche, ma in realtà cominciano a tremare seriamente per i futuri sviluppi. Matteo Renzi teme fortemente che l’escalation di audizioni e rivelazioni possa avvelenare la campagna elettorale e danneggiare l’immagine del Pd, lasciando ai Cinque Stelle il monopolio della difesa delle ragioni dei risparmiatori truffati.

Ma la novità delle ultime ore è che su Facebook Maria Elena Boschi ha annunciato di aver firmato il mandato per l’azione civile di risarcimento danni nei confronti di Ferruccio de Bortoli. A quanto pare, l’ex direttore del Corriere della Sera non sarà il solo. “A breve procederò anche nei confronti di altri giornalisti – annuncia il sottosegretario – mi spiace dover adire le vie legali contro alcuni giornalisti, non lo avevo mai fatto prima. Nemmeno in presenza di affermazioni evidentemente diffamatorie. Ma credo che sia ormai necessario farlo perché sulla verità dei fatti si pronunci un tribunale in nome della legge”.

La Boschi ha deciso, dunque, di intentare una causa civile nei riguardi di de Bortoli per quanto scritto da quest’ultimo nel suo libro intitolato “Poteri forti”. Quali le frasi incriminate? In particolare le seguenti: “Maria Elena Boschi nel 2015 non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit… chiese a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. Ghizzoni incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere”.

Fino a due giorni fa la Boschi aveva solo minacciato querele ma senza sporgerle. Ora ha deciso di varcare il Rubicone. De Bortoli non è parso particolarmente preoccupato, visto che su Twitter ha replicato: "Mi aspettavo l’annunciata querela per diffamazione, che non è arrivata. Dopo quasi 7 mesi apprendo che l’onorevole Boschi mi farà causa civile per danni. Grazie”.

E in effetti agli osservatori piu' disattenti sarà sfuggito un particolare che insinua forti dubbi sul dichiarato amore della Boschi per la verità dei fatti. In realtà, la causa civile intentata dal sottosegretario produce effetti solo mediatici nell’immediato, e al massimo effetti economici fra chissà quanto. Il commento più ricorrente tra gli sprovveduti sarà: "Se ha denunciato de Bortoli, vuol dire che ha ragione, altrimenti se avesse qualcosa da temere non rischierebbe di perdere una causa”. La realtà è amaramente un’altra. La Boschi, che peraltro è avvocato, sa bene che con la causa civile la verità dei fatti non verrà a galla. Non si indagherà se davvero lei sia andata da Ghizzoni per chiedergli di salvare Etruria. Quell’elemento avrebbe potuto piuttosto essere accertato con il procedimento penale per il reato di diffamazione. Furbescamente la Boschi punterà solo sul risarcimento civile, cioè sulla dimostrazione che, a causa di quanto scritto da de Bortoli, lei abbia subito un danno morale o biologico. In questo modo una delle massime espressioni del renzismo spera altresì di arginare la tempesta mediatica che si sta abbattendo su di lei e sulla sua famiglia, intimidendo altri giornalisti che si stanno occupando del caso Etruria.

Proprio ora che si scopre che suo padre è indagato, Maria Elena Boschi preferisce scatenare una controffensiva nel tentativo di salvare se stessa e ciò che resta del giglio magico, ma il trucco agli occhi di chi si occupa di diritto di cronaca e diffamazione appare lapalissiano.

Chissà se i vertici dei giornalisti italiani scenderanno in campo anche questa volta per difendere de Bortoli e altri colleghi da un attacco che sa di provocazione e che trasuda paura per l’evoluzione di un’inchiesta, quella su Banca Etruria, dai contorni ancora molto torbidi e dagli esiti più che mai imprevedibili.