• LA LETTERA

Piange e sferza: Gesù è così buono che non è buonista

Caro direttore,

Gesù è buono, non buonista. Ho preso coscienza di questo, rileggendo i Vangeli di Marco e Matteo.

Innanzi tutto Gesù è buono, come nessuno lo è mai stato nella storia umana. Ed i Vangeli lo testimoniano in modo commovente e molto ripetuto. Egli si commuove di fronte alla vedova di Nain che aveva perso l’unico figlio e lo resuscita; piange di fronte al destino di Gerusalemme; e ancora piange di fronte al dolore causato dalla morte dell’amico Lazzaro; compie il primo miracolo perché non venga tolta ai commensali la gioia di una festa matrimoniale; mostra una tenerezza infinita per i bambini, che indica come i modelli da cristianamente imitare e non condanna l’adultera. Soprattutto, ha dimostrato la Sua infinita bontà, sacrificando ignominiosamente la sua vita per tutti noi: è salito sulla croce, per me, per te, per le nostre mogli, per i nostri figli, per i nostri nipoti, per ciascuno singolarmente e per tutti noi, per tutti gli uomini e per tutte le donne, ovunque vivano e comunque vivano. Persino dei suoi carnefici diceva: “non sanno quello che fanno” e quindi dovevano essere perdonati. Era, anzi è infinitamente buono.

Molti hanno tratto da questa constatazione l’autoautorizzazione a fare della persona di Gesù una immagine edulcorata, fraintendendo spesso il significato della stessa parola bontà e della parola mitezza. Ed infatti, gli stessi Vangeli dimostrano che Egli era buono e mite, ma non, come si direbbe oggi, “buonista”.

Ripercorrendo il Vangelo di San Marco, vediamo, al capitolo 2 (vv.18 e segg.) che Egli dialettizza con chi gli contesta di non seguire le regole relative al digiuno ed al sabato, perché “il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”. Nel capitolo 3 (vv5) si narra che Egli “girò con indignazione lo sguardo” su coloro che gli contestavano la liceità di compiere miracoli nel giorno di sabato. Nel capitolo 7 Gesù  accusa gli “ipocriti” che rimproverano i Suoi discepoli di mangiare con “mani impure” e di seguire una tradizione umana invece che la volontà di Dio. Nel capitolo 8 (vv. 13-15) Gesù si arrabbia con i farisei che Gli chiedono, con perfidia, un segno dal cielo ed Egli risponde: “Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico che a questa generazione nessun segno sarà dato. E lasciatili rimontò in barca e se ne andò all’altra riva”. Nel capitolo 9 Gesù dice agli increduli: “O generazione incredula! Fino a quando io dovrò sopportarvi?”. Nel capitolo 11 (vv. 27-32) Gesù polemizza apertamente con “i gran sacerdoti, gli scribi e gli anziani” e poi è protagonista del famosissimo episodio della cacciata dei mercanti dal tempio, usando modi molto spicci. Nel capitolo 12 polemizza, con grande abilità, con i farisei e gli erodiani nel famoso episodio del tributo da dare a Cesare. E nello stesso capitolo, ai versetti 38-40, così descrive il profilo degli scribi: “guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti ed essere salutati nelle piazze, occupare i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei conviti, che divorano le case delle vedove e fanno mostra di pregare a lungo: costoro subiranno più severa condanna”.

Gesù era sempre molto polemico con una precisa categoria, quella degli ipocriti di qualsiasi risma, quelli che anteponevano i propri interessi e le proprie idee al progetto ed alla volontà di Dio. Mi pare che Gesù accompagnasse la propria presenza di bontà con un giudizio molto netto e preciso sulla natura della propria missione, che era quella di affermare le presenza carnale di Dio tra di noi, secondo la volontà del Padre. Gli ipocriti di ogni tempo (ed anche oggi ce ne sono tanti) non sopportano questa pretesa di Gesù, perché sarebbero obbligati ad essere sinceri, cioè a prendere atto che è Dio il protagonista della storia e non i loro falsi pensieri.

Caro direttore, tutto ciò rende la vita cristiana molto bella e affascinante, ma anche molto drammatica, perché dobbiamo sempre lottare contro quella parte di ipocrisia che è in ciascuno di noi e che è intorno a noi. Ciò che è sempre più insopportabile è la riduzione dell’esperienza cristiana ad un sentimentalismo basato solo sulle “emozioni”, basato su di una immagine remissiva che non mi pare fosse propria degli Apostoli e di San Paolo. In Gesù bontà e giudizio sono unica cosa. Mi pare che Gesù sia buono perché porta con sè il giudizio ricevuto dal Padre e che il giudizio del Padre lo porta ad essere buono. Appunto, buono, ma non buonista.