• INFORMAZIONE E POLITICA

Quei giornali che fanno campagna elettorale

Mentre si avvicinano le elezioni europee e si inasprisce lo scontro tra Lega e Cinque Stelle, divisi sul caso Siri e sul “Salva Roma”, alcuni dei principali mezzi di informazione giocano a chi la spara più grossa, parteggiando per l’uno o per l’altro o schierandosi per un nuovo governo. Così si finisce per fare propaganda, venendo meno al diritto-dovere di informare.

L’inasprirsi dello scontro tra Lega e Cinque Stelle sui temi economici, sulle celebrazioni per il 25 aprile e, soprattutto, sulla questione morale sta alimentando una spirale pericolosa per le sorti dell’esecutivo. Non si può spiegare solo con calcoli tattici l’atteggiamento assunto dai grillini nei confronti del sottosegretario Armando Siri, uomo di punta dello stato maggiore leghista, così come non è solo propaganda la resistenza di Matteo Salvini rispetto al “Salva Roma”. C’è un malessere crescente nell’alleanza tra i due azionisti dell’esecutivo e ci sono diffidenze reciproche che ben difficilmente potranno sanarsi dopo il voto europeo e che anzi rischiano di aprire una crisi già prima del voto del 26 maggio.

Ma a prescindere da come evolverà il clima politico, vale la pena osservare con attenzione la condotta dei principali mezzi di informazione, tradizionali e online, che anziché garantire il diritto dei cittadini di ricevere notizie corrette ed equilibrate, giocano a chi la spara più grossa contro uno o entrambi i partiti di maggioranza, parteggiando apertamente per l’uno o per l’altro o per soluzioni di superamento degli attuali equilibri.

Il Fatto Quotidiano, ad esempio, sembra da qualche giorno la fotocopia del blog dei 5 Stelle. Se Marco Travaglio rivolge dalle colonne del suo quotidiano “dieci domande a Matteo Salvini” sul caso Siri, un post firmato Movimento 5 Stelle sul Blog delle Stelle torna a chiedere le dimissioni del sottosegretario Armando Siri e rivolge “quattro domande alla Lega sul caso Siri”. In verità l’intera prima pagina del Fatto di ieri sembra un manifesto anti-Carroccio. Si accusa il ministro dell’Interno di aver trascorso la Pasquetta con il sindaco di Pinzolo che avrebbe avuto guai con la giustizia, si ricostruiscono le trame di alcune società e associazioni riconducibili alla Lega e si torna ad attaccare Siri per i suoi presunti legami con la mafia.

Dunque, sia il Fatto Quotidiano che il Blog delle Stelle sollevano la “questione morale”, dimenticando però che sono stati proprio i parlamentari grillini a salvare dal processo Matteo Salvini sul caso Diciotti, e che ad avallare tale decisione erano stati proprio i militanti attraverso la votazione online. Un’incoerenza che balza nitidamente all’occhio.

Le 10 domande di Travaglio a Salvini riportano alla memoria quelle insistenti che Repubblica pubblicò per mesi rivolgendosi a Silvio Berlusconi nell’ambito dello scandalo Ruby. Si tratta di uno stile fazioso di fare informazione, che tradisce una chiara avversione politica, resa ancora più evidente dal contestuale atteggiamento indulgente nei confronti del sindaco di Roma, Virginia Raggi. Ieri sul Fatto si ironizzava sul presunto accanimento dei media nei riguardi del primo cittadino capitolino, che non avrebbe neppure bisogno del suo ufficio stampa perché sarebbero i suoi detrattori, con gli attacchi a pioggia, a darle visibilità e a farla apparire come martire.

È l’atteggiamento dei due pesi e delle due misure tenuto da molta stampa italiana. La Raggi è stata ed è indagata, è stata un anno fa anche rinviata a giudizio e nel sentire giustizialista dei grillini e di chi li sostiene mediaticamente questo dovrebbe bastare per chiedere un passo indietro a un politico. Invece il passo indietro viene chiesto agli avversari, solo agli avversari. Un’ipocrisia che si può in parte giustificare con la demagogia della classe politica italiana, ma che invece non è assolutamente ammissibile se posta in essere da giornalisti che, deontologicamente, dovrebbero preservare e valorizzare il bene della verità dei fatti e applicare alle notizie il principio di uguaglianza, trattando in modo uguale situazioni uguali, senza pregiudizi e preconcetti.

Anche l’Espresso da tempo conduce una battaglia contro le forze di governo. Il mese scorso ha portato alla luce documenti importanti su presunti finanziamenti russi alla Lega, esortando Salvini a parlare chiaro e a rispondere ad alcune domande. Nei giorni scorsi ha pubblicato intercettazioni riguardanti presunte pressioni del sindaco di Roma sulla municipalizzata dei rifiuti Ama, scatenando le reazioni delle opposizioni, che sono tornate a chiedere l’azzeramento della giunta capitolina ed elezioni anticipate.

Ma se i giornali, anziché dare le notizie, indossano l’elmetto, vengono meno ai loro doveri rispetto al bene pubblico dell’informazione, sostituendo il diritto-dovere di informare con il diritto di critica, che diventa totalizzante. Il paradosso è che sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio continuano a smentire ogni voce di crisi e a ripetere che le divisioni tra di loro esistono solo nella mente dei giornalisti. La gente non sa più a chi credere. Davvero una deformazione preoccupante del rapporto tra politica e informazione.