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Questi sono gli ultimi? Feste e soldi in nero degli abusivi

Qualcuno può pensare che nello stabile di via Santa Croce in Gerusalemme a Roma la corrente elettrica ripristinata possa servire solo a riscaldare le pappe dei figli degli occupanti e far funzionare i respiratori delle persone malate. C'è però l'altra faccia della medaglia: un centro sociale che fa affari con rave party, concerti, dj set (con gran pena per i vicini di casa), tutto in nero e senza sicurezza.

Il centro sociale Spin Time

Qualcuno può pensare che nello stabile ex Indap in via Santa Croce in Gerusalemme a Roma la corrente elettrica possa servire solo a riscaldare le pappe dei figli degli occupanti e per mandare avanti i respiratori delle persone malate che vivono nel palazzo gestito da Action (la più importante sigla della galassia dei movimenti per la casa, nata in seno all’estrema sinistra romana). Questo infatti è l’unico aspetto della vicenda che la narrazione delle principali testate giornalistiche ha messo in luce, ovvero quello dell’effettiva emergenza abitativa che attanaglia molti occupanti. Certo il censimento dei redditi non è stato mai eseguito da nessuno e desta qualche domanda il fatto che le storie di disperazione presentate sui giornali siano sempre le solite tre o quattro relative a situazioni con disabili e anziani, tuttavia va riconosciuto che tra le 480 persone (circa il 70% delle quali straniere) che vivono nella struttura, molte sono in un palese stato di povertà.

Allo stesso tempo però i media nazionali hanno quasi sempre evitato di puntare i riflettori sull’altro lato della medaglia, cioè il centro sociale gestito dal collettivo Spin time Labs, che sfrutta i locali comuni del grande stabile da 17mila metri quadri per attività in nero che generano un giro d’affari non indifferente. A dedicare molte inchieste su questa realtà, fuori da ogni legge e controllo dello Stato fin dall’occupazione del 2013, è stato in questi giorni Il Messaggero, il più venduto quotidiano della capitale, che parla di 250mila euro di introiti derivanti dalle quote versate dagli inquilini ma soprattutto dagli eventi che vengono regolarmente organizzati nella struttura. Il piano interrato ospita infatti una discoteca dove si svolgono rave party, concerti e dj set fino all’alba durante i fine settimana, con ingresso a pagamento. Ci sono inoltre una palestra, un teatro, una birreria artigianale e un ristorante che serve anche vini e piatti di pesce, insomma non proprio una mensa Caritas.

Le testimonianze riportate dalla stampa locale riferiscono dell’esasperazione degli abitanti della zona (siamo in pieno centro), che nei weekand sono costretti a notti insonni scandite dalla musica a tutto volume e da comitive giovanili che scorrazzano in zona fino all’alba. In questo fortino dove tutto è permesso, e che gode dell’assenza di controlli sulla sicurezza e sulle condizioni igienico- sanitarie, si sono svolte iniziative che avrebbero potuto provocare una strage come quella della discoteca di Corinaldo nelle Marche. Sul sito del Messaggero è possibile visionare il video della “Notte Scomoda” che si è tenuta nello stabile occupato proprio nella stessa serata in cui nella località marchigiana si consumava il dramma all'interno del locale "La Lanterna Azzurra". Nelle immagini si vedono centinaia di ragazzi ballare nel seminterrato del palazzo e l’ingresso di alcune motociclette direttamente sulla pista da ballo.

Per rendersi conto del ricco calendario di eventi ospitato nel palazzo che si trova al quartiere Esquilino (pieno centro storico di Roma) basta andare sui canali social di Spin Time Labs. Sulla pagina facebook si pubblicizza il concerto reggae “One Love Hi Powa e Baracca Sound” in programma per oggi dalle ore 20. Venerdì, invece, si sarebbe dovuto tenere “Amen” -  un rave party il cui nome ha destato molta ironia – ma gli organizzatori hanno probabilmente considerato inopportuno dare vita ad una mega festa in discoteca a pochi giorni dal polverone alzato dall’intervento del cardinale  Krajewski. L’attenzione mediatica è stata troppo alta e non potevano escludersi controlli al party abusivo. Fatto sta che così si legge su un post del Spin Time Labs: “A causa dei problemi di distacco di acqua e energia elettrica accorsi a Spin Time Labs e le conseguenti minacce politiche e mediatiche dopo il riallaccio, abbiamo congiuntamente deciso che era più impellente e importante il bisogno di aprire alla cittadinanza le porte dello spazio per festeggiare insieme e far conoscere le sue attività. Pertanto ci vediamo domani e sabato all'Open Day, noi invece vi comunicheremo martedì prossimo luogo e data precisi di dove si svolgerà il nostro tanto discusso Amenrave”. Si è deciso quindi per una due giorni con tanto di “cene sociali” per farsi conoscere dalla cittadinanza. Torna così la retorica dello spazio sociale prezioso per tutta la cittadinanza che ha avuto grande eco su gran parte della stampa.

Tuttavia è ormai diventato un esercizio imbarazzante provare a far credere che la corrente ripristinata serva solo garantire i servizi per qualche centinaio di bisognosi. Sempre il Messaggero ricorda infatti che gli occupanti hanno rifiutato le soluzioni alternative proposte dai servizi sociali del Comune di Roma: scambiare 16.000 metri quadri dentro le mura aureliane con delle case famiglia in periferia non è risultato loro conveniente. A ben vedere, risolvere la condizione abitativa dei 450 occupanti non garantisce l’uso di uno spazio che si sognerebbero migliaia di associazioni e di realtà pubbliche e private che ogni mese fanno i conti con le spese per l’affitto e le utenze.

Bisognerebbe poi aprire un altro lunghissimo capitolo sulle decine di centri sociali romani che godono degli stessi privilegi del Spin Time Labs e un altro capitolo ancora più lungo sulle numerose assegnazioni di case popolari fuori dal bando pubblico per risolvere le cosiddette situazioni di emergenza abitativa, che altro non sono che le occupazioni, con buona pace delle oltre 20mila famiglie che aspettano da anni in graduatoria. Ad ogni modo non serve dire altro per mostrare come siano stati calpestati tutti i principi della legalità e della giustizia sociale. Per questo ci auspichiamo che la carità della Santa Sede vada a beneficio di quelle famiglie in stato di indigenza che la disperazione porta tra le braccia dei movimenti di lotta per la casa e non ad alimentare l’impianto audio, le luci e il bar di un centro sociale.