• L'INTERVENTO

Responsabili e aperti alla vita con i metodi naturali

I metodi naturali, l’educazione alla fertilità e la percezione del proprio corpo sono molto di più di uno strumento per la procreazione responsabile. Di questo si è discusso nel XIV corso “Regolazione naturale della fertilità” coordinato dalla dottoressa Aurora Saporosi. L’abbiamo intervistata.

La dottoressa Aurora Saporosi

«I metodi naturali non sono mezzi contraccettivi, ma metodi di conoscenza della fertilità e, come tali, non sono rivolti fondamentalmente ad evitare il concepimento». In pieno deserto demografico certificato dall’Istat, le parole della dottoressa Aurora Saporosi, endocrinologa del Centro Studi e Ricerche dell’Università Cattolica, confermano che i metodi naturali, l’educazione alla fertilità e la percezione del proprio corpo sono molto di più di uno strumento per la procreazione responsabile, sono ormai, Infatti, i più efficaci alleati nella lotta alla denatalità. 

Di questo ne è sempre più consapevole la comunità scientifica, e presso il campus di Roma dell’ateneo cattolico, lo scorso 20 maggio si è aperto il XIV corso “Regolazione naturale della fertilità” coordinato dalla dottoressa Saporosi. La Nuova Bq  l’ha intervistata per conoscere la sua attività e lo stato della ricerca in materia. 

Il vostro Centro presso l’Università Cattolica di Roma si occupa della Regolazione Naturale della Fertilità. Oggi che i dati Istat confermano che l’Italia è un Paese dove la natalità e in progressiva discesa, quale contributo può venire dal vostro servizio?

«Anche il ministero della Salute, di fronte alla constatazione di un Paese dove nascono meno bambini a fronte di una popolazione che invecchia, sta finalmente pensando a politiche formative e educative volte alla tutela della fertilità, e ci auguriamo che venga lasciato spazio anche alla proposta dei metodi naturali per una procreazione responsabile. Il nostro servizio si occupa da tempo di promuovere nei giovani e nelle coppie, attraverso l’insegnamento dei moderni metodi naturali per la conoscenza della propria fertilità, in particolare il metodo dell’Ovulazione Billings,  un atteggiamento di responsabilità nei confronti della trasmissione della vita.  I metodi naturali possono essere utilizzati da adolescenti e giovani per una corretta conoscenza di sé in un percorso di educazione all’amore, e dalle coppie per ricercare o distanziare la gravidanza, nel rispetto dei valori che sono in gioco in questo campo, quali il rispetto della persona, l’amore coniugale, il valore della vita nascente e la tutela della salute procreativa. In questo modo è possibile ridurre l’effetto negativo esercitato da stili di vita non corretti, dalle malattie a trasmissione sessuale, da altri fattori negativi sociali e ambientali».

Come funzionano i metodi naturali e quali vantaggi offrirebbero alle persone?

«I metodi naturali consentono di individuare i momenti fertili e non fertili del ciclo della donna attraverso la rilevazione di indicatori di fertilità collegati all’andamento degli ormoni ovarici. Hanno valide basi scientifiche e sono proponibili a tutti, non prevedono costi per il loro utilizzo perché l’insegnamento viene fatto da persone qualificate che offrono generosamente un servizio gratuito presso centri accreditati. Ritengo tuttavia che il vantaggio più grande che deriva dalla scelta del metodo naturale per la regolazione della fertilità, è quello di mettere in atto un particolare dinamismo all’interno della coppia. Innanzitutto, i coniugi prendono coscienza della necessità di assumersi in prima persona la responsabilità di ogni scelta in merito alla procreazione, senza delegarla a mezzi esterni. La coppia, di conseguenza, è stimolata a condividere questa responsabilità, sviluppando una maggiore disponibilità al confronto, al dialogo, all’attenzione e al rispetto reciproco. Questo vale sia per chi sta ricercando la gravidanza, sia per chi si trova nella necessità di doverla distanziare o evitare per valide ragioni».

Perché una coppia che vuole avere figli dovrebbe affidarsi ai metodi naturali? 

«Nel nostro Centro di insegnamento presso l’Università Cattolica, e nella Pastorale della vicinanza, una delle sofferenze con cui oggi veniamo sempre più a contatto è quella dell’infertilità. Le coppie che si rivolgono a noi vengono aiutate in un percorso di consapevolezza, attraverso l’ascolto, il sostegno umano e la consulenza qualificata sul metodo naturale. Aiutare la coppia a individuare l’ovulazione e a mirare i rapporti, a volte è stato sufficiente a ottenere la gravidanza.  A questo proposito è bene segnalare che il metodo Billings, in particolare, è in grado di contribuire all’identificazione precoce di diversi tipi di anomalie del ciclo della donna, collegate a patologie disendocrine e cervico-vaginali, spesso clinicamente asintomatiche, che possono comportare infertilità. In questo modo può aiutare la messa in atto di interventi terapeutici adeguati e tempestivi per la tutela della salute e la fertilità stessa, e svolgere un importante ruolo di prevenzione. Tutto ciò ha una particolare rilevanza socio-sanitaria, soprattutto al giorno d’oggi, in cui la medicina si trova sempre più sollecitata ad affrontare le problematiche connesse alla compromissione della capacità procreativa, e prevenire il ricorso oggi molto diffuso alle tecniche di fecondazione artificiale. Il Centro è inserito all’interno dell’Istituto Scientifico Internazionale Paolo VI, fondazione operante presso il Policlinico Gemelli, struttura dedicata alla diagnosi e cura dell’infertilità».  

