a cura di Lorenzo Bertocchi
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Pellegrini Kachin, tre giorni di viaggio per incontrare il Papa

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di Paolo Fossati (Asia news) - Tre giorni e due notti, su treni e ferrovie risalenti al periodo coloniale. È il duro viaggio compiuto dai circa 200 pellegrini che hanno raggiunto la parrocchia di San Francesco d’Assisi di Yangon. Sono quasi tutti Kachin, etnia a maggioranza cristiana, e provengono dal remoto nord del Paese, devastato dall’annoso conflitto che contrappone l’esercito etnico alle forze governative birmane. Anche se in questi giorni gli scontri si sono inaspriti, i pellegrini non hanno voluto rinunciare alla possibilità di incontrare papa Francesco, che il prossimo 27 novembre darà inizio al suo storico viaggio apostolico in Myanmar. Essi provengono in gran parte da Myitkyina, capitale dello Stato di Kachin, ma numerosi sono i fedeli originari di Hpakan, Putao e Bhamo.

“Siamo stanchi, ma saremo ricompensati dalla vista del Santo Padre”, dichiarano alcune donne (nella foto). “Vedere il papa è per noi come vedere il volto di Gesù. È una grazia, una benedizione. Ora potremo morire felici e serene”, affermano. Insieme a tutti gli altri pellegrini, esse portano con loro le preghiere e la sofferenza di tutti i Kachin che per ragioni economiche e di sicurezza non potranno partecipare alla solenne messa del 29 novembre al Kyaikkasan Ground di Yangon, evento principale della visita del papa in Myanmar. “I nostri fratelli Idp [Internal displaced people, gli sfollati del conflitto, ndr] non possono muoversi dai campi profughi in cui vivono. Per questo speriamo che la visita del Papa possa contribuire alla pace ed alla stabilità nello Stato di Kachin. Confidiamo in un cambiamento della situazione”. Nonostante le difficoltà affrontate per raggiungere Yangon, la gioia dei pellegrini è tangibile. Petru Longgam, 83 anni, riesce a stento a contenere la sua felicità: “Noi Kachin siamo così, ci piace parlare, siamo espansivi. Per la prima volta da quando ci siamo convertiti, potremo vedere un papa. È incredibile!”.