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Renzi è il nuovo? Macché, è un film già visto

Anche se ha perso le primarie del Pd, il sindaco di Firenze si pone come il futuro ed è diventato punto di riferimento anche per tanti cattolici. Ma il suo è il solito vecchio catto-progressismo che separa le convinzioni private dalle posizioni pubbliche.

Matteo Renzi

Matteo Renzi ha la faccia simpatica e il piglio impertinente. E' lui l'uomo nuovo della politica italiana? Il "vendicatore" capace di far saltare il banco e instaurare una nuova età dell'oro? A giudicare dal risultato delle primarie sembrerebbe di sì e poco importa se in questo giro non ha strappato lo scettro di candidato premier del centrosinistra.

Ha condotto una battaglia praticamente da solo e ha convinto non solo una buona parte degli elettori di Sinistra, ma - cosa rara nel panorama politico italiano - ha imbarcato anche tanti elettori che fino a ieri votavano da tutt'altra parte. Dunque, da una prima lettura si potrebbe anche risolvere il quesito dicendo di sì: con il sindaco di Firenze la politica italiana ha trovato finalmente qualcuno in grado di andare oltre gli steccati delle appartenenze politiche, ideali e ideologiche. Ma la sua sconfitta, decretata dall'ingresso in campo dei voti di Vendola, sta a ricordarci che gli antichi steccati hanno ancora un senso. Per lo meno quando si tratta di votare.

È tutto oro quello che luccica? Probabilmente no, soprattutto se ci si ferma ad analizzare il Renzi pensiero. Anche perché se gran parte della Sinistra non lo ha votato vuol dire che Renzi rappresenta solo in parte una Sinistra. Ma quale? La solita, semplice: quella che la coscienza può andare nel cassetto se si tratta di governare con altri. Per capirlo bisogna analizzare il suo pensiero e chiedersi anzitutto perché molti elettori che mai avevano votato a Sinistra lo hanno scelto. C'è chi sperava di mandare in soffitta i post ed ex comunisti, chi invece è stato convinto dal tema della rottamazione prim'ancora dei dirigenti, degli schemi e dei cliché. Ma in pochi si sono fermati a chiedersi se Renzi sia il candidato giusto per un elettore di provenienza cattolica il quale, alla luce della crisi dei partiti, si trova oggi più esposto di prima alle desolanti condizioni del miglior offerente.

Se il miglior offerente è Renzi, allora bisognerebbe cercare di chiarire che Renzi è né più né meno che il residuato del cattolico di Sinistra che per la ragion di Stato mette da parte quelle che sono le convinzioni della sua fede. Un cattolico adulto post litteram? Non è difficile per la verità affermarlo perché è lui stesso a seguire la scia che già fu di Romano Prodi. A Verona, quando ha lanciato la corsa contro Bersani, Renzi lo ha detto papale papale nella speranza di conquistarsi entrambi gli schieramenti: “Sono cattolico praticante e chi non mi voterà per questo mi farà un piacere. Ma ho il dovere di dire che nell'esercizio delle mie funzioni politiche guarderò alla Costituzione più che a quello che dice la mia fede". Detta così la frase suscitò applausi a pioggia. Come a dire: “Ecco finalmente un cattolico che si impegna per il bene comune e non segue le direttive del Vaticano". Anche di Prodi si disse così e si è visto come la sua esperienza di governo è terminata per la tutela dei valori che stanno alla base dell'agire di un politico cattolico.

Il fatto è che a Renzi non stanno a cuore i principi non negoziabili, punto cardinale della legge naturale, prim'ancora che direttiva promossa dall'allora cardinal Ratzinger e oggi Benedetto XVI. Il Papa non perde occasione per chiedere ai politici di mettere i principi non negoziabili al primo posto. Vale la pena ricordarli, se non altro perché di Renzi sentiremo ancora parlare a lungo e le sue sirene attireranno ancora tanti cattolici in buona fede convinti di aver trovato davvero in lui un salvatore. In ordine di importanza: vita, famiglia, libertà di educazione, libertà religiosa. Tali principi fanno riferimento alla legge naturale che dovrebbe formare l’ordine naturale di ogni società ed essendo “principi” vincolanti e non semplici valori, non sono manipolabili ne interpretabili in modo ambiguo e l’attività politica dovrebbe proprio partire da qui.

È opinione diffusa negli ambienti politici che hanno sostenuto il rottamatore che l'unico principio non negoziabile sia il Vangelo. Troppo facile. È questo un escamotage per cavarsi di impaccio da un problema che la Sinistra cattolica, e molte volte anche quella che trova la sua casa nel centro destra, non è mai riuscita a risolvere in maniera chiara. Forse è anche per questo che il Papa richiama sulla necessità di politici davvero cattolici. Ma come? Non ce ne sono già a sufficienza visto che anche Famiglia Cristiana esalta la fortuna di avere finalmente i cattolici in libera uscita? Non doveva essere questa una risorsa quando la Democrazia Cristiana è crollata e l'elettorato cattolico ha iniziato a sparpagliarsi in mille rivoli, correnti e organizzazioni politiche? Evidentemente, visti i risultati, il Papa sembra dire di no. Diversamente non insisterebbe così tanto sulla non trattabilità di certi temi, che la politica tende invece a relegare al semplice dibattito di coscienza.

Certo è che su questo punto solo pochi vescovi hanno apertamente seguito il Papa, altri preferiscono glissare sulla faccenda. Così facendo Renzi ha potuto fare man bassa anche del voto di tanti cattolici in buona fede che hanno visto in lui una faccia pulita per proporre un cambiamento credibile. Anzi: per tanti di loro non è sembrato nemmeno di aver votato a Sinistra. Fateci caso: Renzi non parla mai delle radici cristiane di un popolo, della tradizione dei padri da portare avanti. E' tutto proiettato sul futuro, su ciò "che ci accomuna", cattolici e non. Anche qui, è un film già visto. E' la stessa dinamica del professore bolognese: Renzi ha una bella famiglia, tanti figli, è presentabile, gioca a calcetto, vive in modo parco e cita La Pira.

Ma questo è il Renzi privato. Quello pubblico è il post democristiano che introdurrebbe le civil partnership per i gay, stando attento a non farsi "pizzicare" nel parlare di matrimoni gay. Ma scavando oltre il camper, oltre il mito kennediano a cui si ispira, le frasi ad effetto da compagno di banco "ganzo" e pulito, spin doctor mediatici, le battute acide nei confronti del "Peppone" di turno e la voglia di rinnovamento in chiave rottamatoria, si sarebbe potuto scorgere tutto l'armamentario tipico della sinistra catto-progressista che ormai è parte integrante della Sinistra Italiana e a volte in molte giunte comunali ne orienta le sorti in una logica continua da compromesso: radicale e massimalista, proprio come sosteneva Augusto del Noce in tempi non sospetti. Se il mercato offre questo come il meglio, allora il “vendicatore" di Virgiliana memoria non è ancora sorto.