I metodi naturali non sono molto diffusi, è un problema di disinformazione?

«Ancora oggi si tende ad avere un atteggiamento pregiudiziale nei confronti della regolazione naturale della fertilità, riguardo alla sua validità e scientificità, identificandola spesso con il metodo del Ritmo o di Ogino Knaus. I moderni Mn non sono sufficientemente valorizzati dalla letteratura scientifica, né segnalati nei percorsi curriculari delle professioni sanitarie, non rivestono interessi di mercato, non hanno dietro alcun businness.  Ma il pregiudizio più importante da sfatare è culturale e riguarda il luogo comune che riduce la regolazione naturale della fertilità a una forma di “contraccezione” ecologica, definita “naturale” perché innocua per la salute - in quanto non altera i ritmi biologici di fertilità -, ed eticamente accettabile.  I metodi naturali non sono mezzi contraccettivi, ma metodi di conoscenza della fertilità e, come tali, non sono rivolti fondamentalmente ad evitare il concepimento. La loro conoscenza porta a sviluppare consapevolezza e apprezzamento per la propria fertilità, e a comprenderne più intimamente il significato e il valore, sia da parte della donna, sia da parte della coppia, che è stimolata a scoprire la dimensione personale della propria fertilità e a confrontarsi con essa. La possibilità di riconoscere, di giorno in giorno la presenza o l’assenza della fertilità consente di attuare con serenità, nella vita coniugale, una procreazione responsabile, come scelta consapevole e libera, secondo le proprie esigenze, di aprirsi all’accoglienza di un figlio, oppure di rinviare o evitare il concepimento, qualora sussistano validi motivi per farlo. A questa forma di libertà, orientata dal retto discernimento (che anche papa Francesco richiama splendidamente anche al punto 222 dell’esortazione Amoris Laetitia), sono dedicati i metodi naturali». 

L’obiezione che più di frequente viene rivolta ai metodi naturali riguarda la loro efficacia.

«Per quanto riguarda il tema dell’efficacia: il metodo  Billings, che è presente in oltre 40 Paesi di tutti i Continenti – è tra i più studiati scientificamente, rispetto ad altri metodi, naturali e non: anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne ha confermato l’efficacia, che è risultata del 98% in chi lo utilizza per distanziare la gravidanza; ma sono noti anche valori più alti in studi eseguiti successivamente in India e in Cina dove la diffusione del metodo Billings ha contribuito anche alla prevenzione dell’aborto procurato, come dimostra la riduzione significativa di circa sette volte dei tassi di aborto volontario, nelle regioni in cui è stato diffuso il metodo. Il recente congresso mondiale del Woomb (World Organization Ovulation Method Billings), che si è tenuto per la prima volta in Europa, a Zagabria lo scorso 12 maggio, ha richiamato questo importante servizio, che lascia alle persone la libertà di interrogarsi sulle motivazioni delle proprie scelte e comportamenti, ma offre anche uno strumento adeguato, il Mn, per attuare il proprio progetto di vita familiare. Non è infrequente assistere nel tempo al cambiamento dell’atteggiamento nei confronti della vita, per cui la coppia che esclude in modo rigoroso la gravidanza, si apre poi alla vita, scegliendo consapevolmente di avere rapporti in giorni riconosciuti potenzialmente fertili. Questo non significa che il metodo sia poco efficace, ma al contrario che lascia sempre alla coppia – protagonista consapevole delle proprie scelte – la libertà di vivere la logica del dono della vita».

Il ruolo del vostro Centro nella informazione e divulgazione di questa realtà?

«Oltre ad essere un Centro di insegnamento del metodo Billings per chiunque desideri apprenderlo personalmente, effettuiamo il coordinamento degli altri centri presenti sul territorio nazionale, manteniamo il collegamento con il Woomb International che ha sede in Australia, e abbiamo insegnamenti curriculari, oltre che  all’università Cattolica, in diversi Atenei Pontifici. Ci occupiamo quindi anche di formazione di personale qualificato per la diffusione e insegnamento dei Mn: presso la nostra università organizziamo uno specifico Corso di aggiornamento e formazione rivolto a tutte le professioni sanitarie, ormai giunto alla 14° edizione».